«Ci auguriamo che il 2018 porti una nuova politica agricola nazionale»

politica agricola
Angelo Frascarelli
Il prof Angelo Frascarelli fa un bilancio dell'anno appena trascorso e per il nuovo anno chiede meno leggi, meno comunicati stampa, più concretezza e più efficienza delle Istituzioni nazionali e regionali.

Il 2018 sarà un anno ricco di cambiamenti sul fronte della politica agricola.

A livello europeo, ci sono le novità del Regolamento Omnibus, il dibattito su budget agricolo e Pac post 2020, il nuovo regolamento sull’agricoltura biologica e il regolamento sul funzionamento delle filiere.

A livello nazionale, la riforma di Agea, gli altri decreti del “Collegato agricolo”, l’etichettatura obbligatoria dell’origine del grano duro nella pasta, del riso e del pomodoro, ma soprattutto le elezioni politiche e probabilmente un nuovo ministro dell’agricoltura.

Come ogni inizio, ci si augura un miglioramento rispetto al passato, anche e soprattutto per il nostro settore agricolo. La politica agricola può generare molti fatti positivi in questo nuovo anno.

In primo luogo, l’applicazione del Regolamento Omnibus in Italia permetterà di riscrivere l’applicazione nazionale della Pac, con una normativa più semplice e gestibile: semplificare la definizione di agricoltore attivo, rivedere le norme sul greening e sui pascoli, ridurre le misure del sostegno accoppiato, semplificare i Psr, applicare i vantaggi della nuova Ocm. Poi l’Italia dovrà partecipare attivamente alla scrittura della nuova Pac post 2020. Finora le Istituzioni italiane (Ministero, Regioni, Università) non hanno prodotto alcuna proposta, se non un asettico documento del Ministero.

In secondo luogo, la politica agricola nazionale dovrà migliorare le normative e far funzionare meglio la pubblica amministrazione. La burocrazia agricola è un’emergenza nazionale.

Su questo punto, negli ultimi due mesi abbiamo visto l’ennesimo peggioramento. La vicenda dell’antimafia a carico degli agricoltori è l’ennesima dimostrazione di una schiera di politici dal nome “Ponzio Pilato” (dal Movimento 5Stelle, al centrodestra, al centrosinistra) che, per lavarsi le mani del contrasto alla mafia, chiedono il certificato antimafia a tutti gli agricoltori.

I casi di gestione mafiosa dei finanziamenti europei impongono di intervenire, ma si risolvono con più controlli, non con più certificati. La mafia va combattuta coi fatti. Si fanno le leggi senza studiarne l’impatto. Immaginate che un agricoltore terremotato di Macerata deve dimostrare di non essere mafioso!

Tutti gli agricoltori onesti d’Italia subiranno ritardi nei pagamenti.

Il primo obiettivo della politica agricola nazionale deve essere di produrre meno normative e rendere efficiente la pubblica amministrazione, nominando dirigenti capaci, creando procedure snelle ed efficaci. Basti pensare alla vicenda delle assicurazioni agevolate: siamo nel 2018, ma Ministero e Agea non sono in grado di completare i pagamenti del 2015. Il Ministero e Agea sono pieni di soldi (1,6 miliardi di € per le assicurazioni agevolate) e gli agricoltori sono pieni di debiti. In questi anni, la politica agricola italiana ha indovinato alcune scelte strategiche, soprattutto il tema del cibo e della distintività del made in Italy. Ma è troppo poco.

Troppo poco è stato fatto sulle filiere (le filiere non si promuovono per decreto!), sull’innovazione in agricoltura, sulle infrastrutture irrigue, ma soprattutto abbiamo peggiorato sull’efficienza della pubblica amministrazione, sia a livello nazionale che regionale. La responsabilità è di tutti.

I parlamentari producono leggi complicate, spesso inapplicabili. Il Ministero e la Conferenza Stato Regioni sono lenti e complicano ulteriormente le normative. Il Ministero, Agea e le Regioni non brillano per efficienza.

Il 2018 ci offre una grande opportunità: avremo un nuovo Parlamento, un nuovo governo e un nuovo ministro, che potranno generare una fase di cambiamento. Auguriamoci che l’anno nuovo ci porti una politica agricola nazionale con meno leggi, meno comunicati stampa, più concretezza e più efficienza delle Istituzioni nazionali e regionali.

 

 

di Angelo Frascarelli

Università di Perugia

angelo.frascarelli@unipg.it

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