Nuova Pac, le grandi regioni agricole chiedono di restare protagoniste

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Anche Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Provincia autonoma di Bolzano tra i firmatari della lettera al vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, perché garantisca il pieno coinvolgimento delle regioni come autorità di gestione degli interventi di sviluppo rurale

Le più grandi regioni agricole dell'Ue, tra cui Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Provincia autonoma di Bolzano, hanno scritto al vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, perché garantisca "il pieno coinvolgimento delle regioni come autorità di gestione degli interventi di sviluppo rurale" nella futura Pac. Le politiche di sviluppo rurale delle Regioni, sottolineano le sedici componenti della rete AgriRegions, è negli anni diventato "lo strumento più efficace della Pac per la protezione dell'ambiente".

Ma l'impianto della riforma attualmente in discussione e la centralità che dà ai piani strategici nazionali, "ostacola il ruolo delle Regioni", rischiando di "rallentare l'applicazione del Green Deal nelle aree rurali europee". Le AgriRegions chiedono quindi l'aiuto di Timmermans per vedersi riconosciute "come il livello istituzionale appropriato per la gestione degli interventi di sviluppo rurale", considerate "attori a pieno titolo nella definizione e nelle modifiche degli interventi di Sviluppo Rurale nel quadro dei piani strategici nazionali", e "pienamente coinvolte" nella loro preparazione.

 

 

Rolfi, Lombardia: «Enti locali decisivi per lo sviluppo sostenibile»

«Lo sviluppo rurale – ha sottolineato l'assessore all'agricoltura della Regine Lombardia Fabio Rolfi – è lo strumento più efficace della Pac per la protezione dell’ambiente. Gli enti locali più vicini al territorio hanno un maggior interesse a realizzare progetti di sviluppo sostenibile basati sull’innovazione, sulla razionalizzazione delle risorse e sulla valorizzazione delle filiere corte anche nell’interesse economico delle aziende agricole, che in Lombardia sono 45.000».

Scondo Rolfi, l’impianto della riforma attualmente in discussione e la centralità che dà ai piani strategici nazionali rischia di ostacolare il ruolo delle Regioni e quindi di rallentare l’applicazione del Green Deal nelle aree rurali europee.

«L’agricoltura all’interno dei singoli Stati è estremamente diversificata per vocazione, territorio e clima – conclude Rolfi – i piani strategici nazionali quindi necessitano di un ruolo attivo delle Regioni per essere attuati anche in virtù delle diverse filiere che devono essere rappresentate e aiutate nei processi di sviluppo».

Emilia-Romagna: mantenere stretto legame con aree rurali

Più o meno sulla stessa linea l'Emilia-Romagna, con l'assessore Alessio Mammi che afferma: «Auspichiamo una Politica agricola comunitaria che mantenga un collegamento stretto con le aree rurali attraverso le regioni dell'Unione europea. Guardando ai nuovi orientamenti per la governance della futura Pac – spiega Mammi – il ruolo delle regioni rischia un drammatico ridimensionamento. Questo ostacolerebbe inevitabilmente la capacità della futura politica di rispondere alle esigenze locali e di adattarsi alle sfide in evoluzione delle zone rurali, prime fra tutte quelle verso sostenibilità ambientale e ricerca».

Per tutelare le produzioni emiliano-romagnole l'assessore ribadisce che «è indispensabile un ruolo forte di chi conosce il territorio, le imprese e sa far rete con le altre regioni europee, garantendo una distribuzione equa delle risorse. L'Emilia-Romagna ha usato tutti i fondi della precedente programmazione, è importante applicare questo modo di lavorare per distribuire alle imprese e alle filiere tutti i fondi a disposizione». Mammi ricorda anche la proposta di 15 Regioni italiane per puntare su criteri oggettivi per l'assegnazione dei fondi Ue.

 

Nuova Pac, le grandi regioni agricole chiedono di restare protagoniste - Ultima modifica: 2021-02-11T10:27:32+01:00 da Simone Martarello

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