Caccia agli animali selvatici in città, ecco come funzionerà

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Per partecipare alle battute in città servirà licenza di caccia e la frequentazione di un corso ad hoc. Per autorizzare le doppiette peserà anche il parere dell'Ispra

Gli animali selvatici, principalmente i cinghiali, ma non solo, potranno essere cacciati in città a tutela della pubblica incolumità e della sicurezza stradale e poi anche mangiati, dopo le analisi igienico-sanitarie. Lo stabilisce un emendamento alla Legge di bilancio proposto da Fratelli d'Italia sul quale si è accesa un'aspra discussione tra maggioranza e opposizione. Dure le proteste dei Verdi, pronti a fare un esposto in Europa, del Wwf e di altre sigle animaliste. Si tratta di un provvedimento che dovrebbe aiutare il mondo agricolo, perché andrà comunque a ridurre la popolazione di ungulati che tanti danni provocano nelle campagne.

Il testo dell'emendamento

Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano - recita l'emendamento - per la tutela della biodiversità, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali e ittiche e per la tutela della pubblica incolumità e della sicurezza stradale, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, anche nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto. Qualora i metodi di controllo impiegati si rivelino inefficaci, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare, sentito l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), piani di controllo numerico mediante abbattimento o cattura. Le attività di controllo di cui al presente comma non costituiscono attività venatoria.

Necessaria la licenza di caccia

I piani sono attuati dai cacciatori iscritti negli ambiti territoriali di caccia o nei comprensori alpini delle aree interessate, previa frequenza di corsi di formazione autorizzati dagli organi competenti a livello regionale o della provincia autonoma e sono coordinati dagli agenti dei corpi di polizia regionale o provinciale. Le autorità deputate al coordinamento dei piani possono avvalersi dei proprietari o dei conduttori dei fondi nei quali si attuano i piani, purché muniti di licenza per l'esercizio venatorio e previa frequenza dei corsi di formazione autorizzati dagli organi competenti. Possono altresì avvalersi delle guardie venatorie, degli agenti dei corpi di polizia locale, con l'eventuale supporto, in termini tecnici e di coordinamento, del personale del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dell'Arma dei carabinieri. Gli animali abbattuti durante le attività di controllo sono sottoposti ad analisi igienico-sanitarie e in caso negativo sono destinati al consumo alimentare.

Approvazione unanime dalle associazioni agricole

«Non possiamo girarci dall'altra parte, spendendo ogni anno più di 100 milioni euro per i danni arrecati dal sovraffollamento della specie – ha commentato il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida –. Non è attività venatoria, viene organizzata dalle Regioni insieme alle istituzioni del governo come l'Ispra, l'Istituto per la protezione della fauna selvatica».

La novità non dispiace alle Regioni, soprattutto quelle a guida centrodestra. «Ben vengano provvedimenti che contrastino il pericoloso e incontrollato proliferare della fauna selvatica», dice Federico Caner, assessore all'Agricoltura del Veneto e coordinatore della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni. Approva Coldiretti: "In Italia ci sono 2,3 milioni di cinghiali, uno ogni 26 abitanti", ma anche Cia-Agricoltori Italiani, Copagri, Confagricoltura, Alleanza Cooperative Agroalimentari, tutti accomunati dall'interesse alla difesa dei raccolti.

Caccia agli animali selvatici in città, ecco come funzionerà - Ultima modifica: 2022-12-22T20:05:50+01:00 da Terra e Vita

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