La cimice asiatica sconvolge la difesa

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cimice asiatica
Esemplare adulto di Halyomorpha halys
In rapida diffusione al Sud, dove si può fare tesoro dell'esperienza del Nord. Monitoraggi, trattamenti localizzati, reti: se la conosci non la eviti ma la contieni

Negli ultimi anni la difesa insetticida di alcune colture frutticole nell’Italia settentrionale è stata completamente sconvolta con l’arrivo della cimice asiatica (Halyomorpha halys; Hem.: Pentatomidae). Specie originaria dei paesi asiatici, H. halys, si è diffusa dal 1996 negli USA ed è stata ritrovata per la prima volta in Italia, nel modenese, nel 2012. La cimice cinese ha impiegato pochi anni per diventare un pericolosissimo fitofago in grado di determinare danni molto consistenti in Emilia Romagna, soprattutto sulla coltura del pero già a partire dal 2015. H. halys, specie estremamente polifaga, in Italia sta causando danni gravissimi oltre che sulle pomacee, sul pesco, che sembra essere la specie preferita, sul nocciolo, su actinidia e su diverse colture erbacee e ortive.

L’arrivo al Sud

Nel 2018 si segnalano danni anche su ciliegio e albicocco, meno importanti gli attacchi del fitofago su susino. In altri Paesi sono stati segnalati danni anche su olivo. Su vite l’insetto si è insediato in maniera importante, ma al momento non si rilevano danni sulla qualità dei vini, mentre potenzialmente più dannosa potrebbe essere la sua attività su uva da tavola. In questi ultimi mesi H. halys si è ulteriormente diffusa sul territorio nazionale e anche in Puglia è facile ritrovare gli adulti di H. halys in prossimità delle abitazioni, alla ricerca di un rifugio per svernare. In questi territori di recente colonizzazione da parte dell’insetto può essere utile capitalizzare le esperienze acquisite nel nord Italia in modo da essere pronti ad affrontare, nei prossimi anni, questo potenziale rischio per l’agricoltura meridionale.

Un avversario con “super-poteri”

Per organizzare e pianificare le strategie di difesa fitosanitaria è importante conoscere i principali aspetti di biologia che caratterizzano questo insetto. Alcuni di questi, di cui è utile tenerne conto, sono:

  • l’estrema polifagia, si nutre su un'ampia varietà di specie coltivate e spontanee, in particolare Fabacee e Rosacee, con una predilezione per piante arboree e arbustive;
  • l’elevata mobilità non solo come adulto, ma anche come neanide riesce a muoversi su lunghe distanze. Gli adulti si spostano dai luoghi di svernamento verso i frutteti muovendosi progressivamente dall’esterno, verso l’interno. All’inizio della stagione l’insetto si ritrova diffusamente nelle aree naturali, siepi in particolare, e da questi si muove verso i campi coltivati; non è escluso che questi spostamenti si determinino anche nel corso di una sola giornata;
  • il numero variabile delle generazioni a seconda delle condizioni ambientali. Nelle regioni più fredde H. halys compie una sola generazione all'anno, mentre nelle aree subtropicali può arrivare a 4-6 generazioni;
  • specie molto prolifica, ogni femmina può deporre tra 100 e 500 uova, con una media intorno a 250 uova per cui anche se dall’inverno riescono a sopravvivere pochi individui, le sue popolazioni si ricostituiscono durante la stagione con molta rapidità;
  • il carattere gregario, spesso le cimici si radunano in gruppi molto numerosi in una stessa zona. La loro scelta si basa sulla disponibilità di nutrimento e di riparo. Sverna in modo aggregato in luoghi riparati, sono preferite le abitazioni civili.
  • specie fugace preferisce le parti alte delle piante preferendo quelle più vigorose, questo rende molto difficile il monitoraggio visivo, specialmente durante le ore più calde della giornata. I dati di cattura forniti dalle trappole a feromoni di aggregazione sono di difficile interpretazione. Le trappole catturano molto bene nel periodo autunnale, mentre sono meno efficaci, nello stimare la popolazione presente nel frutteto, nel periodo primaverile ed estivo. In ogni caso, occorre tenere presente che possono favorire un incremento dei danni nelle piante che si trovano vicino alle trappole stesse.

La chimica non è risolutiva

Nella difesa è quindi opportuno un approccio complessivo della problematica che tenga conto delle colture presenti, della loro suscettibilità agli attacchi del fitofago, dei possibili siti di svernamento. Una volta accertata l’area con una presenza significativa del fitofago può essere opportuno effettuare trattamenti localizzati, anche, ripetuti sui bordi dei campi da proteggere con l’esecuzione di un minor numero di trattamenti nelle parti centrali dei frutteti. In questi anni sono stati valutati numerosi prodotti fitosanitari, ma al momento non sono stati individuati insetticidi in grado di risolvere la problematica. In Europa è stato recentemente limitato in maniera consistente la disponibilità di agrofarmaci, ma, nel caso specifico, non sembra che siano stati vietati prodotti che in altri contesti siano stati in grado di risolvere il problema. Le sostanze attive che hanno dimostrato una maggiore attività nei confronti della cimice asiatica sono il clorpirifos metile, limitato comunque nel numero delle applicazioni annue, l’acetamiprid, impiegabile al massimo due volte all’anno e l’etofenprox. Meno impiegati sono gli altri piretroidi registrati contro questa avversità, la cui applicazione potrebbe, nel tempo, favorire lo sviluppo degli acari fitofagi. I trattamenti insetticidi hanno fornito i migliori risultati se eseguiti nelle ore più fresche della giornata, quando l’insetto è meno mobile.

Reti anti-insetto

Tra le diverse strategie di difesa praticabili ha dimostrato un certo interesse l’uso delle reti antinsetto che, integrate con le reti antigrandine, hanno consentito di limitare la diffusione della cimice all’interno dei frutteti. In corso di valutazione l’attività di possibili predatori e parassitoidi su cui impostare eventuali programmi di lotta biologica, ma, a causa delle normative italiane che vietano l’introduzione di parassiti esotici, nel breve periodo non si possono prevedere positive soluzioni del problema.


Un piano in sette mosse

Alcuni interventi importanti per le aree di nuovo insediamento:

  • costituzione di un’unità di crisi che coinvolga tutti i soggetti interessati (Servizio Fitosanitario, Università, CNR, CREA, organizzazioni di tecnici, rappresentanti dei produttori agricoli ecc.), che pianifichi gli interventi da attuare sul territorio; il gruppo di lavoro dovrebbe incontrarsi periodicamente per seguire l’evoluzione del problema e decidere rapidamente gli interventi da mettere in atto;
  • sensibilizzare tutti i tecnici per prepararli ad affrontare il problema nei diversi contesti aziendali;
  • avviare piani di informazione per le aziende agricole e anche per la cittadinanza;
  • impostare un programma di monitoraggio per seguire la diffusione del fitofago sul territorio, anche per valutare i danni che si potranno determinare nelle diverse colture importanti come l’olivo, l’uva da tavola e il pomodoro;
  • promuovere, dove possibile, l’utilizzo delle reti anti-insetto;
  • avviare iniziative di ricerca a carattere locale per determinare il profilo genetico delle popolazioni del fitofago, approfondire lo studio del ciclo biologico.
  • predisporre strategie di difesa da attuare nei momenti più opportuni, valorizzando le caratteristiche dei diversi insetticidi che si andranno ad utilizzare.

La cimice asiatica sconvolge la difesa - Ultima modifica: 2018-12-05T20:42:27+00:00 da K4

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