Quarantamila firme alla petizione Cia per salvare il grano

grano duro
L’iniziativa di Cia Agricoltori Italiani contro il tracollo dei prezzi sarà presentata al ministro Lollobrigida ai Durum Days di Foggia

Galoppa verso le 50 mila firme la petizione lanciata da Cia-Agricoltori Italiani per difendere grano e pasta italiani. Con annessa la richiesta al governo di attivare misure che tutelino i consumatori e permettano ai produttori di coltivare grano in condizioni migliori.

La sovranità alimentare non sia solo uno slogan

Gennaro Sicolo

Le firme raccolte a oggi sono 40 mila ma il loro numero cresce ogni giorno, fa sapere il presidente di Cia Puglia e vicepresidente nazionale di Cia Gennaro Sicolo, «le porteremo sul tavolo del ministro Lollobrigida: è ora che la Sovranità Alimentare si trasformi da slogan vuoto a politiche concrete».

Prezzi crollati del 40%

Il presidente nazionale di Cia Cristiano Fini precisa che «la filiera si rafforza se crescono anche il settore primario e la produzione, altrimenti il rischio è che la scarsa redditività costringa le imprese a rinunciare a seminare grano, con una crescita della dipendenza dall'export e la perdita di posti di lavoro».

Cristiano Fini, presidente di Cia Agricoltori Italiani

Le quotazioni di grano duro italiano sono passate da 580 €/t del giugno 2022 agli attuali 360 e mentre il valore riconosciuto ai produttori diminuisce, il prezzo di pane e pasta aumenta.

L'effetto trascinamento del grano a dazio zero

Sul crollo delle quotazioni incide l'arrivo massiccio in Italia di grano proveniente dall'estero, e in quantità crescenti dall'Ucraina. «Si tratta di un grano che avendo un prezzo inferiore è molto appetibile per le industrie molitorie - aggiunge Angelo Miano, presidente Cia per la provincia di Foggia – e non è concorrenza tra poveri, perché ad arricchirsi ancora di più sono soltanto le grandi aziende produttrici che in Ucraina hanno il controllo totale della produzione cerealicola del Paese».

Angelo Miano
Angelo Miano

Sia vero Made in Italy

Nella petizione è inclusa la domanda se si può definire ”italiana” la pasta che viene realizzata senza utilizzare grano duro italiano. «La nostra mobilitazione – prosegue Sicolo - sta diventando sempre più estesa perché a rischio non è solo del futuro della filiera grano-pasta, ma anche la salute dei nostri figli».

Il vice presidente parla di un apparente paradosso che sta dominando la scena: «la materia prima è sempre più deprezzata, anche a causa dell'importazione massiccia di grani esteri che spingono verso il basso le quotazioni del frumento italiano, ma la pasta nei supermercati costa sempre di più e le grandi marche stanno mietendo profitti in crescita esponenziale, mentre le aziende cerealicole sono in crisi».

Il confronto di filiera a Foggia

«Non contestiamo la necessità di importare una quota di grano dall'estero per coprire parte del fabbisogno industriale - spiega Sicolo - ma temiamo che quella quota si avvii a essere maggioritaria e che l'aumento incontrollato porti ad estreme conseguenze, ossia la riduzione progressiva della produzione di grano italiano, la chiusura di centinaia di aziende cerealicole e la perdita di migliaia di posti di lavoro».

Anche di questo si parlerà il 17 maggio ai Durum Days di Foggia.

Quarantamila firme alla petizione Cia per salvare il grano - Ultima modifica: 2023-05-15T18:34:43+02:00 da Lorenzo Tosi

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