Roberto Moncalvo: «Giovani aspiranti agricoltori da sostenere»

Moncalvo
Per il presidente di Coldiretti il problema è che molti giovani rischiano di essere esclusi non perché mancano complessivamente fondi per le politiche strutturali ma perchè sono state fatte differenti scelte di programmazione.

Gli ultimi dati divulgati dall’Eurostat assegnano all’Italia il triste secondo posto in Europa, dopo la Spagna, per tasso di disoccupazione giovanile.

Una percentuale record del 32,5% che fotografa non solo una preoccupante situazione di disagio sociale ma anche la mancanza di una prospettiva di sviluppo per il futuro, che non può prescindere dal necessario ricambio generazionale.

In un Paese vecchio come l’Italia il mancato inserimento dei giovani nel mondo del lavoro è infatti una perdita di risorse insopportabile se si vuole tornare a crescere.

In questo quadro non certo lusinghiero una flebile luce arriva proprio dal settore agricolo dove si registra un aumento del 6% nel 2017 nel numero di imprese condotte da under 35.

Una tendenza positiva, confermata dai 30mila giovani che hanno presentato fino ad ora domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di sviluppo rurale (Psr) dell’Unione europea nel 2016/17.

Una richiesta superiore alle migliori aspettative che conferma l’interesse delle nuove generazioni per l’agricoltura.

Purtroppo di questo esercito di “aspiranti” agricoltori solo una parte può oggi sperare di accedere ai finanziamenti.

Le domande sinora presentate superano già del 44% il totale degli insediamenti previsti fino al 2020 e non siamo che a metà del periodo di attuazione. Il problema è che molti giovani rischiano di essere esclusi non perché mancano complessivamente fondi per le politiche strutturali ma perchè sono state fatte differenti scelte di programmazione.

I Piani di sviluppo rurale non sono però le “tavole della legge” e nessun tecnicismo deve frenare il coraggio e l’energia di migliaia di giovani che hanno scelto di investire in agricoltura e che sono una risorsa strategica per il settore e per l’intero Paese. In Puglia Coldiretti, con forza, ha chiesto e ottenuto una necessaria rimodulazione delle risorse ma questa opportunità dovrebbe essere colta anche nelle altre Regioni dove non si riesce a finanziare le domande in graduatoria.

Un percorso che deve essere accompagnato da una decisa svolta verso la semplificazione con la sussidiarietà tra pubblico e privato. Resta infatti la burocrazia il fattore che frena di più l’attività d’impresa, con la necessità di completare quell’opera di semplificazione avviata con alcuni importanti atti legislativi sotto il pressing della Coldiretti.

Ma per dare sostenibilità economica alle nuove imprese occorre lavorare sulla competitività del sistema Italia a partire dalla difesa della distintività delle produzioni nazionali nei confronti delle importazioni da paesi che non rispettano gli stessi standard sul piano ambientale, di tutela del lavoro e della salute.

Una concorrenza sleale provocata dalla mancanza di trasparenza sulla reale origine delle produzioni contro la quale occorre battersi in Italia e soprattutto in Europa dove occorre garantire una forte presenza nazionale.

Un impegno prioritario nel momento in cui si discute del bilancio dell’Unione europea e del futuro della Politica agricola comune.

Indebolire l’agricoltura che è l’unico settore realmente integrato dell’Unione è inaccettabile e significa minare le fondamenta della stessa Ue in un momento particolarmente critico per il suo futuro.

 

di Roberto Moncalvo

Presidente nazionale Coldiretti

@coldiretti

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