Il presidente di Confagricoltura fa il punto sulle tematiche portanti dell'attuale dibattito politico agricolo: «Il Recovery Plan dovrà puntare su filiere e innovazione digitale. Da sostenere con corposi investimenti»

Il momento è delicato. A dettare l’agenda è sempre l’emergenza sanitaria ed economica. L’urgenza di ripartire, il Recovery da trasmettere a Bruxelles, le prospettive di rilancio, la nuova Pac. L’agricoltura chiede fiducia, coraggio e sostegno. Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti traccia una visione d’insieme sulle tematiche portanti dell'attuale dibattito politico agricolo.

La presentazione del Recovery Plan a Bruxelles è in dirittura di arrivo, secondo lei quali sono le tre principali misure utili agli agricoltori realizzabili nel medio periodo?

Come prima azione dobbiamo rilanciare e dare priorità alle filiere agricole e in particolare a quelle più rappresentative, a maggior valore aggiunto, in grado cioè di dare quel vantaggio competitivo a tutte le imprese che operano su scala globale. Dobbiamo lavorare per rafforzare le filiere che stanno sui mercati internazionali.

 

 

La seconda azione è accrescere la competitività delle imprese attraverso un ambizioso piano di investimenti. Su questo punto il tema dell’agricoltura 4.0 è fondamentale, anche per il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare. Ancora oggi in Italia non produciamo tutto quello che mangiamo perciò dobbiamo necessariamente puntare su un aumento produttivo. La competitività delle imprese passa anche attraverso la capacità di creare economie di scala. Questo significa lavorare nel progetto filiere mediante sistemi che favoriscano sia lo sviluppo della logistica sia l’ammodernamento delle infrastrutture. Per essere più presenti sui mercati esteri devono essere potenziati porti, aeroporti e alta velocità.

Poi c’è il grande tema dell’innovazione digitale che dobbiamo raggiungere. Negli Stati Uniti già da diversi anni hanno il 5G, da noi manca ancora un grande progetto infrastrutturale digitale. Dobbiamo mappare il nostro Paese e dare segnale ai territori se vogliamo permettere che l’Italia dell’agroalimentare cresca.

La terza priorità è la transizione energetica. L’agricoltura può dare il proprio contributo sui temi legati alla sostenibilità ambientale, abbattimento delle emissioni e produzione di energia verde. In Italia ad oggi ci sono più di 1.500 impianti che producono energia elettrica da biogas, abbiamo numerosi impianti fotovoltaici già installati, oltre a quelli che dovremo realizzare. L’agricoltura è pronta. Ora occorre accompagnare le aziende agricole in un’ulteriore fase di sviluppo. Sarà importante quindi destinare risorse economiche adeguate in tal senso. Spero che il presidente Draghi voglia dar forza a quello che disse presentando la sua idea di Recovery Plan: sull’investimento che genera valore e occupazione. Se avremo coraggio nell’investire in innovazione digitale, infrastrutture e transizione energetica, l’agricoltura è, e sarà, in grado di dare le risposte che il presidente attende.

Quando parla di dare priorità a quelle filiere più rappresentative a quali si riferisce? Quali sono i tre settori su cui puntare per il futuro agricolo italiano?

Dovendo scegliere, la zootecnia, che è, e rimarrà, uno dei cardini dell’economia agricola nazionale. Altro settore fondamentale è quello dell’ortofrutta. Ricordo che l’Italia è leader mondiale nella produzione di alcune orticole e frutticole e questo richiede delle politiche adeguate. Terzo, il settore vitivinicolo che sta facendo grande l’Italia nel mondo.

Mi dica una tematica agricola urgente che fatica ad entrare nell’agenda politica italiana, e perché?

Le nuove biotecnologie. Perché l’agenda politica troppo spesso è lontana dalla campagna e fatica ad ascoltare le voci degli agricoltori. Le biotecnologie non sono altro che la scienza applicata alla natura, ma spesso sono le stesse parole che mettono paura ai consumatori. Credo che oggi la tecnologia applicata all’agricoltura sia una grande ricchezza per l’umanità e il pianeta. Noi agricoltori abbiamo una sfida che ci attende: produrre di più preservando le risorse naturali. E per far questo le biotecnologie sono fondamentali. Se vogliamo tornare alla logica del paleolitico non risponderemo alle sfide del futuro e non saremo in grado di dare da mangiare all’umanità, considerando gli effetti del cambiamento climatico, che purtroppo sempre più spesso stanno caratterizzando i cicli produttivi dell’agricoltura.

Le New breeding techniques vengono forse considerate tematica divisiva? Che non genera consenso?

Non trovo nulla di divisivo nelle biotecnologie, soprattutto se parliamo del genome editing che ha permesso alla scienza applicata alla salute umana di fare ricerche sensazionali. Le stesse biotecnologie applicate per l’agricoltura sono vietate. Forse c’è una divisione di interesse e questo mi dispiace e fa riflettere. A livello europarlamentare si deve velocemente tornare a discutere su questo tema evidenziando che le nuove biotecnologie non hanno nulla a che vedere con gli ogm, perché sono due modelli completamente diversi.

Cibi sintetici e nutri-score, quali i rischi?

Confagricoltura è stata la prima associazione a lanciare l’allarme sui cibi sintetici e su quella che è la vera strategia del nutri-score, ossia aprire un fronte per introdurre i cibi sintetici nel grande mercato europeo. Chi oggi guarda con interesse al cibo sintetico lo fa principalmente per motivi economici. C’è una contrapposizione tra chi guarderà a una standardizzazione del cibo prodotto in laboratorio secondo logiche industriali e chi sosterrà una valorizzazione delle produzioni agricole partendo dai prodotti della terra, mentre occorre considerare l’agricoltura e l’industria alimentare, insieme. Il nutri-score è il cavallo di troia, lo strumento che viene utilizzato proprio per introdurre il cibo sintetico che non può essere il futuro; può essere una risposta alle intolleranze, ma non la prospettiva dell’agroalimentare.

Il negoziato sulla nuova Pac dovrebbe concludersi entro giugno 2020 ed entro la fine dell’anno gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione europea i propri piani strategici per l’applicazione del nuovo assetto normativo. Nei giorni scorsi In Francia e Spagna si è alzata la protesta contro i tagli alla Pac. Rimetterla in discussione quali conseguenze porterebbe?

Il mio appoggio va agli agricoltori francesi che scendendo in piazza tutelano anche tutti gli altri agricoltori europei. Quando sarà presentata la versione definitiva della futura Pac se rimarranno confermate quelle che sono le prospettive al momento temo che anche in Italia molti agricoltori mostreranno tutto il loro disappunto. La Pac deve rimanere la politica di riferimento per l’agricoltura. Gli aiuti diretti della Pac costituiscono una rete di protezione per il reddito degli agricoltori. Rimetterla in discussione avrebbe un effetto negativo sulla competitività delle imprese e sull’efficienza del sistema agroalimentare. La Pac non può trasformarsi in una politica sociale o ambientale, perché esistono a livello europeo altre misure di intervento. La Pac non può e non deve essere stravolta. Deve adattarsi alla domanda dei consumatori e alle nuove esigenze poste dai cambiamenti climatici, ma deve restare una politica con finalità economiche di tutela e valorizzazione delle produzioni.

Cosa ne pensa dell’operazione Consorzi Agrari d’Italia?

Fino a oggi il sistema dei Consorzi Agrari si è retto sulla mutualità degli imprenditori agricoli, senza distinzione di dimensione o di associazione. Scelte e strategie, giuste o sbagliate, sono state sempre condivise nell’interesse comune. Esprimere oggi un giudizio sul nuovo progetto mi risulta difficile, non avendo avuto fino ad ora nessuna presentazione o condivisione. Mi sorprende e un po’ amareggia che l’operazione sia stata fatta così, perché i consorzi agrari sono sempre stati il luogo in cui gli agricoltori trovavano prodotti e servizi, senza una distinzione di appartenenza sindacale. Idealmente per un grande progetto di rilancio dei consorzi agrari, che può essere un’opportunità per l’agricoltura italiana, avrei auspicato un confronto preventivo su quale modello di sviluppo dare. Poi si poteva essere d’accordo o no, e forse parlarne prima sarebbe stato meglio.

Giansanti, neo coordinatore di Agrinsieme, sigla intesa con Federalimentare

I principali punti dell’accordo:

  • Supportare e valorizzare la filiera agroalimentare, anche attraverso un programma pluriennale di attività;
  • Sviluppare attività di ricerca e cooperazione nel campo dell’agricoltura di precisione,
    della tracciabilità, della sicurezza alimentare;
  • Favorire la diffusione delle best practices di filiera che possano valorizzare la distintività del Made in Italy sul mercato nazionale ed estero;
  • Sostenere le politiche di filiera e di aggregazione per migliorare la qualità complessiva dell’offerta agricola nazionale, incentivando l’uso delle risorse messe a disposizione nel piano del Recovery Plan per investimenti sul territorio nazionale;
  • Garantire attività di ricerca e sviluppo di sistemi e soluzioni innovative per l’agricoltura di precisione, la tracciabilità anche con tecnologia blockchain;
  • Attivare piani di comunicazione in partnership con le Istituzioni con l’obiettivo di promuovere la cultura della corretta alimentazione e adozione della dieta mediterranea Made in Italy.

Imprese in crisi di liquidità, le priorità

«È essenziale – afferma Giansanti – che le misure di supporto adottate finora dal Governo vengano mantenute e rafforzate da ulteriori interventi a sostegno delle condizioni finanziarie». Confagricoltura chiede di: accordare e prorogare alle imprese agricole nuove moratorie, senza l’obbligo di classificazione del debitore in “default” secondo la regolamentazione europea; favorire le operazioni di rinegoziazione del debito bancario, attraverso idonei strumenti di garanzia offerti dal Fondo di garanzia per le Pmi e Ismea; estendere il limite temporale fissato a 6 anni per gli aiuti sotto forma di garanzia sui prestiti da 6 anni a non meno di 15 anni; concentrare le risorse disponibili su un numero di strumenti agevolati che riconoscano la possibilità soprattutto alle micro, piccole e medie imprese di risollevarsi e continuare a svolgere la propria attività economica.

Giansanti: «Agricoltura motore della transizione energetica» - Ultima modifica: 2021-04-29T13:46:48+02:00 da Laura Saggio

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