Brexit, l’agroalimentare italiano tira un sospiro di sollievo

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L'intesa siglata alla vigilia di Natale salva 3,4 miliardi di euro di esportazioni agroalimentari italiane in Gran Bretagna ma le organizzazioni di categoria agricole invitano a vigilare sul rispetto delle regole e a incrementare la promozione delle nostre eccellenze nel Regno Unito per contrastare la concorrenza di prodotti extraeuropei

Evitati i dazi sui nostri prodotti agroalimentari che attraversano la Manica e scongiurata la mancata tutela di Dop e Igp. Ma non è fatto di sole rose l'accordo sulla Brexit raggiunto quasi a tempo scaduto da Regno Unito e Unione europea. Ci sono anche alcune spine. Come ad esempio l'incremento degli adempimenti burocratici per le aziende che esportano e il conseguente aumento dei costi.

L'intesa siglata alla vigilia di Natale salva 3,4 miliardi di euro di esportazioni agroalimentari italiane in Gran Bretagna. "Unico settore del made in Italy cresciuto nel 2020 Oltremanica nonostante la fase recessiva provocata dalla pandemia" sottolinea Coldiretti in una nota.
La Gran Bretagna è la quarta destinazione continentale per i nostri cibi e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti.

 

 

«È stato evitato l'arrivo di dazi e ostacoli amministrativi e doganali alle esportazioni Made in Italy – ha sottolineato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – a preoccupare erano anche i rischi sulla mancata tutela giuridica dei prodotti a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp) che incidono per circa il 30% sul totale dell'export agroalimentare Made in Italy e che, senza protezione europea, rischiavano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione inglesi e da Paesi extracomunitari».

Dopo il vino, che complessivamente ha fatturato nel 2019 sul mercato inglese quasi 771 milioni di euro, spinto dal Prosecco Dop, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna ci sono i derivati del pomodoro, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi e dell'olio d'oliva. Come anche il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano per un valore attorno ai 85 milioni di euro.

Confagricoltura, bene accordo ma costi salgono, urge più promozione

In tema di Brexit il fallimento delle trattative tra Ue e Regno Unito, con il ritorno dei dazi doganali e delle quote, "avrebbe destabilizzato l'interscambio agroalimentare bilaterale che supera i 55 miliardi di euro l'anno". Lo evidenzia dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, nel precisare che

«Dal 1° gennaio 2021, esportare sul mercato britannico sarà comunque più complicato sotto il profilo documentale e dei controlli. Di conseguenza aumenteranno i costi». Questo l'allarme lanciato dal presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti dopo aver giudicato comunque positivo l'accordo raggiunto tra Bruxelles e Londra.

«Tutte le esportazioni dovranno essere accompagnate da una dichiarazione doganale – sottolinea Giansanti – per i vini, spumanti e liquori provenienti dalla Ue scatterà dal 1° luglio 2021 l'introduzione di certificati di importazione che prevedono anche lo svolgimento di un test di laboratorio».

«Secondo le cifre fornite dal governo di Londra – sottolinea Giansanti – le importazioni di merci dalla Ue richiederanno la presentazione di 215milioni di dichiarazioni doganali, circa 600mila al giorno. Gli operatori degli Stati membri dovranno sostenere costi aggiuntivi valutati tra il 4% e il 10%».

«L'organizzazione degli agricoltori britannici (Nfu) – prosegue il presidente di Confagricoltura – ha già segnalato al proprio governo il rischio di blocchi e rallentamenti del traffico alle frontiere a causa dei nuovi adempimenti. Infine, è da mettere in preventivo un aumento della concorrenza ai nostri prodotti per gli accordi commerciali bilaterali che il Regno Unito, a seguito del recesso dalla Ue, sottoscriverà con i Paesi terzi. Un'intesa è già stata perfezionata con il Canada e le trattative sono in corso con gli Stati Uniti».

«Dobbiamo perciò rafforzare le iniziative promozionali a favore dei nostri prodotti sul mercato del Regno Unito – conclude Giansanti – e trovare nuovi canali di sbocco per il Made in Italy agroalimentare. Chiediamo al nostro governo di avviare rapidamente una riflessione sulle proposte, presentate dalla Commissione Ue, per la ripartizione tra gli Stati membri della riserva di 5 miliardi di euro decisa dal Consiglio europeo, allo scopo di limitare l'impatto economico del recesso del Regno Unito».

brexitFiliera Italia e Cia: bene, ma occhio al rispetto delle regole

«Alla fine ha prevalso il buon senso e sono stati superati gli ultimi ostacoli relativi a pesca e ad aiuti di Stato che non avrebbero certo giustificato un "no deal" dagli effetti disastrosi per entrambe le parti». Così Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia commenta l'accordo sull'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. Ma non manca di sottolineare una possibile criticità.

«Servirà particolare attenzione nel caso in cui il Regno Unito decidesse di chiudere accordi bilaterali con Paesi come gli Stati Uniti – avverte Scordamaglia – dobbiamo essere certi che quel Paese non diventi un punto di ingresso per prodotti di italian sounding e non a norma europea principio che l'accordo di partenariato vieterebbe ma come spesso accade il diavolo si nasconde nei dettagli».

Sulla stessa linea il commento di Cia Agricoltori italiani che invita a "una stretta sorveglianza sul cosiddetto level playing field (la parità di condizioni sulla concorrenza), per fare in modo che Londra possa sì discostarsi dalla regolamentazione europea, ma senza il rischio di una concorrenza sleale alle aziende europee in merito agli aiuti di Stato e alle normative in campo fitosanitario e ambientale".

Assolatte, potremo contare ancora su un mercato importante

«Eravamo molto preoccupati per un'ipotesi di hard Brexit, che avrebbe portato con sé dazi e quote per l'export – ha detto il presidente di Assolatte Paolo Zanetti –. Vedremo ora nel dettaglio i contenuti dell'accordo e il capitolo dedicato alla tutela delle nostre Dop, ma il solo fatto di aver messo la parola fine a un confronto durato tanti mesi è di per sé un ottimo risultato. Grazie all'accordo raggiunto le imprese nazionali potranno continuare a contare su un importante mercato di sbocco per le eccellenze casearie italiane che non ha ceduto neanche in questo 2020. Nonostante la pandemia, infatti, il trend dell'export è addirittura in leggera crescita (+0,7%)».

Brexit, l’agroalimentare italiano tira un sospiro di sollievo - Ultima modifica: 2020-12-24T18:56:39+01:00 da Simone Martarello

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