Xylella, perché le lavorazioni del terreno non sono più obbligatorie in zona infetta?

Carmela Riccardi, presidente dell’Associazione Libero Comitato Anti-Xylella.
Se lo chiede l’Associazione Libero Comitato Anti-Xylella, che contesta la Regione Puglia «per una decisione che accrescerà la diffusione del batterio»

L’Associazione Libero Comitato Anti-Xylella contesta che la Regione Puglia, senza alcun supporto normativo o scientifico pubblico, abbia deciso di cancellare “l’obbligatorietà” degli interventi di aratura e gestione delle infestanti nella zona ex-contenimento e nella zona infetta.

 

 

Lo rende noto Carmela Riccardi, presidente dell’associazione, sostenendo che «la pandemia del Coronavirus non può essere un alibi per non occuparsi di tutte le emergenze che l’Italia è riuscita ad accumulare negli anni.

La Xylella è una epidemia che sta mettendo a rischio di estinzione l’olivicoltura in tutto il Mediterraneo; perché i governi nazionale e regionale ancora oggi si disinteressano dell’area infetta da Xylella e della grande riserva di vettori e di batterio che esse costituiscono?

Oggi i governi dicono che a causa delle morti dovute al Coronavirus finalmente hanno capito l’importanza della scienza e delle competenze e quanto sia importante contenere e neutralizzare i “focolai” colpiti dal Coronavirus.

Ebbene, perché non prestano la stessa attenzione alle aree infette da Xylella? Attualmente c’è una grande disattenzione verso tali aree, perciò il disastro economico e paesaggistico che sta già colpendo la Piana degli olivi monumentali sarà ancora più devastante, perché nelle aree che potevano essere salvate anche la produzione olivicola sarà azzerata».

Cancellata l’“obbligatorietà” delle lavorazioni nella zona infetta

Il Libero Comitato Anti-Xylella contesta che la Regione Puglia abbia cancellato “l’obbligatorietà” delle lavorazioni nella zona infetta.

La contestazione del Libero Comitato Anti-Xylella nasce, spiega Riccardi, dal fatto che «dopo quasi due anni la Regione Puglia cambia radicalmente le regole.

Senza alcun supporto normativo o scientifico pubblico decide di cancellare “l’obbligatorietà” degli interventi di aratura e gestione delle infestanti nella zona ex-contenimento e nella zona infetta.

Infatti la Regione Puglia con nota n. A00_181/4009 del 1/4/20 ha inviato ai prefetti le nuove indicazioni per il contenimento del vettore della Xylella, ovvero la certificazione per facilitare una più veloce scomparsa di questo pezzo importante dell’olivicoltura mondiale. E a nulla valgono o sono valsi i ripetuti appelli delle organizzazioni di produttori, come quelli di Coldiretti e Cia, o i dettagliati opuscoli informativi di Infoxylella».

Senza interventi opportuni, le sputacchine dalla zona infetta conquistano progressivamente e senza ostacoli aree sempre più ampie del territorio regionale.

Le lavorazioni del terreno e la gestione delle infestanti nei mesi di marzo e aprile costituiscono gli unici strumenti a disposizione per il contenimento delle forme giovanili della sputacchina, il più importante ed efficace vettore della Xylella fastidiosa, così come il distanziamento sociale costituisce l’unica arma per evitare la diffusione del Coronavirus.

Perché tali lavorazioni non sono rese più obbligatorie in aree infette? La normativa attualmente in vigore, cioè la Decisione di esecuzione Ue 789/2015 e s.m.i., l’art 11. comma 2, lettera a del Dm 4999 del 13/02/2018 (modificato dal Dm 5 ottobre 2018 art. 1, comma 1, lettera b), la DGR Puglia del 24 ottobre 2018 n. 1890, prevede che in tutte le zone demarcate (cuscinetto, contenimento e infetta) siano obbligatoriamente effettuate le lavorazioni del terreno e che, in aggiunta, nelle aree cuscinetto e di contenimento siano compiuti anche due trattamenti insetticidi obbligatori (uno a maggio e l’altro a giugno).

Tutte queste norme costituiscono gli unici strumenti che abbiamo per contenere la popolazione delle sputacchine che altrimenti, ben allevate in area infetta, conquisteranno progressivamente e senza alcun ostacolo aree sempre più ampie del territorio regionale, diffondendo la Xylella fastidiosa nelle aree ancora parzialmente indenni dell’olivicoltura pugliese.

Quello che sta avvenendo nella zona ex-contenimento ne è la più chiara ed evidente dimostrazione, con una continua espansione della presenza del batterio».

 

Perché subire attacchi da Xylella proveniente dalla zona infetta?

 

La crescente diffusione della Xylella rischia di devastare completamente la Piana degli olivi monumentali.

Perché, si chiede Riccardi, tanto disinteresse per l’olivicoltura e l’agricoltura, al punto che in uno degli ultimi decreti sul Coronavirus era stato dimenticato che in agricoltura, oltre alla Xylella, esistono altre pratiche indifferibili?

«A cosa serviranno i 300 milioni stanziati per la rigenerazione del patrimonio olivicolo e agricolo in aree infette se il batterio Xylella non viene contenuto?

Sappiamo che Leccino e Favolosa sono varietà resistenti, ma non indenni, quindi sarebbe meglio non sollecitare troppo la loro resistenza.

E poi perché gli olivicoltori devono subire attacchi da parte della Xylella proveniente da zone infette per le quali si è decretato di non fare nulla? A chi interessa che viva e sopravviva l’olivicoltura in Puglia?

A chi interessa che rimangano tracce della Piana degli olivi monumentali? Il silenzio è assordante, queste domande le abbiamo fatte più volte, le risposte ci sono state date ma come sempre ad oggi mancano strategie ed azioni che avrebbero dovuto esserci ben prima dei 300 milioni annunciati e stanziati già dal governo Conte 1 e dal ministro Centinaio».

 

L’appoggio dell’ex commissario per l’emergenza Xylella, Silletti

Giuseppe Silletti, ex commissario straordinario per l’emergenza Xylella.

Riccardi ha immediatamente ricevuto l’appoggio di Giuseppe Silletti, ex commissario straordinario per l’emergenza Xylella.

«In Puglia abbiamo due epidemie: quella del Coronavirus e quella della Xylella, generate da microrganismi diversi ma entrambi aggressivi e pericolosi.

Due epidemie che vengono però affrontate con interessi diversi: verso il Coronavirus, come è giusto che sia, con il massimo dell’attenzione, invece verso la Xylella con poco o affatto interesse. Eppure, quando il Coronavirus passerà, la Xylella rimarrà sul territorio a continuare la sua azione nefasta!».

Xylella, perché le lavorazioni del terreno non sono più obbligatorie in zona infetta? - Ultima modifica: 2020-04-20T23:41:34+02:00 da Giuseppe Sportelli

1 commento

  1. Il problema fondamentale che purtroppo in Italia succede che i Ministri in generale – per es. Ministro della Sanità Laurea in scienze politiche o giurisprudenza ecc, Ministro dell’agricoltura es. Laurea in lettere o Psicologia ecc. – siano persone che, senza nulla togliere , sia di Agricoltura che di Medicina non ne capiscono un fico secco. L’unico sistema per contenere le Batteriosi (l’uso degli antibiotici è vietato in Italia ed è un fatto positivo) è circoscrivere le zone infette ed abbattere le piante infette; inoltre; effettuare sia le lavorazioni del terreno e gestione delle infestanti nel mese di marzo-aprile che rappresentano oltre alla lotta chimica che biologica (se ci sono antagonisti) gli unici strumenti per contenere e debellare il vettore (sputacchina).

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