«Lombardia numero uno in Europa, ma frenata dalla burocrazia»

Lombardia
La più importante regione agricola d’Italia chiede più risorse per correre ancora più forte, anche in fatto di sostenibilità

Lotta alla burocrazia, misure di anticipo al Green New Deal, politiche di sostegno alla sostenibilità e alla competitività in tutti i settori, aiuti anti-crisi per la pandemia da Covid-19, la proposta di un polverizzatore per le eccedenze di latte e il contenimento della fauna selvatica. Così Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia passa in rassegna i progetti in cantiere della prima regione agricola d’Italia, quella che a livello nazionale produce il 53% dei suini, il 26% dei bovini il 42% del riso, il 25% del mais, il 43% del latte e vanta una produzione agroindustriale da 13,5 miliardi di euro all’anno realizzata in 56mila strutture produttive.

Psr, qual è il bilancio della programmazione 2014-2020?

«Positivo per quanto riguarda il livello di spesa, abbiamo impegnato tutte le risorse a disposizione rispettando gli indicatori e attivato quasi tutte le misure. Dal 2015 a oggi abbiamo aperto e chiuso 88 bandi mettendo a bando il 120% delle risorse, grazie ai trascinamenti di fondi precedenti, e assegnato il 98,5% di quelle disponibili. Le aziende che ne hanno beneficiato in questi anni sono state 17mila. Il dato negativo è quello della burocrazia: occorrerà impegnarsi per snellire le proedure e rendere la nuova Pac più agile, questa è la nuova sfida del futuro. Per questo già nel biennio di transizione abbiamo intenzione di rendere le misure più appetibili, efficienti, ma anche più semplici come accesso con la riduzione di questo costo burocratico».

 

 

Riguardo al biennio di transizione le regioni del Nord hanno chiesto più risorse.

«Chiediamo che si prevedano criteri oggettivi basati su indicatori economici come Plv, Sau, superficie forestale e numero di aziende agricole. Negli ultimi vent’anni sono stati applicati criteri di ri-parto anacronistici che affidavano a 5 regioni del Mezzogiorno il 50% fondi sul secondo pilastro.  È una consuetudine da rivedere oggi».

Entrando nel dettaglio dei fondi, cosa si aspetta la Lombardia?

«Il negoziato non è ancora finito, in base all’ultima proposta avanzata da 15 regioni la Lombardia si vedrebbe assegnati 20 milioninin più. Non è moltissimo, si tratta di una proposta “mediana” che consentirebbe di non guadagnare troppo, ma anche non far perdere troppo ad altre regioni. Devono però essere rivisti i criteri di riparto. Il Psr nasce per sostenere e accompagnare lo sviluppo delle aziende agricole».

Nuovo Psr, ci saranno modifiche sugli interventi?

«Oggi siamo concentrati sul periodo di transizione e faremo dei cambiamenti che stiamo concordando con l’Ue. Anticiperemo anche qualche obiettivo del New Green Deal come il rafforzamento dei fondi dedicati al settore biologico che aumenterà del 40%. Penso anche a una misura strutturale che finanzierà fino all’80% alcuni investimenti non produttivi, ad esempio legati alla copertura delle vasche o ai nuovi stoccaggi di liquami per facilitare la gestione degli effluenti. Penso anche a una linea di credito di sostegno alla distribuzione dei reflui di allevamento estesa anche alle aziende non zootecniche, anche in un’ottica di connessione tra diversi tipi di imprese. In programma anche una rimodulazione sulla misura 4.1 per gli investimenti nelle aziende agricole che dovrà consentire l’accesso ai finanziamenti anche alle imprese non zootecniche».

Quali sono le priorità per i settori più importanti dell’agricoltura lombarda, a cominciare dalla zootecnia?

«La zootecnia deve diventare competitiva nei costi di produzione, ma dare grande attenzione anche alla comunicazione al consumatore affinché passi l’immagine di prodotti sicuri e sostenibili, accettabili in termini di benessere animale. Oggi il comparto viene spesso attaccato sotto quest’ultimo punto di vista. Nella prossima Pac nell’ambito del Piano strategico nazionale vorremmo ci fosse un piano zootecnico capace di concentrare e destinare risorse ai settori carne e latte anche con riferimento all’export».

Lombardia
Fabio Rolfi
Sul tema della sostenibilità?

«Le aziende hanno fatto progressi enormi, ma non possono proseguire non attraverso l’imposizione, bensì grazie all’innovazione tecnologica. A questo scopo devono essere incentivate e lo abbiamo già fatto con le misure  agroambientali dl Psr 2014-20 che sostenevano ad esempio la minima lavorazione o l’agricoltura conservativa».

Riguardo alla sua proposta di costruire un polverizzatore in Lombardia ci sono delle novità?

«La proposta è stata formalizzata nel recovery plan lombardo. Attendiamo risposte a livello nazionale nella speranza vengano destinate risorse e strumenti. Alcuni operatori si stanno muovendo in maniera sinergica in questa direzione. Il latte in polvere ovviamente non verrà valorizzato come quello delle produzioni tutelate dalle Dop. Ma consentirebbe, in caso di accordo tra le varie Op ad alimentare l’impianto, di alleggerire il mercato collocando eventuali eccedenze in nicchie oggi alimentate solo da materia prima d’importazione, come il latte in polvere per l’infanzia, per l’industria farmaceutica o cosmetica.

L’autosufficienza sulla produzione di latte nel nostro Paese sta continuando a crescere e quando andranno a regime tutti gli investimenti realizzati in questi anni con le misure del Psr sarà inevitabile un’ulteriore crescita dell’offerta di materia prima. La costruzione di nuove stalle, l’acquisto di robot di mungitura e altri interventi nel settore zootecnico vanno tutti in questa direzione, arrivare a produrre di più. Il consumo di latte e formaggi non potrà mai aumentare in maniera proporzionale. Per questo è necessario pensare ad alternative e diversificare le destinazioni».

E per quanto riguarda gli altri settori?

«Sul vino dobbiamo continuare con la politica portata avanti in questi anni, di sostegno attraverso l’Ocm in particolare con gli investimenti e la promozione. Occorre lavorare ancora di più sul legame tra vino e ristorazione, facendo crescere le carte dei vini lombardi. È necessario anche che la filiera del vino possa accedere alla misura 4.1 del Psr sugli investimenti strutturali. Stesso discorso per il florovivaismo che deve essere messo in condizioni di potersi rinnovare e crescere in città che dovranno diventare sempre più verdi e ricche di boschi urbani.

Al settore suinicolo va rivolta un’attenzione particolare, come abbiamo fatto con il comparto avicolo. Occorre quindi investire in biosicurezza, ma anche in diversificazione delle produzioni industriali. Non deve girare tutto attorno al mercato delle cosce per i prosciutti. Non ultimo, c’è da affrontare la sfida della peste suina con la prevenzione l’attività di controllo, e formazione degli operatori».

Quante risorse ha messo a disposizione Regione Lombardia per arginare la crisi legata al Covid?

«Sono 20 milioni di euro con la misura 21 del Psr con la quale sono stati assegnati 6.600 euro a circa 3.800 aziende agrituristiche, florovivaistiche e di vitelli a carne bianca.  Poi ci sono anche gli aiuti extra Psr attivati attraverso le iniziative “io bevo lombardo” e “ io mangio lombardo con un budget di 3 milioni ciascuna. Queste risorse non sono ancora state spese a causa dell’ultima chiusura legata alla pandemia. Altri 3 milioni  sono invece stati spesi per sostenere i caseifici che producono Dop con l’acquisto di formaggi da destinare in beneficenza».

Come state affrontando il problema della diffusione della fauna selvatica?

«Abbiamo fatto di tutto e più di tutte le Regioni per gestire la questione. La legge regionale varata lo scorso maggio consente di cacciare il cinghiale per  tutto l’anno. Il lockdown non ha, tuttavia, favorito il contenimento e su questo problema si dovrebbe intervenire a livello nazionale. Non è solo in gioco la sicurezza delle persone ma quella sanitaria. Si stanno moltiplicando i casi di botulino e di contaminazioni legati alle carcasse di fauna selvatica trovate nei trinciati o nelle rotoballe destinati poi all’alimentazione zootecnica.  Senza contare che proprio la fauna selvatica è responsabile della trasmissione dell’influenza aviaria e della peste suina. Il problema della nutria è al momento fuori controllo e la Conferenza Stato regioni ha bocciato anche il piano nazionale di eradicamento.  Bisognerebbe capire che gestire la fauna selvatica prevedendo anche il contenimento non vuol dire essere anti-animalisti».

L’agricoltura lombarda in cifre

44.688 aziende agricole

3.500 le aziende gestite da under 35

7,7 mld di € il valore della produzione

29 mln di € erogati per l’emergenza Covid-19

«Lombardia numero uno in Europa, ma frenata dalla burocrazia» - Ultima modifica: 2021-02-12T08:00:27+01:00 da Francesca Baccino

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