Pochi investimenti per il Sud, l’Ue richiama l’Italia

Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud
Fondo coesione ai minimi storici. Bruxelles denuncia in una lettere il rischio di perdere i fondi comunitari inutilizzati al Sud a causa dello scarso cofinanziamento nazionale. La risposta del neo ministro Peppe Provenzano

Il rischio di perdere i fondi comunitari destinati alla realizzazione degli interventi regionali non dipende tanto dalla incapacità dei soggetti realizzatori e beneficiari, quanto piuttosto dal mancato cofinanziamento nazionale e regionale.

Le risorse finanziarie europee del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc), si attivano solo se vi è una quota di cofinanziamento nazionale che molto spesso tarda ad arrivare per cui si supera facilmente il periodo consentito per l’utilizzo di tali fondi e si attiva, invece, la clausola dello svincolo automatico.

Tale situazione è particolarmente evidente per le regioni meridionali a testimonianza anche di una disattenzione delle nostre autorità di incentivare lo sviluppo e la ripresa in aree tradizionalmente a disagio e in ritardo.

La denuncia è arrivata direttamente da Bruxelles attraverso una lettera di sollecito ufficiale inviata dai servizi della Commissione al nostro Governo.

Il richiamo di Bruxelles

A prendere carta e penna è stato Marc Lemaitre, direttore generale per le Politiche regionali della Commissione europea, portafoglio guidato da Corinna Cretu che ha scritto a Roma una lettera per denunciare il mancato rispetto delle regole, e minacciando lo stop all’erogazione dei fondi destinati alle regioni meridionali.

«In Italia le fonti di investimento per il Mezzogiorno sono state ridotte negli ultimi anni- denuncia Lemaitre». Che nella lettera ricorda che l’Italia si era impegnata a «fare investimenti pubblici nelle regioni del Sud per un valore pari allo 0,43% del Pil del Mezzogiorno per il periodo 2014-2020, ma per il periodo 2014-2016 il tasso è fermo allo 0,40% e addirittura più basso per il periodo 2014-2017, allo 0,38%. Si tratta quindi del livello più basso di tutta Europa».

Secondo la contestazione formulata da Bruxelles, in totale, l’Italia ha visto indirizzati aiuti europei per più di 70 miliardi di euro, che però non ha saputo far fruttare, a causa, soprattutto dei mancati cofinanziamenti nazionali.

La lettera della Commissione fornisce in maniera formale ma esplicita, una risposta alla domanda sul perché il Mezzogiorno non migliora. Secondo i servizi della Commissione mentre l’Unione europea dava fondi, l’Italia riduceva gli investimenti pubblici con il risultato che gli effetti dei fondi comunitari sono stati neutralizzati da questi tagli.

L’affermazione è anche una difesa della Commissione dall’accusa che spesso le viene rivolta di non fare niente per il Mezzogiorno, mentre in tutti questi anni sono stati dati alle regioni del Sud tanti soldi e i risultati non si sono visti.

La risposta italiana

 

Il neo ministro per il Sud Giuseppe Provenzano ha dovuto affrontare, appena insediatosi, questo dossier bollente prendendo atto della situazione di ritardo in cui si trovano le regioni del Mezzogiorno.

La prima affermazione stata di disponibilità ad impiegare ogni energia per evitare il disimpegno automatico di fine anno 2019 attivandosi, anche per una proroga del periodo di utilizzo dei fondi comunitari per evitare lo svincolo automatico.

Il ministro ha anche confermato di «aver trovato il livello di investimenti pubblici al Sud più basso di sempre, un grado di attuazione dell’FSC (fondo per lo sviluppo e la coesione) irrisorio e un notevole ritardo nell’assorbimento dei fondi di coesione del ciclo 2014-2020 con appena il 20%, a quasi cinque anni dall’avvio».

Il punto dolente per Provenzano è però «il vero e proprio ‘buco nero’ delle risorse nazionali per la coesione ereditato dal passato. È la mia battaglia da anni e proveremo a dare risposte, non solo alla Commissione, ma in primo luogo ai cittadini meridionali, con il Piano per il Sud.  L’altra sfida riguarda il rafforzamento della capacità amministrativa di regioni ed enti locali con procedure standard per accelerare la realizzazione degli investimenti. I primi di novembre, al suo insediamento, presenteremo il Piano alla nuova Commissaria per la politica regionale, Elisa Ferreira».


FOCUS: LA POLITICA DI COESIONE

L'obiettivo generale della politica di coesione è quello di "ridurre le disparità tra le varie regioni e l'arretramento delle regioni meno favorite". L'idea è che la politica di coesione debba, oltre a ridurre le disparità, anche promuovere in generale uno sviluppo territoriale più equilibrato e sostenibile. E qui entrano in gioco le risorse del Fondo di sviluppo regionale.

La politica di coesione dispone di un budget complessivo di 351,8 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, circa un terzo dell'intero bilancio comunitario. A questi si aggiungono i contributi nazionali e gli altri investimenti privati, per un impatto complessivo stimato in circa 450 miliardi di euro. Più della metà delle risorse comunitarie impiegate, 182,2 miliardi, è destinata alle regioni meno sviluppate, che hanno un Pil inferiore al 75% della media comunitaria. Altri 35 miliardi sono destinati alle regioni "in transizione", che hanno un Pil compreso tra il 75% e il 90% della media, e 54 miliardi vanno alle regioni che superano il 90%.

Il budget italiano 2014-202

Per l'Italia, complessivamente - considerando sia le risorse comunitarie che i cofinanziamenti nazionali pubblici e privati - le risorse finanziarie assegnate per il ciclo 2014-2020 ammontano a 140,6 miliardi di euro.

I fondi strutturali coprono 44,6 miliardi, a cui si aggiungono 31,4 miliardi di cofinanziamento nazionale.

Altri 54,7 miliardi arrivano dal fondo nazionale sviluppo e coesione (che per l'80% vanno a sostegno del Mezzogiorno). Voci minori finanziate con risorse comunitarie sono poi i programmi complementari e Pac 7,7 miliardi, la Cooperazione Territoriale Europea per 1,3 miliardi e il Fondo di aiuti europei agli indigenti con 789 milioni.

Pochi investimenti per il Sud, l’Ue richiama l’Italia - Ultima modifica: 2019-10-09T00:25:43+02:00 da Lorenzo Tosi

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