La Ministra Bellanova vince un round importante contro il Nutriscore

Teresa Bellanova
Il Nutriscore non s'ha da fare. Nel corso del Consiglio agricolo di Bruxelles dura presa di posizione della ministra delle Politiche agricole che in serata, con l’appoggio di Grecia e Repubblica Ceca, riesce a bloccare la deliberazione in favore del sistema di etichettatura che penalizza il made in Italy

L'etichetta Nutriscore non ci piace

«Dico no ad una posizione del Consiglio che non riflette la nostra visione ed è frutto di un approccio non neutrale».

È decisa Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole, nell’esprimere la contrarietà del nostro Paese nella riunione a Bruxelles del Consiglio agricoltura e pesca incentrato sul tema di etichettature nutrizionali e di origine.

 

 

L'etichetta Nutriscore con i semafori in base a contenuto in calorie e in sale

Non sono tollerabili deroghe diverse per ogni Nazione

«Se ci si dota – spiega - di uno schema Ue armonizzato, non si può poi permettere che sussistano schemi nazionali creati a partire da presupposti diversi». «Se si tollera questo dualismo allora si aprirà la strada alla confusione e ostacoli al mercato interno».

«Il compromesso conclusivo del Consiglio – continua la ministra - ipotizza uno schema immediatamente comprensibile, che non richiede conoscenze in materia nutrizionale». «In questo campo non esistono però soluzioni facili: quest'approccio va radicalmente rivisto se veramente abbiamo a cuore una informazione corretta a garanzia della salute dei consumatori e di stili di vita sani».

«Se i cittadini si sono allontanati dalle diete tradizionali per abbracciare stili di alimentazione meno salutari, non si risolve il problema indirizzando le loro scelte con semplicistiche classificazioni degli alimenti in buoni e cattivi». Nel mirino di Bellanova lo schema di etichetta a semafori, il Nutriscore proposto dalla Francia e sostenuto dai Paesi del Nord Europa.

«Dobbiamo invece spiegare ai consumatori in modo trasparente che cosa una singola porzione di prodotto apporta alle loro esigenze prevedendo campagne educative che insistano su varietà, moderazione, giusta combinazione degli alimenti, frequenza raccomandata di consumo, modalità di cottura».

Reticenza sulla proposta italiana del “Nutrinform battery” alternativa al Nutriscore 

Sono questi secondo la Ministra i segreti del successo delle diete tradizionali come quella mediterranea, «che non si sostituiscono con un colore, tanto meno per colmare presunte disuguaglianze sociali: queste si colmano, al contrario, dotando chi ha meno mezzi di migliori strumenti di comprensione dei messaggi».

«Mi sorprende la reticenza a richiamare, nel testo proposto dalla Commissione, l'art. 35 del Reg. 1169/2011 (forme di espressione supplementari, tra cui quella relativa alle calorie in etichetta, ndr); norma vigente, che solo l'Italia ha attuato con lo schema “Nutrinform battery” e che viene volutamente messa da parte, senza che vi siano prove della sua inefficacia, per un interesse che non è né dei consumatori né del mondo agricolo».

Esempio di Nutrinform Battery

Il sostegno di Grecia e Repubblica Ceca

Una posizione sostenuta anche da Grecia e Repubblica Ceca. Assieme all’Italia questi paesi hanno anche chiesto di mettere a verbale una dichiarazione congiunta che ripropone i principi condivisi in vista di un futuro schema armonizzato europeo di etichettatura nutrizionale “fronte pacco”:

  • volontarietà,
  • carattere informativo e non prescrittivo,
  • esclusione delle Dop e Igp.

«L’ultima riunione del Consiglio di ottobre si era già espresso sulla strategia From Farm To Fork e i due anni che ci separano dalle proposte legislative della Commissione offriranno altre occasioni per approfondire ulteriormente il dibattito tra Stati Membri».

Riguardo all'etichettatura d'origine Bellanova ha rigettato una terminologia volta a indirizzare verso determinati obiettivi la valutazione di impatto.

Ma la Germania va avanti da sola sul Nutriscore 

«Non si è dimostrato – ribadisce la Ministra - alcun impatto negativo delle etichettature obbligatorie già esistenti e dunque giudico tendenziosa l'attenzione al presunto impatto sul mercato comune dell'estensione dell'obbligo».

«Non condividiamo inoltre la priorità per prodotti come latte e carne: l'Italia chiede l'indicazione obbligatoria dell'origine di tutti i prodotti alimentari, a partire certamente da quelli per noi prioritari, come pasta, riso e derivati del pomodoro e ovviamente anche latte e carne».

In assenza di consenso unanime, la Presidenza ha proceduto ad adottare il testo come conclusioni solo a suo nome. «Conclusioni che pertanto rappresentano solo il punto di vista della Germania e non hanno valore di orientamento per la commissione in vista delle future proposte legislative».


Il sostegno delle professionali

In favore della battaglia della Ministra Bellanova contro il Nutriscore hanno espresso posizione:

  • Ettore Prandini di Coldiretti, ringraziandola per avere sventato un attacco deliberato contro il made in Italy agroalimentare,
  • Massimiliano Giansanti di Confagricoltura («non possiamo accettare un sistema europeo di etichettatura alimentare che identifica come pericolosi per i consumatori i prodotti che sono alla base della dieta mediterranea»);
  • Dino Scanavino di CIA- Agricoltori Italiani («lo stop al documento del Consiglio Agrifish è una vittoria del made in Italy»)
  • Giorgio Mercuri di Alleanza delle Cooperative («Bene ha fatto la Ministra a comportarsi con la massima coerenza a difesa di produttori aziende e consumatori, fino all'epilogo serale»).
La Ministra Bellanova vince un round importante contro il Nutriscore - Ultima modifica: 2020-12-16T23:45:41+01:00 da Lorenzo Tosi

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