La guerra dei dazi Usa/Ue mette a rischio l’export del made in Italy

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Le Organizzazioni professionali concordano sulla necessità di evitare assolutamente una guerra a colpi di dazi e ritorsioni scatenata dalla decisione di Trump di applicare i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio in arrivo dagli Stati membri dell'Ue

«Occorre evitare assolutamente una guerra a colpi di dazi e ritorsioni tra Unione Europea e Stati Uniti. Il settore agroalimentare italiano sarebbe tra i grandi perdenti ed è importante continuare a discutere per trovare una soluzione al contenzioso in materia commerciale». Questo l’invito del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, alla Commissione europea e alle Autorità italiane, dopo la decisione presa a Washington di applicare i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio in arrivo dagli Stati membri della Ue.

Quello statunitense con oltre 4 miliardi di euro l’anno, è il primo mercato di sbocco fuori dalla Ue e il terzo in assoluto per le esportazioni agroalimentari italiane. I vini incidono per il 35% sul totale.

«Il ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio e le ritorsioni dell’Ue – ha osservato Giansanti - sono a questo punto inevitabili sul piano legale. Il dialogo tra Ue e Usa deve proseguire, anche per definire le linee per una riforma complessiva del sistema multilaterale, che regola il commercio internazionale. Amministrazione americana ha messo sul tavolo una serie di questioni da risolvere, sollevate dalla globalizzazione. Vale a dire la protezione del lavoro, la trasparenza e la reciprocità nell’apertura dei mercati. Basti pensare ai vincoli posti dalla Cina nei confronti dell’export italiano di prodotti agro-alimentari».

«Un annuncio che – sottolinea la Coldiretti – genera incertezza sulle esportazioni made in Italy che in Usa nel 2018 sono aumentate dell’1,6% nel primo quadrimestre dopo aver raggiunto il record di 40,5 miliardi nel 2017.  Infatti i dazi statunitensi hanno fatto immediatamente annunciare al presidente della Commissione Ue  Jean-Claude Juncker l’imposizione di contromisure da parte dell’Unione europea che aveva già varato una black list di prodotti statunitensi da colpire, quali manufatti in ferro, acciaio e ghisa, barche a vela e a motore, abiti, cosmetici e motociclette ma anche i prodotti dell’agroalimentare, dal mais al riso, dal bourbon al succo di arancia fino al burro di arachidi».

«Si apre uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il principale mercato di riferimento per il made in Italy fuori dall’Ue con un impatto rilevante anche per l’agroalimentare considerato che le esportazioni di cibo e bevande sono aumentate del 6% nel 2017 per un totale di circa 4 miliardi di euro, il massimo di sempre. Gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino – conclude la Coldiretti – risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta».

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