Al Sud aumenta il favino

favino
Complice il greening. È la coltura meno impegnativa sul fronte costi colturali

“In provincia di Foggia l’applicazione obbligatoria del greening si è tradotta in un massiccio incremento della superficie investita a favino. Alcuni agricoltori hanno optato per il set aside, la maggese nuda, altri per leguminose come cece o pisello, ma la stragrande maggioranza ha scelto il favino, la leguminosa meno impegnativa sia dal punto di vista agronomico sia sul fronte dei costi colturali. Peccato che l’eccesso di offerta probabilmente porterà a un crollo del prezzo,che nel 2013 si era attestato su 27-28 €/q e nel 2014 su 26-27 €/q, lo stesso prezzo del grano duro sotto trebbiatura».

Per Marcello Martino, agricoltore (32 ha tra Foggia e Manfredonia) e agronomo responsabile della conduzione di diverse aziende agricole rappresentative del Foggiano, il rispetto del greening sta incidendo in maniera significativa nell’agricoltura pugliese e nella conduzione di ogni singola azienda.

Mancano i principi attivi - «L’avvicendamento colturale imposto dall’art. 68 per favorire la rotazione biennale aveva già indirizzato gli agricoltori verso le leguminose e in particolare il favino, ma quest’anno, fra seconda e terza coltura, si è verificata una loro autentica esplosione. A fronte della quale bisogna rimarcare la scarsità di principi attivi registrati sulle leguminose per il diserbo e la difesa fitosanitaria. Eppure gli agricoltori hanno necessità di diserbare il favino e gli altri legumi e temono di trovarsi affrontare, impreparati e con pochi e non efficaci agrofarmaci, malattie come la rabbia del cece, che nel 2014 ha distrutto ettari e speranze di reddito di molti».

Martino stima che quest’anno in Capitanata almeno il 25% della superficie coltivata sarà investita a leguminose.

Pomodoro in affitto - «Nelle aziende che conduco come agronomo ho destinato circa 1.000 ha a grano duro e circa 500 ha a favino e cece. Per l’azienda personale ho dato in affitto 5 ha per il pomodoro da industria, così, con meno di 30 ha a mia disposizione, ho dovuto praticare due colture. Senza dover rispettare l’obbligo di due terzi per la prima coltura e un terzo per la seconda, avrei dato più spazio al grano duro e meno a favino. Invece, anche per una questione di organizzazione logistica aziendale, ho coltivato 17 ha a grano duro e 10 ha a favino. Il greening sta influendo decisamente sulle scelte aziendali di ognuno di noi».

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