Grano duro, preoccupazioni per la tenuta dei contratti di filiera

L'andamento climatico anomalo determina un effetto paradossale: cala il peso specifico e aumenta il tenore proteico della granella, l'elemento più incentivato dai contratti di filiera. Un sovrapprezzo che molte aziende di trasformazione nazionali non vogliono però corrispondere in un'annata in cui la qualità soprattutto sanitaria è tutta da verificare

Grano bagnato, grano poco fortunato. Sono finalmente in dirittura d'arrivo le raccolte del frumento duro in un'annata in cui le mietitrebbie hanno dovuto dribblare le bombe d'acqua e le grandinate che hanno funestato l'annata agraria soprattutto al Sud. Si iniziano così a fare i conti di un'annata che potrebbe mettere in crisi lo strumento dei contratti di filiera, ad un solo anno dalla stabilizzazione di questo strumento grazie alle misure di sostegno predisposte dal Mipaaf nel corso della passata gestione di Maurizio Martina.

Bianconature in Sicilia

Da Sicilia, Puglia e Calabria si alzano infatti i commenti di rammarico per un andamento climatico che sta lasciando un pesante segno. Particolarmente colpita la Sicilia: prima la siccità ha influito pesantemente sulle rese, poi le troppe piogge tardo primaverili che stanno danneggiando il già esiguo raccolto, con i rischi di bianconature e micotossine. Le prime stime diffuse da Cia-Agricoltura parlano di un crollo medio della resa per ettaro che si attesta sul 40%, anche se la qualità resta mediamente buona. Ora c’è da giocarsi la partita dei prezzi, al momento molto bassi. «Siamo fiduciosi - commenta Antonino Cossentino, presidente Cia Sicilia Occidentale - che possano salire e quantomeno ripagare i costi di produzione». Una fiducia che non è condivisa in Calabria.

Il calendario delle consegne di grano duro è condizionato dal maltempo

La Calabria denuncia speculazioni e dumping

«È in atto - afferma Ernesto Magorno, senatore del PD - una forte speculazione sul prezzo del grano nel piano del periodo della trebbiatura. Siamo di fronte a un fenomeno molto grave perché il prezzo del grano duro è improvvisamente crollato a circa 18 euro al quintale, molto al di sotto dei costi di produzione, con importanti ricadute sulla tenuta della filiera».
Magorno ha annunciato un'interrogazione parlamentare per fare luce sulla denuncia di Coldiretti che ha indicato l'arrivo al porto di Bari, nei giorni scorsi, di navi cariche di grano canadese e di ulteriori arrivi di navi dal Kazakistan e dall'Australia con prezzi da 13 euro al quintale. «Si tratta - accusa Magorno - di vere azioni di dumping organizzate da speculatori, oltretutto con grano vecchio».

Puglia, se la qualità diventa un'arma a doppio taglio

Azioni che penalizzano una filiera cerealicola che in Puglia è già pesantemente danneggiata. «Il raccolto - dice Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia -sarà inferiore in quelle aree dove si sono alternate violente grandinate a rovesci temporaleschi di maggiore intensità, con diminuzioni tra il 20% e il 70%. Teniamo a precisare, però, che il grano raccolto nella maggior parte della Puglia cerealicola sarà di ottima qualità».

Proteine 17,3; Glutine 39,8 ma peso specifico sotto al 75. Un'analisi della qualità del grano comune quest'anno

Per ritrovare un andamento simile occorre risalire al 2014. Anche quell'anno le piogge sotto trebbia avevano prodotto grano slavato o mandorlato, con slavatura parziale, e striminzito, con pesi specifici intorno a 76-­77. Le proteine non avevano accusato il colpo, allora come ora, per il clima propizio durante il periodo di concimazione di copertura. In quell'anno il tenore proteico medio era riscltato oscillante tra 12­ e 13%. Quest'anno le analisi dei kit rapidi all'atto della consegna registrano anche punte sopra il 17%. Una qualità che potrebbe paradossalmente diventare uno svantaggio, mettendo in discussione l'importante risultato dell'attivazione di un elevato numero di contratti di filiera attivati da industrie del calibro di Barilla, Divella, Casillo, De Mattheis ecc.

L'industria fa marcia indietro?

Tutti i contratti sono costruiti infatti con l'obiettivo di incentivare il tenore proteico della granella, storico tallone d'Achille della produzione nazionale. L'andamento climatico anomalo ha però prodotto, in molti casi, un risultato paradossale: il calo del peso specifico medio ha innescato l'effetto collaterale di innalzare la percentuale di proteine. Un'evenienza non considerata nei contratti di filiera e molte aziende di trasformazione di primo livello hanno già paventato la volontà di non corrispondere tale sovrapprezzo in un'annata in cui bianconature e micotossine rischiano di pesare. Tra gli stratagemmi utilizzati: la decisione unilaterale di ritirare solo la produzione raccolta prima delle bombe d'acqua o di contestare la merce "mandorlata" e slavata, estrapolando tali partite dal contratto nazionale, per lasciarle alla contrattazione "libera" tra le parti.

Discontinuità legislativa

Un'intenzione, quella di non corrispondere agli impegni presi nei tavoli di filiera, stimolata anche dalla discontinuità legislativa post-elezioni e dalla recente decisione europea che potrebbe cancellare la prescrizione italiana sull'indicazione obbligatoria dell'origine dalle confezioni di pasta.

 

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