Def, agricoltura al centro delle scelte economiche del Paese

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Nel documento di economia e finanza approvato dal Consiglio dei ministri una pagina dedicata all’agricoltura. Ribadita la volontà di puntare sulle filiere made in Italy, sul rispetto dei diritti dei lavoratori con la piena applicazione della norma di contrasto al caporalato, sulla biodiversità e l'agricoltura digitale

Le linee programmatiche per il settore agricolo contenute nel Documento di economia e finanza 2019 approvato dal Consiglio dei ministri del 30 settembre 2019 contengono anche una pagina dedicata all’agricoltura. Le linee programmatiche relative al turismo sono formulate in maniera distinta in un altro capitolo per tener conto, come riportato nello stesso documento del ministero dell’Economia, che da settembre 2019 le competenze in tale materia sono passate al ministero dei Beni culturali.

L'elenco delle priorità

Tra gli obiettivi agricoli con carattere prioritario viene indicato l’impegno di rimettere l’agricoltura e l’agroalimentare al centro delle scelte economiche e sociali del Paese. Per raggiungere tale obiettivo gli strumenti che si intendono utilizzare sono diversi: semplificazione del rapporto tra istituzioni e imprese, potenziamento degli investimenti nelle filiere made in Italy e rispetto dei diritti dei lavoratori agricoli con la piena applicazione della norma di contrasto al caporalato, in modo da fronteggiare la concorrenza sleale a danno delle imprese che operano nella legalità.

Biodiversità e paesaggio

Il documento di programmazione prosegue precisando che si intende, inoltre, valorizzare il patrimonio di biodiversità che caratterizza l’agricoltura italiana, tutelare il paesaggio e ridurre il consumo del suolo. In quest'ottica occorre valorizzare il ruolo attivo che il settore primario può svolgere nello sviluppo dell’economia circolare e nel contrasto ai cambiamenti climatici. Occorre pertanto potenziare gli strumenti di investimento e le risorse dedicate alle infrastrutture irrigue, alla prevenzione del dissesto idrogeologico a partire dalle aree rurali, allo sviluppo della ricerca sulle colture tradizionali del modello produttivo nazionale, all’incentivo dell’agricoltura di precisione. Sono componenti essenziali per rafforzare i tratti distintivi dell’agricoltura italiana e potenziare la sua sostenibilità sociale, ambientale ed economica.

La ministra Teresa Bellanova

Attenzione al negoziato sulla nuova Pac

Nel negoziato in corso per la nuova programmazione della Pac si intende lavorare per stabilizzare le risorse indirizzate al settore, tutelare il reddito delle imprese, valorizzare le caratteristiche delle produzioni italiane, sostenere di più e meglio le imprese condotte da giovani e donne.

Le filiere al centro dello sviluppo agricolo

Sul fronte nazionale si intende accompagnare lo sviluppo delle filiere e il rafforzamento dei rapporti tra agricoltori, allevatori, trasformatori e distribuzione, sia attraverso il sostegno ai contratti di filiera e di distretto, sia mediante una rapida attuazione della Direttiva europea di contrasto alle pratiche sleali nel settore agroalimentare. Filiere più forti, più organizzate, consentono di affrontare meglio il mercato e fronteggiare momenti di crisi. È necessario investire in innovazione, benessere animale e ricerca, in particolare nel settore zootecnico, e puntare al rafforzamento del sistema fitosanitario.

Favorire l'aggregazione

Allo stesso tempo il documento enuncia la volontà del Governo di incrementare l’aggregazione nel settore, attraverso le organizzazioni di produttori, le associazioni delle organizzazioni di produttori e le organizzazioni interprofessionali, per garantire un percorso trasparente di formazione dei prezzi e di tracciabilità dei prodotti.

Il nostro Paese, infatti, è un punto di riferimento anche per le produzioni biologiche, per le quali si intende potenziare l’azione nazionale, anche attraverso una maggior diffusione delle mense scolastiche biologiche certificate.

Infine, in campo forestale, il Governo intende portare avanti la Strategia forestale nazionale, in coerenza con la prospettiva europea di sviluppo sostenibile applicata al settore boschivo.

Bellanova: «Segnale importante per il settore»

«Con l'aggiornamento al Def approvato dal consiglio dei ministri è arrivato un primo segnale importante per rimettere al centro dell'agenda politica il settore agricolo e alimentare - ha commentato la ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova - abbiamo infatti condiviso l'impegno per un collegato alla manovra di bilancio dedicato all'agricoltura. Una vera e propria legge con molte deleghe per immaginare il futuro del settore e rispondere da subito a temi concreti per semplificare la vita alle imprese».

Def, agricoltura al centro delle scelte economiche del Paese - Ultima modifica: 2019-10-01T15:44:42+00:00 da Simone Martarello

2 Commenti

  1. Come si vede che siete solamente filogovernativi, un ministro che ha esordito aprendo a OGM e CETA non è certamente per il mondo agricolo e gli agricoltori che sono in una crisi paurosa tra prezzi ai limiti della soppravvivenza e barriere che si vogliono instaurare contro i nostri ineguagliabili prodotti e esattamente quello che vuole l’EU porte aperte a tutto in modo da distruggere completamente la nostra agricoltura altro che parole e intenti del governo

    • Gentilissimo Dario, Terra e vita è sicuramente filo-agricoltura. Quindi filogovernativa solo quando il Governo agisce con politiche coerenti con lo sviluppo del nostro sistema primario. Lei parla di aperture a Ogm, ma il nostro Paese non è affatto chiuso all’importazione di alimenti e soprattutto di mangimi ogm, mentre non ne può coltivare. Quindi, parlando di coerenza, bene ha fatto il ministro al suo insediamento a lanciare un sasso nello stagno di un tema che da ormai 20 anni penalizza la competitività di molte nostre colture. Anche se poi, vista la scarsa popolarità, il tema è sparito dalle successive dichiarazioni e anche nel def, come può leggere nell’articolo che commenta, non c’è traccia nemmeno del tema dei necessari investimenti per il miglioramento della genetica delle nostre colture, almeno in chiave anti-climate change. Invece riguardo alle aperture al Ceta, non si può contemporaneamente screditare gli accordi internazionali di libero scambio e poi scoprire invece che il male peggiore per la nostra agricoltura deriva, all’opposto, da chiusure commerciali come quelle dell’embargo russo o peggio degli inauditi dazi stabiliti proprio oggi dall’amministrazione Trump (in teoria un nostro alleato). La realtà è che la nostra agricoltura – e non solo – campa di export proprio perchè i nostri prodotti, in questa fase storica (non è sempre andata così) sono ritenuti di qualità in tutto il mondo (mentre il mercato interno non gode affatto di buona salute). e che qualsiasi sforzo diplomatico consenta di esportare questa qualità gioca in favore della nostra agricoltura. Poi gli imprenditori agricoli devono essere anche in grado di difendere il contributo decisivo che danno a questo valore, ma si tratta di tutto un altro argomento, e non si può sperare che sia questo o quel ministro a convincerli a cambiare atteggiamento per conquistare capacità di negoziazione sui mercati

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