Aggregazione e ricerca, le uniche armi per salvare la pericoltura

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    A un anno da Futurpera, che si terrà dal 2 al 4 dicembre 2021, alcuni grandi attori del settore della pericoltura si sono confrontati sulle problematiche e sulle prospettive. Bruni, Cso: «Raggiunto l'accordo sul rilancio della pera dell’Emilia- Romagna attraverso lo strumento dell’Igp. Un risultato straordinario»

    La pericoltura ha visto un 2019 con la produzione dimezzata dalla cimice e un 2020, che doveva essere l’anno del riscatto, flagellato dalla maculatura. Due annate orribili che hanno portato a una grande domanda: Cosa si può fare per dal punto di vista della difesa e dal punto di vista commerciale per risollevare la produzione e il settore?

    Si è cercato di dare risposta durante l’appuntamento online di oggi “Un anno da Futurpera, problematiche e prospettive”, organizzato dalla stessa Futurpera, da Ferrara Fiere Congressi, OI Pera e CSO Italy con il supporto del Comune di Ferrara insieme a Opera, Origine Group, Banca di Credito Cooperativo di Ravenna Forlì e Imola, BPER Banca, Agrofarma.

     

     

    Fornire le giuste alternative ai produttori

    Paolo Bruni, presidente di Cso Italy

    «Quello che serve oggi è unità di intenti e chiarezza di prospettive - anticipa Paolo Bruni, presidente di Cso Italy -. Se si esclude l’utilizzo di molecole indispensabili ad affrontare gravi problemi fitosanitari, si deve offrire ai produttori una valida alternativa, altrimenti la crisi della pericoltura italiana, che si concentra per il 70% in Emilia Romagna, non la si più fermare. Alla parte produttiva dobbiamo tuttavia ricordare che è l’unione che fa la forza e per questo proponiamo un grande progetto di valorizzazione dell’Igp su cui vanno trovate le necessarie convergenze da parte di tutti».

    La pericoltura tra il 2019 e il 2020

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    Elisa Macchi, direttore Cso Italy

    Elisa Macchi, direttore Cso Italy, fa il punto sulla situazione produttiva delle pere nel 2020 e sui danni produttivi ed economici derivanti dalla diffusione della maculatura bruna. «Con una produzione minima storica di 363mila t nel 2019, il danno economico totale è ammontato a  di 267,4 milioni di euro per il Nord-Italia e 206,5 milioni di euro per la sola E-R. La produzione totale definitiva di quest’anno è stata di 610.527 tonnellate, in ripresa rispetto allo scorso anno ma notevolmente al di sotto della media dei 730mila t del 2015-2018.

    L’andamento varietale ha rispettato le stime di inizio estate, fatta eccezione per l’Abate fetel che a consuntivo è risultata fortemente penalizzata: 397mila t contro le 464mila t previste. Con una perdita in termini economici di 85milioni di euro che per il singolo frutticoltore, tenuto conto di un costo di produzione a ettaro di 19.400 euro e una Plv di 13.200€, si traduce in un disavanzo a ettaro di 6.200 €. Un danno economico che diventa molto impattante soprattutto perché si somma alla perdita del 2019 di 8.600 euro/ha. Il calo produttivo porta anche a un calo della rappresentatività della pericoltura italiana sul panorama europeo: la produzione di pere italiane sul totale europeo è passata negli ultimi anni da un 35% a un 28% del 2020».

    L’Oi pera e le attività di ricerca a sostegno del settore

    Gianni Amidei, presidente dell’OI Pera

    Gianni Amidei, presidente dell’OI Pera, ha ricordato le attività di ricerca a sostegno del settore in questo particolare momento messe in campo dall’Organizzazione con l’obiettivo di rafforzare la competitività. I progetti in campo, sia per contrastare la maculatura bruna sia per la cimice asiatica, sono diversi:

    1- Il progetto "Maculatura bruna del pero: approfondimenti su agenti causali, tecniche innovative di prevenzione e contenimento alla luce dei cambiamenti climatici" cofinanziato con il Psr dalla Regione Emilia-Romagna per un costo totale di oltre 399mila.
    2- La ricerca del Crpv sull’identificazione del patogeno target, valutazione degli effetti degli agrofarmaci disponibili e riduzione dell’inoculo. Con un investimento di 100mila €.
    3- La ricerca di Agri2000 sull’utilizzo di microrganisi antagonisti e di mezzi fisici per irdurre l’inoculo e utilizzo bio fungicidi. Con un investimento di 153mila €.
    4- Affinamento delle azioni di monitoraggio contro la cimice e sviluppo di una piattaforma informatica per le analisi Big data (contributo regionale di 180mila €, per un totale di 200mila €).
    5- Valutazioni complessive per l’applicazione della lotta biologica alla cimice (contributo regionale di 270mila €, per un totale di 300mila €).
    6- Sviluppo di specifiche trappole attract & kill per la cimice (contributo regionale di 270mila €, per un totale di 300mila €).
    7- Difesa chimica diretta e azioni preventive con reti antinsetto (contributo regionale di 270mila €, per un totale di 300mila €).

    Per avere delle soluzioni concrete grazie a questi progetti si dovrà aspettare fino al 2022, anno in cui termineranno.

    Tuttavia, Alvaro Crociani, direttore del Centro Ricerche Produzioni Vegetali, ha precisato che un primo obiettivo di brevissimo periodo (contano di essere già operativi entro fine dicembre) riguarda la definizione di linee guida tecniche da adottare per la campagna 2021. «Fondamentali saranno i bollettini settimanali che verranno inviati ai frutticoltori e che riguarderanno sostanzialmente il corretto posizionamento degli interventi e la gestione oculata del cotico erboso, sia con interventi di sanificazione sia con operazioni di rottura del cotico».

    Ricerca e coordinamento sul piano commerciale

    L’importanza della ricerca è stata rimarcata anche dall'europarlamentare Paolo De Castro, il quale ha sottolineato che «dal lato tecnico, per raggiungere gli obiettivi del Green Deal servono investimenti da parte delle grandi aziende di agrofarmaci per cercare nuovi prodotti meno impattanti e investimenti in ricerca per potenziare le tecniche genetiche. Non meno importante il lato commerciale. Per essere efficaci sul mercato bisogna essere organizzati, serve un coordinamento unico commerciale per gestire quantità e prezzi. La qualità del prodotto è fondamentale ma non basta».

    Non dimentichiamoci dell’innovazione varietale

    La ricerca e il miglioramento genetico hanno oggi una priorità: la resistenza ad avversità biotiche e abiotiche. Tuttavia non è da sottovalutare l’investimento per la ricerca di nuove varietà. Ugo Palara, coordinatore dei tecnici dell’Oi Pera, è stato molto chiaro: «Il consumo delle pere è diminuito del 12%. Questo perché il prodotto offerto non rispecchia le aspettative dei consumatori. A oggi la pericoltura italiana si basa su pochissime varietà, principalmente su Abate e William. Per attrarre nuovamente il consumatore è necessario migliorare la qualità delle pere e cercare nuove varietà in grado di generare nuove occasioni di consumo. Le caratteristiche più ricercate non sono facili da ottenere (buccia e polpa rossa, polpa croccante e succosa) ma quella deve essere la direzione. Il processo di miglioramento genetico oltre ad essere difficile è anche molto lungo, per questo si deve investire prioritariamente sulle nuove tecnologie di miglioramento genetico, tecniche che permetterebbero di sveltire il processo.

    Altri due aspetti su cui porre attenzione riguardano la gestione agronomica dell’impianto, la valutazione di nuovi modelli d’impianto e il post raccolta, bisogna ricostruire una scuola di ricerca per migliorare la qualità del prodotto conservato. Ma senza la ricerca non si va da nessuna parte».

    Le risposte dal mondo produttivo e commerciale

    Albano Bergami

    Albano Bergami, intervenuto come portavoce dei frutticoltori, ha rimarcato l’importanza delle nuove tecnologie genetiche per il futuro della pericoltura. «Fondamentali in un contesto in cui gli obiettivi di riduzione dei prodotti fitosanitari e l’incremento delle superfici in biologico stridono con la realtà, fatta di produzioni flagellate dai problemi fitosanitari. Ma c’è molto lavoro da fare anche sull’aggregazione».

    E proprio su questo aspetto sono intervenuti il presidente del Consorzio Opera e del Consorzio Igp, Adriano Aldrovandi, che dichiara la volontà di iniziare insieme ad altre realtà un lavoro di aggregazione, e il direttore di Origine Group, Alessandro Zampagna, che precisa alcuni aspetti critici dell’Igp.

    «Se vogliamo che l’Igp abbia un impatto, deve diventare qualcosa di più di una nicchia, deve rappresentare la maggioranza produttiva e aggregare il maggior numero di produttori. Il disciplinare deve essere sì di alto livello, ma anche accessibile: i frutticoltori devono poter rispondere senza essere tagliati fuori. Dal punto di vista di mercato poi c’è da fare un lavoro di valorizzazione del marchio. Le modalità di controllo e le certificazioni devono essere snellite per favorire l’accesso dei produttori. Altrimenti si aggravano solo gli oneri. Inoltre, si deve potenziare l’assistenza tecnica per i produttori, per fare in modo  che rispettino il disciplinare senza rimetterci.

    Sì al progetto Igp: la risposta della Regione Emilia-Romagna

    Sul progetto di rilancio della pera dell’Emilia-Romagna attraverso la valorizzazione dell'Igp c’è dunque stata la convergenza dei due massimi player regionali (e nazionali) del comparto, Opera e Origine Group, e dell’assessorato all’Agricoltura della Regione nella persona dell’assessore Alessio Mammi, che ha dichiarato:

    Alesio Mammi

    «Confermo pienamente l’appoggio della Regione sul progetto Igp, così com’era stato preannunciato a luglio durante il primo incontro. Aspettiamo un progetto unitario e ci saremo. Non si fermano neanche le attività per sostenere a livello nazionale l’intero settore. Abbiamo infatti portato diverse proposte al Tavolo ortofrutticolo nazionale che ruotano attorno ad alcune tematiche che ritengo strategiche per il rilancio della frutticoltura: imprese più competitive sul piano tecnologico, fiscalità e costi del lavoro, gestione del rischio, ricerca e innovazione, sostegno alla promozione e all’aggregazione. Ma lavoriamo anche su una giusta distribuzione delle risorse da destinare con la Pac: pesi e finanziamenti diversi a seconda delle filiere e una minore frammentazione dei bandi del Psr, per evitare di dare poche risorse a molti».

    Aggregazione e ricerca, le uniche armi per salvare la pericoltura - Ultima modifica: 2020-11-28T17:15:34+01:00 da Sara Vitali

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