I paradossi, le imprese agricole e la tempesta perfetta

imprese agricole
Ettore Prandini, presidente Coldiretti
Nell'editoriale di Terra e Vita n. 30, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini indica le priorità per garantire un futuro competitivo all'agricoltura italiana

Quello che viviamo oggi nelle nostre aziende è un grande paradosso. Il Made in Italy a tavola fa segnare sempre nuovi record sui mercati esteri, i prezzi delle materie prime agricole sono schizzati in alto a livello mondiale, la pandemia ha messo in evidenza tutta la strategicità del cibo, eppure tutto ciò non sempre si riflette sul reddito delle imprese agricole, dove troppo spesso i costi di produzione sono più alti dei compensi che ci vengono riconosciuti.

Se, ad esempio, consideriamo il settore zootecnico, l’aumento delle quotazioni dei cereali e dei costi energetici sta mettendo letteralmente in ginocchio gli allevatori.

 

 

E se alle speculazioni sui mercati sommiamo le anomalie climatiche, che anche quest’anno hanno colpito da Nord a Sud tra siccità, grandinate e allagamenti, e l’onnipresente burocrazia, sulle campagne del Paese rischia seriamente di addensarsi una vera e propria tempesta perfetta.

Editoriale di Terra e Vita 30/2021

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Come affrontarla? Una prima risposta viene dalla legge contro le pratiche sleali, fortemente sostenuta da Coldiretti, per assicurare prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione di agricoltori e allevatori.

Una rivoluzione epocale che, parallelamente all’estendersi dei contratti di filiera che stiamo portando avanti, darà risposte importanti ai problemi di reddito delle nostre aziende.

L’altro grande fronte è quello della produttività, dove occorre accelerare sulla diffusione dell’agricoltura 4.0. La tecnologia offre oggi soluzioni vitali per la gestione d’impresa che vanno dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali, dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti, agrofarmaci fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti.

In questo discorso rientrano non solo droni, sensori e gps, ma anche le Tea (Tecnologie di Evoluzione Assistita) o Nbt. Nuove pratiche di miglioramento genetico che permettono di riprodurre in maniera precisa e mirata i risultati dei meccanismi alla base dell’evoluzione biologica naturale, senza l’inserimento di Dna estraneo. Su questo versante Coldiretti ha giocato d’anticipo sottoscrivendo un’intesa strategica con la Siga, la Società Italiana di Genetica Agraria per far tornare gli agricoltori protagonisti della ricerca senza che i risultati finiscano nelle mani di poche multinazionali proprietarie dei brevetti.

Per aiutare le imprese a soddisfare la “fame” di Made in Italy sui mercati, interni ed esteri, serve poi agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo, sfruttando l’opportunità del Pnrr.

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Una mancanza che alle imprese italiane costa 13 miliardi all’anno in termini di “bolletta” logistica legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci. E, ancora, si deve accelerare sulla semplificazione per abbattere i troppi vincoli burocratici. La difesa del Made in Italy non si può però assicurare solo con norme nazionali. Serve che anche la Commissione Ue tuteli il nostro agroalimentare, già nella nuova Pac, a partire dalla reciprocità delle regole negli scambi commerciali.

È un elemento di giustizia garantire che le norme che noi applichiamo in Europa si applichino anche ai prodotti che entrano nel nostro mercato. Un freno alla concorrenza sleale ma anche uno stimolo importante al raggiungimento di una autosufficienza alimentare di cui la crisi Covid ha svelato tutta l’importanza per il futuro del Paese.


di Ettore Prandini
Presidente Coldiretti

I paradossi, le imprese agricole e la tempesta perfetta - Ultima modifica: 2021-10-08T07:44:55+02:00 da K4

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