Il kiwi torna in Puglia, ma diversamente dagli anni 80 del secolo scorso

    kiwi in puglia
    Addio alla vecchia fallimentare improvvisazione. Adesso la coltivazione del kiwi viene riproposta in Puglia in termini di filiera. L’accordo firmato tra Consorzio Frutteto e Agriproject Group va in questa direzione

    La coltivazione del kiwi tornerà in Puglia, ma in maniera molto diversa rispetto agli anni 80 del secolo scorso. E anche in altre regioni meridionali (Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia) tornerà o, se ancora è presente, si esprimerà in modo radicalmente innovativo. Ne è convinto Antonio Mastropirro, agronomo di Agriproject Group di Rutigliano (Ba), sulla scorta dei contenuti dell’accordo che lo studio agronomico di cui fa parte ha sottoscritto con Consorzio Frutteto di Cesena.

    Kiwi in Puglia, il fallimento degli anni 80

    Antonio Mastropirro
    Antonio Mastropirro

    «La coltivazione del kiwi verde in Puglia e in particolare nel Sud-Est barese nacque e crebbe rapidamente negli anni 80, ma si risolse quasi ovunque in un eclatante fallimento.

     

     

    Le premesse sembravano buone, cioè la presunta semplicità della tecnica colturale e i prezzi abbastanza sostenuti, tanto che nei primi tempi i kiwi si vendevano a pezzo. Ma in realtà poggiavano sull’improvvisazione. Il crollo dei prezzi alla fine degli anni 80, a seguito del notevole incremento dell’offerta, mise a nudo tutti i limiti della nuova coltura.

    In primo luogo i limiti agronomici, cioè la scelta di siti con suoli non adatti, l’indisponibilità di acqua irrigua per soddisfare esigenze idriche pari a 6.000-7.000 m³/ha e quindi maggiori dei 3.000-4.000 m³/ha dell’uva da tavola, l’utilizzo di acque irrigue non di qualità adeguata.

    Poi i limiti commerciali, ossia l’assenza di centri di stoccaggio e di celle frigo, la vendita di prodotto disomogeneo, non opportunamente calibrato, la mancanza di uno studio approfondito delle caratteristiche organolettiche del frutto, l’inesistenza di seri e organizzati piani commerciali di filiera. Nel giro di pochi anni l’aumento dell’offerta, nazionale ed estera, e l’affacciarsi sul mercato di una concorrenza di qualità, soprattutto neozelandese, mandarono a picco la pur notevole produzione pugliese».

    Prima l’improvvisazione, ora la pianificazione

    JingoldAdesso, invece, sottolinea Mastropirro, la situazione è completamente diversa. «A distanza di oltre 30 anni non è più il caso di ripetere gli errori passati. L’arrivo in Puglia e altrove al Sud di detentori di marchi di qualità e la loro ricerca di tecnici agricoli che conoscono i territori vanno in questa nuova direzione. In primo luogo non si progetta più di coltivare il kiwi verde, bensì il kiwi a polpa gialla o a polpa rossa.

    Il Consorzio Frutteto è una realtà emiliano-romagnola coinvolta da tempo nella coltivazione e nella commercializzazione del kiwi giallo con l’istituzione, nel 2001, del Consorzio “Kiwi Gold”, divenuto in seguito Jingold® spa, che detiene l’esclusiva nella produzione e commercializzazione a livello mondiale dei kiwi a polpa gialla Jintao® e Jinyan® e del kiwi a polpa rossa Dong Hong®.

    È interessato a espandere la coltivazione di kiwi giallo e rosso al Sud, dove quasi non ci sono tracce di batteriosi dell’actinidia, ma a precise condizioni: solo dopo aver valutato le caratteristiche del terreno, la disponibilità e la qualità dell’acqua e l’organizzazione aziendale, il Consorzio Frutteto autorizza a piantare le proprie varietà.

    Questa valutazione la farà grazie alla conoscenza che noi agronomi di Agriproject abbiamo dei diversi territori, pugliesi e non solo. Ad esempio il Sud-Est barese, terra vocata per la produzione di uva da tavola, si presta bene alla coltivazione del kiwi. Peraltro le strutture che sostengono le viti si prestano benissimo a fare altrettanto con le piante di actinidia».

    Dalla produzione individuale a quella in filiera

    A differenza degli anni 80, aggiunge Mastropirro, «adesso si ragiona in termini di filiera. Le parti, il consorzio e gli agricoltori, fanno una reciproca apertura di credito. Il consorzio fornisce le piante, garantisce, attraverso noi agronomi, la selezione dei siti colturali e l’assistenza tecnica necessaria per ottenere una produzione di qualità e ritira il prodotto. Gli agricoltori mettono a disposizione il terreno e la propria intelligenza colturale. La sintesi dell’accordo è doppia: un prodotto di qualità che soddisfi il consorzio e prezzi remunerativi che gratifichino i produttori».

    Il kiwi torna in Puglia, ma diversamente dagli anni 80 del secolo scorso - Ultima modifica: 2021-06-13T11:48:47+02:00 da Giuseppe Sportelli

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