Sempre meno pesche italiane nello scenario europeo

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L'analisi del Cso mette in risalto il dominio iberico e la perdita di peso delle pesche nazionali. A ciò si aggiungono marginalità sempre più ristrette

A fine campagna è il momento di tracciare un primo bilancio della campagna 2019 di pesche e nettarine.

Le previsioni di produzione a livello europeo preannunciavano un’offerta europea di pesche-nettarine (escluse percoche) su poco meno di 3,1 milioni di tonnellate, +10% rispetto ai volumi contenuti dello scorso anno e -5% se il confronto viene fatto con l’annata 2017.

In tutti i principali paesi europei, dopo un deficitario 2018, si è tornati pertanto a livelli produttivi nella norma.

Italia a quota 1,2 milioni di tonnellate

Le stime produttive posizionavano la disponibilità italiana di pesche e nettarine (escluse percoche) su  1,2 milioni di tonnellate, +12% rispetto ai volumi contenuti del 2018, ma inferiore del 6% rispetto al 2017.

Favorevole è stato il calendario di raccolta italiano che ha evidenziato epoche di maturazione con una buona scalarità tra i vari areali, senza accavallamenti produttivi tra Sud e Nord; le entrate di prodotto sono infatti proseguite in graduale aumento fino a aggiungere l’unico picco massimo stagionale a inizio agosto, senza assistere al consueto primo picco di inizio luglio, che fino a qualche anno fa rappresentavano il punto di maggiore criticità. I volumi settimanali anche quando sono stati importanti e sicuramente superiori al 2018, non hanno mai comportato particolari difficoltà di gestione.

Sempre meno ettari

Gli apporti settimanali, nel complesso, si sono mantenuti quindi sempre lineari e non eccedentari. Chiaramente in questa nuova distribuzione del calendario più equilibrata ha avuto un influenza l’andamento climatico e quindi lo stato di maturazione del prodotto nelle diverse aree, ma ha avuto un certo effetto anche il ridimensionamento degli ettari coltivati; le produzioni italiane come è noto scontano una cospicua diminuzione di superfici nelle aree settentrionali in particolare, mentre le regioni meridionali, seppur in calo, evidenziano riduzioni più lievi rispetto al Nord.

L’equilibrio del calendario di raccolta non è stato però sufficiente ad assicurare un positivo inizio di campagna.

Esordio blando

L’esordio non è stato infatti dei migliori, disattendendo le aspettative per quanto riguardava le prime raccolte di provenienza meridionale: il prodotto precoce ha dovuto misurarsi fina da subito sui mercati europei con la concorrenza spagnola, situazione aggravata da un andamento climatico caratterizzato da  frequenti piogge soprattutto nel mese di  maggio, che ha finito per creare problemi di conservabilità, con le ovvie ricadute sul mercato.

Per tutto il corso della campagna, sui mercati esteri la richiesta è stata caratterizzata da una forte pressione sulle quotazioni;  acquirenti alla continua ricerca della maggiore economicità delle forniture, con prezzi settimanalmente al ribasso, indipendentemente dal livello di offerta presente.

Spagna dominante

La concorrenza della Spagna sui nostri stessi mercati europei di riferimento, con quantitativi ritornati nella norma anche nelle loro zone più precoci, ha limitato sin da subito l’interesse per il prodotto italiano che, allo stesso modo, ha scontato la forte presenza della Grecia sui mercati dell’Est-europeo.

ESPORTAZIONI DI PESCHE NETTARINE (ultimi cinque anni - tonnellate)
2014 2015 2016 2017 2018
ITALIA 262.412 269.204 228.459 223.243 157.238
SPAGNA 843.947 858.550 820.423 934.583 740.535
GRECIA 167.533 148.017 169.223 186.920 159.767
FRANCIA 44.042 46.810 41.829 43.974 25.703
Totale 1.317.934 1.322.581 1.259.934 1.388.720 1.083.243

 

Per tutta la campagna le vendite destinate all’export sono proseguite all’insegna della tranquillità e dirette prevalentemente alla clientela abituale per la programmazione stabilita; per i volumi rimanenti si è resa necessaria un’adeguata selezione delle forniture cercando di  mantenere le quotazioni su livelli consoni all’offerta presente, spesso a scapito delle vendite. Ricercate principalmente le nettarine, non particolarmente vivace la domanda di pesche, anche in corrispondenza dei periodi di scarsa disponibilità.

I calibri maggiori, la cui disponibilità è stata quest’anno particolarmente contenuta, soprattutto nella prima parte della campagna, sono stati spesso riservati al mercato interno,  dove è stato possibile avere maggiori riscontri, mentre sull’estero la domanda è sempre rimasta modesta per  la predisposizione della clientela a concedere i differenziali di prezzo proposti, rispetto alle pezzature minori.

Poco dinamici durante tutta la campagna i listini per il prodotto inviato sui mercati esteri, con un finale di campagna al di sotto delle aspettative, che non è riuscito a beneficiare dell’usuale rialzo delle quotazioni nella fase finale.

Scenario europeo stravolto

A conclusione della campagna rimane una riflessione da fare sullo scenario europeo. Se consideriamo anche al situazione di questa annata e di quelle precedenti ci si rende subito conto che si è modificato enormemente lo scenario europeo. Da diversi anni l’Italia ha subito un forte ridimensionamento dell’offerta in termini di potenziale; le produzioni fino a ormai molti anni fa definite “eccedentarie” non si raggiungeranno più. Oggi il potenziale produttivo del nostro paese è attorno a 1,2 milioni di tonnellate contro 1,5 milioni di tonnellate dei primi anni duemila.

Il fenomeno platicarpe

Parallelamente è cresciuta invece l’offerta del prodotto spagnolo, peraltro, da diversi anni concentrata non più solamente nella fase precoce, ma in crescita soprattutto nelle aree medio-tardive. Dalle 600.000 tonnellate dei primi anni duemila oggi la produzione spagnola è volata a 1,3 milioni di tonnellate. A oggi, le produzioni spagnole di pesche, grazie allo sviluppo delle platicarpe, superano quelle italiane, mentre i volumi delle nettarine sono attualmente sugli stessi livelli italiani.pesche

Se abbiniamo a ciò una tendenziale contrazione dei volumi della Francia e una recente ripresa della Grecia l’offerta europea di pesche-nettarine, rispetto ai primi anni 2000,  è salita da 2,8 milioni di tonnellate dai primi anni 2000 fino al 2011, a oltre 3 milioni di tonnellate negli ultimi anni.

In questo contesto ogni anno le variazioni di qualche punto percentuale in più o in meno rispetto all’anno precedente della produzione italiana hanno minore influenza sull’andamento del mercato.

Chiusura di alcuni mercati

Teniamo anche presente che rispetto ai primi anni duemila quando le crisi erano quelle del 2004-2005, oltre ai maggiori quantitativi disponibili a livello europeo e al minore peso dell’Italia con un conseguente aumento della concorrenza con la Spagna, i mercati di riferimento si sono chiusi – pensiamo ai gravi effetti dell’embargo russo.

Nel 2005 le esportazioni spagnole di pesche-nettarine erano posizionate sugli stessi livelli italiani di 420.000 tonnellate, salite successivamente fino a oltre 930.000 tonnellate nel 2017 ed in calo nel 2018 per la disponibilità contenuta.  In controtendenza l’export dell’Italia con volumi in riduzione passati dalle 420.000 tonnellate del 2005 a meno di 230.000 tonnellate nel biennio 2016-2017, scesi nel 2018 per le scarse produzioni.

Il nodo redditività

È chiaro che in una situazione come questa, con costi di produzione elevati, la peschicoltura italiana difficilmente riuscirà a dare vera redditività. Pregevole in questi anni, seppur non sufficiente, un risveglio di interesse verso le produzioni Igp, come difesa e riconoscimento della qualità italiana.

Sempre meno pesche italiane nello scenario europeo - Ultima modifica: 2019-10-02T17:59:48+00:00 da Gianni Gnudi

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