Commodity agricole, nel 2021 regneranno volatilità e incertezza

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Tendenza rialzista per i prezzi dei cereali, ma in generale sui mercati prevale la volatilità dovuta a molteplici fattori: guerre commerciali, clima, pandemia da Covid-19, tassi di cambio tra monete e politiche pubbliche

Quale sarà l'andamento dei prezzi di latte, frumento tenero, frumento duro, mais, soia e zucchero nel 2021? La tendenza sarà rialzista o ribassista? Impossibile dirlo con certezza, ma di sicuro i mercati delle commodity agricole saranno caratterizzati da grande volatilità e incertezza. Troppe le variabili e le incognite nell'equazione da risolvere per compilare i listini. Dalle conseguenze della pandemia da Covid-19 sui consumi alimentari alle tensioni commerciali tra Usa e Cina. E poi la Brexit, i cambi delle valute, gli incentivi allo stoccaggio privato (soprattutto per il latte) e il clima.

Nonostante tutto una fotografia abbastanza nitida del mercato che verrà l'ha scattata la decima edizione di Commodity agricole. La presentazione degli scenari di mercato organizzata da Unione italiana food e Areté. Nel complesso, tutto il comparto dei cereali sta attraversando una fase rialzista. Sia per gli acquisti della Cina, sia per la riduzione degli stock.

1. Quadro generale

Nel 2020, in un contesto macroeconomico sconvolto dall’emergenza Covid-19, gli impatti sulla domanda e sull’offerta di commodity agricole hanno alimentato la già sostenuta volatilità dei prezzi.

La prima parte dell’anno ha visto come protagonista la domanda. Da un lato con il crollo dei prezzi delle materie prime legate agli energetici (oli vegetali, mais, zucchero) e dipendenti dal settore horeca e dell’intrattenimento (latte e derivati, cacao); dall’altro con gli aumenti dei prezzi delle materie prime esposte direttamente o indirettamente allo stoccaggio casalingo (uova, frumento).

In questa seconda parte dell’anno invece, con il graduale allentamento delle misure di contenimento dell’emergenza, con la ripartenza della domanda dei grandi paesi importatori e con l’implementazione di molteplici politiche pubbliche, molti mercati hanno dovuto fare i conti con un’offerta non più adeguata al contesto.

Il comparto semi e oli vegetali, tra giugno e ottobre, è tornato ai livelli di prezzo di inizio anno, in alcuni casi superandoli. Produzioni limitate dalla carenza di manodopera straniera e condizioni meteo avverse, hanno portato gli stock dei principali paesi produttori a livelli non sufficienti ad assorbire il ritorno della domanda cinese e indiana.

Una riflessione interessante è offerta anche dall’analisi delle molteplici politiche pubbliche, implementate per influenzare i prezzi o per garantire l’approvvigionamento interno. Gli incentivi allo stoccaggio privato della Commissione europea di burro, polveri e formaggio, hanno contribuito a risollevare il mercato di latte e derivati dai minimi toccati tra aprile e maggio. I futuri acquisti di nocciole e di uva passa annunciati dal Tmo turco e di mandorle di Usda hanno mantenuto elevati i prezzi delle nocciole turche e dell’uva passa e limitato il tracollo dei prezzi della mandorla.

Volatilità rialzista trasmessa ai prezzi anche da politiche su export e import, come i limiti all’export di seme di girasole russo, la riduzione del dazio di importazione di lenticchie in India, e l’accordo commerciale tra Usa e Cina che ha impattato soprattutto sulla soia e sui suoi derivati. Infine, da segnalare, le politiche di sostegno ai prezzi minimi garantiti agli agricoltori, come il “Living Income Differential” sulla fava di cacao in Costa D’Avorio e Ghana che, per buona parte dell’anno, ha portato a rialzi su massa, burro e polvere di cacao.

2. Mais, produzione e prezzi in rialzo


Stanno arrivando i principali raccolti (Stati Uniti, Ucraina, Ue), mentre sono in corso le semine in Sudamerica (Brasile). La campagna 19/20 è in deficit per 7 milioni di tonnellate. Lo stock utilizzo è calato per il terzo anno consecutivo. La campagna 2020/21 segna un recupero della produzione che si attesta a 42 milioni di tonnellate. Quindi, nonostante la riduzione per il quarto anno degli stock, c'è stato un surplus di produzione. Tra i Paesi produttori continua a crescere di importanza il Brasile, anche se gli Usa restano in testa per volumi di export.

Per la campagna 2020/21 gli stock negli Stati Uniti, già abbondanti, sono previsti in leggero rialzo. La produzione del Brasile è prevista in aumento. Anche in Argentina gli stock aumenteranno.

In Europa si prevede un bilancio stabile tra produzione e scorte rispetto allo scorso anno. In Ucraina, gli stock restano bassi e le stime non sono positive (raccolto oltre il 40% della produzione 2020).

Per quanto riguarda i prezzi, ci sono state tensioni nella campagna scorsa. Oggi c'è un forte segnale di cambio di rotta con listini in aumento. La risalita è cominciata ad agosto con le grandinate in Iowa, che hanno costretto a rivedere al ribasso la produzione Usa e un alleggerimento degli stock. Già oggi i prezzi medi sono del 5,4% più alti rispetto alla campagna 2019/20 mentre i correnti sono quasi del 15% più alti (Borsa di Chicago).

Su Bologna questi effetti rialzisti si vedono meno in quanto è un mercato fisico e non finanziario, poi le quotazioni sono settimanali e non giornaliere.

3. Grano tenero, i mercati speculano


Stock in calo ma ancora alti rispetto alla media. La produzione dello scorso anno è stata vicina ai minimi storici principalmente per la riduzione delle superfici. Tra i principali importatori la Cina sale dal nono al terzo posto, la Turchia è scesa dal secondo al quarto. La Russia ha realizzato il suo secondo raccolto più alto di sempre.

In Europa dopo l'aumento produttivo della scorsa campagna quest'anno c'è stato un calo della stessa quantità. Quindi se nella scorsa campagna l'Ue ha giocato un ruolo importante come esportatore, quest'anno, complice anche un euro più forte rispetto al dollaro, la competitività si è ridotta (-30% rispetto al 2019). C'è un canale aperto abbastanza inedito Francia-Cina che sta mantenendo vivo l'export Ue. Raccolto e stock in calo anche in Ucraina.

Il raccolto australiano, appena cominciato, si prevede in grande rialzo dopo anni di siccità che ha condizionato i volumi (previsione di 13 milioni di tonnellate). Volumi in rialzo anche in Cina, che detiene il 51% degli stock globali.

Per il 2020/21 si prevedono prezzi in rialzo, secondo un trend iniziato da metà agosto. Anche perché si stanno riducendo gli stock soprattutto nei Paesi principali esportatori. In Russia le semine sono completate per il frumento invernale (70% del totale produttivo). Si stima un 10% di superficie in meno rispetto allo scorso anno e si parla di stime produttive di 76 milioni di tonnellate rispetto ai soliti 85. Sul mercato finanziario europeo il frumento tenero ha registrato un aumento di prezzo di circa il 30% rispetto ai minimi della scorsa campagna.

4. Grano duro, volumi in calo e valori in alto


Situazione meno agitata rispetto al tenero, anche perché gli elementi di tensione sono già in parte comparsi nella campagna 2019/20, portando a un rialzo delle quotazioni. Quella 2019/20 è stata una campagna di deficit produttivo (-3,4 milioni di tonnellate), e ha portato a una riduzione degli stock. Già nella scorsa campagna si cominciava a intuire che le scorte sarebbero calate. La campagna 2020/21 si apre con stock in calo rispetto alla campagna precedente e, nonostante una marginale ripresa delle produzioni mondiali, sarà ancora una campagna di deficit produttivo, la seconda di fila.

Il prezzo del prodotto nazionale è ai livelli più alti dal 2015. Da qui in avanti andranno seguiti con attenzione sia le semine in nell’area del Mediterraneo che, più avanti, quelle in Nord America, così come fattori climatici oltre agli spread di prezzo con le altre commodity del comparto cereali. Senza togliere importanza all’andamento del dollaro americano sia rispetto a quello canadese che all’euro.

La campagna 2020/21 è iniziata con scorte in calo. L'ultimo raccolto in Europa è calato a 7,3 milioni di tonnellate, quindi c'è esigenza di importare. Per quanto riguarda le intenzioni di semina in Europa il frumento tenero sembrerebbe essere preferito ad altre colture per la premialità che offre.

5. Soia, i consumi spingono i listini

La campagna 2019/20 si è chiusa in deficit con produzioni in calo e nei principali Paesi produttori e consumi a livelli record. (Prodotte 336 milioni di tonnellate e consumati 354 milioni di t) Livello di approvvigionamento sensibilmente peggiorato a 94 milioni di tonnellate. La nuova campagna vede un rimbalzo produttivo a livello mondiale (prevista a 364 milioni di t) secondo le previsioni Usda. Ma sono previsti in ulteriore crescita anche i consumi, che eroderanno ancora gli stock portandoli a 88 milioni di t. Aumenterà in particolare la domanda cinese.

I prezzi Cbot di settembre (Borsa di Chicago) sono più alti dei prezzi di apertura delle ultime sette campagne. I prezzi Cbot a metà ottobre sono i più alti degli ultimi tre anni e mezzo (+30% rispetto a marzo 2020). La prima quotazione di Bologna è stata in calo rispetto alle ultime quotazioni della campagna precedente, ma con trend di aumento nel corso del primo mese. Si prevede un seme di soia statunitense molto richiesto sul mercato che dovrebbe quasi dimezzare gli stock statunitensi.

6. Latte, la produzione non si ferma


Il settore zootecnico è stato uno dei più colpiti dalla pandemia di Covid-19. Tra l'altro, il lockdown e la chiusura del canale Horeca sono arrivati nel momento di maggior produzione delle stalle e questo ha provocato non poche tensioni sui prezzi della materia prima. Nonostante ciò il 2020 si chiuderà con un aumento sostenuto della produzione a livello mondiale (+1,6%) e nell'Ue (+1,3%). Produzione in crescita anche in Usa, India e Nuova Zelanda.

Tra l'altro in Europa le consegne di latte hanno toccato punte del +1,8% rispetto al 2019 proprio a marzo, quando l'emergenza Covid entrava nel vivo. Nel 2021 si prevede un'ulteriore crescita della produzione nei 27 Stati dell'Unione (+0,79%), dovuta a maggiori rese che compenseranno il calo dei capi (-0,79%).

Anche il latte scremato in polvere ha visto nel 2020 un record produttivo facendo segnare l'aumento più sostenuto dal 2015, mentre i consumi sono calati. Non accadeva dal 2016. Queste dinamiche hanno fatto aumentare l'autosufficienza del Vecchio Continente dal 183 al 206%. Ci sono da considerare anche le 18.300 tonnellate di stoccati nei magazzini di Bruxelles che prima o poi saranno immesse sul mercato con ovvi effetti sui prezzi. La Cina, maggior importatore mondiale, ha rallentato gli acquisti (-6,98), a fronte di un calo dei consumi (-5,31%).

Anche la produzione di latte intero in polvere a livello globale è cresciuta (+3,45%), quasi del tutto assorbita dall'aumento dei consumi (+3,3%). Nell'Ue per il 2021 si prevede una produzione stabile con calo dell'export.

 

Commodity agricole, nel 2021 regneranno volatilità e incertezza - Ultima modifica: 2020-10-20T18:06:58+02:00 da Simone Martarello

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