Tabacco, chiesti contratti più lunghi per dare garanzie ai produttori

Tabacco
Durante un convegno con la ministra Bellanova si è parlato di filiera. Negli ultimi anni il settore del tabacco italiano ha perso quasi la metà della produzione. Chiesto un maggior equilibrio fra le accise sul tabacco riscaldato e quello tradizionale
Assicurare contratti pluriennali con le grandi manifatture del tabacco per permettere agli agricoltori investimenti sul lungo periodo e ridare valore a un comparto che ha posizionato l’Italia nella top ten mondiale come primo produttore comunitario, grazie a un importante processo di ricerca e innovazione. Questo l’appello di Cia-Agricoltori Italiani e Confagricoltura nell’incontro “La filiera del tabacco, quale futuro?”, realizzato dalle due professionali insieme a Unitab e Japan Tobacco International Italia, alla presenza della ministra Teresa Bellanova.
Green Deal
Dino Scanavino

Nonostante il mantenimento del primato dell’Italia nella produzione del tabacco, per ridare valore a un comparto strategico, secondo il presidente della Cia Dino Scanavino, «dobbiamo affrontare la sfida del miglioramento tecnologico per una produzione più sostenibile e trovare la via che dia certezze commerciali ai produttori».

Tabacco settore in crisi: produzione giù del 50%

Il settore tabacchicolo è in grave crisi e dopo un felice periodo di sviluppo, che ha portato a impiegare 40mila lavoratori, registra negli ultimissimi anni una perdita del 92% delle aziende agricole produttrici e un calo produttivo complessivo del 50%. Nel giro di appena sei anni, il numero dei produttori delle due principali varietà è diminuito del 43% (-35% per il Burley, -24% per il Bright), passando complessivamente da 2.269 a 1.327 imprese.

Solo una parte delle superfici dismesse sono state recuperate da agricoltori che hanno continuato a coltivare, ampliando le proprie superfici. Ciò ha portato ad una riduzione complessiva delle produzioni consegnate delle due varietà del 29%. La produzione totale di Bright e Burley è passata da 50.200 tonnellate del 2014 a 36.100 stimata per il 2020.

Cia e Confagricoltura, «Sostenere la produzione di tabacco»

Cia e Confagricoltura chiedono dunque al Governo di sostenere la produzione di tabacco italiano per continuare a permettere gli investimenti necessari a un prodotto di alta qualità, nel rispetto delle più severe regole in campo ambientale e sociale. «Il tabacco Made in Italy - incalza Scanavino - è coltivato, infatti, seguendo rigide norme nell’uso di concimi e diserbanti chimici e offre garanzia di alta sostenibilità. In Italia, seppur tra mille difficoltà, la produzione del tabacco ha creato un indotto importante anche per tutte le attività legate alla logistica, meccanica e ai servizi finanziari, con ricadute sociali positive anche sul versante dell’occupazionale, grazie all’impiego di manodopera migrante perfettamente integrata e sindacalizzata».

politiche di coesione
Massimiliano Giansanti

Altro aspetto su cui intervenire, per Confagricoltura, è quello legato alla fiscalità del settore. «Va semplificato l’attuale impianto normativo – ha detto il presidente Massimiliano Giansanti – rimuovendo tecnicismi complessi, programmando gli eventuali incrementi fiscali, per evitare brusche variazioni della domanda, e contestualmente garantire gettito per lo Stato ed equità fiscale».

La situazione di stallo e di indecisione sia sui prezzi, sia sul prodotto realmente consegnato a fronte del contrattato – anche a causa delle numerose calamità atmosferiche – da troppo tempo non permette alle aziende una programmazione appropriata della coltivazione e dei relativi nuovi investimenti necessari, tutto ciò a fronte della concorrenza sempre più agguerrita dei mercati internazionali.

«Siamo di fronte a un settore che, nonostante la contrazione dei volumi prodotti negli ultimi anni, ha saputo mantenere la sua vitalità, facendo della sostenibilità, della qualità e dell’aggregazione i propri punti di forza – ha osservato  Giansanti -. Quello che chiediamo è un vero e proprio progetto di resilienza. Cogliere le difficoltà del momento per riemergere più forti di prima».

Bene l'accordo con Japan Tobacco

L’accordo realizzato, annunciato nel corso dell'evento, con Japan Tobacco International Italia - 7 milioni di kg per il 2021 - va, dunque, nella giusta direzione ma il comparto ha bisogno di maggiori tutele e sicurezze, che necessitano impegni dalla durata pluriennale. Scanavino, a riguardo, ribadisce la necessità di un percorso partecipato e condiviso tra le istituzioni e tutti gli operatori della filiera riguardo a un maggior equilibrio fra le accise sul tabacco riscaldato e quello tradizionale, senza il quale tutto il settore rischia di essere pesantemente danneggiato, favorendo l’import da Paesi dove il tabacco viene prodotto in precarie condizioni sociali e ambientali (Zimbabwe, Malawi, Brasile).

Bellanova:«Centralità ad accordi e contratti di filiera»

Teresa Bellanova

«Voglio ribadire la centralità che devono assumere nella nuova agricoltura gli accordi e i contratti di filiera. Sto chiedendo anche nel Recovery Found - ha affermato la ministra del Mipaaf Teresa Bellanova - risorse importanti per sostenere i contratti di filiera, strumenti importanti per affermare la strategicità del settore agroalimentare.

Il settore del tabacco vale 2,6mld di euro annui di fatturato, in lieve e costante crescita malgrado il calo in termini di volume. Il fatturato dei coltivatori italiani è di 130mln di euro ed il presunto sovraccosto del tabacco italiano rispetto a quello di altri paesi come Brasile, India, Pakistan, Zimbabwe e altri paesi centro-sud Africa è di solo 30mln euro.

Non credo - prosegue la ministra - che le multinazionali che fanno della sostenibilità ambientale, economica e sociale la loro bandiera possano considerare la garanzia e il riconoscimento di retribuzioni adeguate o l'adozine di buone pratiche agricole un sovraccosto. Considerati gli enormi fatturati e gli utili delle manifatture agli agricoltori deve essere riconosciuto il giusto reddito per un lavoro duro e impegnativo, e per l’importante contributo economico e sociale della loro attività.

E' necessario che tutte le manifatture internazionali riprendano il dialogo con il Mipaaf per la sottoscrizione di accordi pluriennali che forniscano serie prospettive ai produttori per gli anni futuri, e per consentire la programmazione e gli ingenti investimenti necessari alla produzione.

Riconosciamo - afferma la ministra - che alcune aziende manifatturiere, ed è il caso della Japan Tobacco, hanno collaborato per anni con i nostri tabacchicoltori, sostenendo modelli di agricoltura consapevole, moderna e virtuosa.

L'esempio della tabacchicoltura dell'Altotevere umbro è un modello di applicazione di buone pratiche agricole e di lavoro, frutto dell'intenso impegno, della dedizione e degli investimenti degli agricoltori e anche della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali».

Sulla fiscalità per i prodotti finiti del tabacco c'è un confronto in Parlamento anche molto vivace, io sono portata - ha spiegato Bellanova - a non parteggiare, ma lavorare per cercare la soluzione che sia di maggiore equilibrio possibile per tenere in conto di tutte le esigenze che devono risposdere alla slvaguardia della filiera produttiva e reddito dei lavoratori. È comunque inaccettabile che siano i tabacchicoltori e i lavoratori del settore a divenire strumenti di pressione e a pagare il conto di questa situazione. Il mio compito è tutelare gli agricoltori e mettere in salvo il futuro della tabacchicoltura italiana».

Tabacco, chiesti contratti più lunghi per dare garanzie ai produttori - Ultima modifica: 2020-12-09T17:16:21+01:00 da Redazione Terra e Vita

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