Campania, è nato il distretto della castagna. Promette investimenti e posti di lavoro

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Intervista al neopresidente Antonio De Cristofaro che spiega il piano triennale che prevede: manutenzione straordinaria dei castagneti, implementazione di tecniche di agricoltura di precisione, sistemi di irrigazione, formazione e ricerca, valorizzazione e promozione del prodotto sui mercati

Mettere insieme il comparto castanicolo campano, costituito da areali diversi ma con un problema comune: riprendersi le quote di mercato, in Italia e soprattutto all’estero, perdute a seguito del calo di produzione causato dal cinipide galligeno del castagno.

È stata proprio questa spinta alla ripresa, sull’onda dei buoni risultati che si stanno

Antonio De Cristofaro all'interno di un castagneto (Foto: Consorzio tutela Castagna Roscetta della Valle Roveto Igp)

ottenendo con i rilasci dell’insetto parassitoide Torymus sinensis, ad aver unito la filiera castanicola campana nel neocostituito Distretto della Castagna e del Marrone della Campania. E che non si tratti di una unione formale, ma votata all’innovazione lo dimostra il fatto che il distretto ha messo insieme produttori di castagne, trasformatori e accademici. Tanto è vero che a presiederlo è stato chiamato il professor Antonio De Cristofaro, ordinario di Entomologia agraria e di Apicoltura presso il Dipartimento di Agricoltura, Ambiente e Alimenti dell’Università del Molise.

Lo affiancano i vicepresidenti Vincenzo Di Maio di Avellino e Franco Di Pippo di Roccamonfina, mentre il direttore è Roberto Mazzei. Del consiglio di amministrazione fanno parte Angelo Amore di Roccamonfina, Maurizio Grimaldi di Montella, Ivan Tabano di Roccadaspide, Giuseppe Russo di Fisciano, Sabatino Ingino di Serino, Abele De Luca di Serino, Davide Della Porta di Ospedaletto d’Alpinolo, Massimo Oricchio della cooperativa agricola del Cilento di Cuccaro Vetere.

La castanicoltura campana e il Distretto

«La castanicoltura campana è fra le più importanti in Italia, insieme con quelle del Piemonte e della Toscana. Essa è distribuita fra gli areali di Montella (Av), Serino (Av), Mercogliano (Av), Roccadaspide (Sa) e Roccamonfina (Ce). Vanta già l’Igp Castagna di Montella, l’Igp Marrone di Roccadaspide, l’Igp Marrone di Serino/Castagna di Serino e a breve potrà annoverare anche l’Igp Castagna di Roccamonfina. Offre castagne e marroni di eccellente qualità e un’ampia gamma di prodotti trasformati.

Ma è costituita in gran parte da castagneti tradizionali, derivanti dalla sostituzione di castagni da legno con castagni da frutto. Ha sofferto molto per i gravi danni fitosanitari ed economici causati dal cinipide galligeno del castagno, parassita molto pericoloso non eradicabile ma adesso gestibile con buoni esiti mediante il controllo biologico».

Ebbene, proprio per dare una svolta innovativa al comparto, è stato costituito il Distretto della Castagna e del Marrone della Campania, con un piano di interventi molto ambizioso sull’intera filiera, finalizzato a investimenti da 200 milioni di euro e alla creazione di 5.000 posti di lavoro. Il progetto del Distretto prevede interventi di manutenzione straordinaria ai castagneti, di ingegneria naturalistica, implementazione di tecniche di agricoltura di precisione, sistemi di irrigazione, attività di formazione e ricerca, attività di valorizzazione e promozione del prodotto sui mercati internazionali.

Gli obiettivi immediati del Distretto

«Per il momento, tuttavia, il Distretto ha partecipato al primo bando nazionale dei “Distretti del Cibo” promosso dal Mipaaf presentando un progetto di 22 milioni di euro – illustra De Cristofaro –. Dopo aver superato la prima griglia di selezione con esito positivo, ha da poco ottenuto l’approvazione di un primo stanziamento di 2,5 milioni di euro. Il Distretto punta in primo luogo sia al risanamento o alla riconversione di castagneti vetusti sia alla realizzazione di nuovi castagneti intensivi, con sesti regolari e varietà autoctone, senza però escludere varietà non campane ma adattabili ai territori della Campania.

Ma, poiché è un distretto di filiera, intende promuovere e valorizzare sia le castagne e i marroni per consumo fresco sia tutti i derivati proposti da industrie di trasformazione campane più o meno grandi: la farina di castagna per l’industria dolciaria, che è ad alto contenuto in carboidrati, le “castagne del prete”, tipica produzione campana, le castagne secche, i nostri marron glacé, le creme spalmabili di castagna, la birra di castagna, le castagne al rhum e così via».

Campania, è nato il distretto della castagna. Promette investimenti e posti di lavoro - Ultima modifica: 2021-04-07T23:50:00+02:00 da Redazione Terra e Vita

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