«È l’apertura delle frontiere Ue a salvare i raccolti»

Ettore Prandini
Fase 2: aprono i ristoranti e il 3 giugno aprono le frontiere e Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, sottolinea che è quest’ultimo provvedimento che consente agli imprenditori agricoli di fare ricorso a manodopera specializzata con cui le imprese hanno instaurato rapporti di fiducia. Coldiretti stima che da giugno possano arrivare 150mila lavoratori agricoli da Polonia, Romania e Bulgaria.

La firma è arrivata all’ultimo secondo. Dopo una lunghissima trattativa con le Regioni, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato domenica 17 maggio il Dpcm con le misure per la fase 2 che saranno in vigore già da lunedì 18 e che aveva già annunciato sabato sera  in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Per l’agricoltura le buone notizie arrivano dall’apertura di bar e ristoranti, pur con tutti i limiti causati dal distanziamento sociale, ma anche dall’apertura delle frontiere annunciata per il prossimo 3 giugno e non solo in chiave turismo.

 

 

Il protocollo anti-contagio

Ci pensa Coldiretti a sottolineare che il via libera alle frontiere italiane per i cittadini europei salva anche i raccolti, dando la possibilità di entrare temporaneamente nel Paese a circa 150.000 lavoratori stagionali comunitari provenienti soprattutto da Romania, Polonia e Bulgaria. «Per garantire la sicurezza - osserva la Coldiretti - si attende ora che venga siglato il protocollo anti-contagio per il settore agricolo con i ministri competenti e l'assistenza dell'Inail».

Le critiche alla sanatoria migranti

«Le nostre imprese agricole - osserva Ettore Prandini, presidente della Coldiretti - si stanno già impegnando per organizzare il trasferimenti dei lavoratori europei dai Paesi di origine in Italia».

Una sottolineatura che serve a mettere in evidenza ancora una volta le criticità della sanatoria dei lavoratori extracomunitari del decreto rilancio.Pinot Grigio

«L'intesa raggiunta sulla regolarizzazione dei migranti – aveva affermato il presidente Prandini - non è risolutiva dei problemi del mondo agricolo anche per i tempi che non combaciano con quelli delle imprese perché nelle campagne le esigenze sono immediate mentre per la regolarizzazione ci vorrà tempo».

In un'intervista pubblicata sul Corriere della Sera Prandini ha anche messo in evidenza come, secondo il Centro studi Coldiretti, siano solo 2 mila le persone che potranno essere regolarizzate che hanno lavorato nei campi. «E lo potranno fare per la fine della vendemmia, non prima di metà settembre».

Rapporti di fiducia

Coldiretti mette invece in evidenza come - prosegue - poco meno della metà dei lavoratori stagionali occupati in agricoltura venga dai Paesi dell’Est dell’Unione europea.

«Lavoratori con cui nel tempo le imprese hanno costruito rapporti fiduciari».

Un gap da colmare

Secondo le stime della Coldiretti oltre un quarto dei prodotti dell'agricoltura italiana viene raccolto da mani straniere, con 370.000 lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall'estero, fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore.

Tra questi, il gruppo più numeroso proviene dalla Romania, con 107.591 occupati, e poi da Polonia (13.134) e Bulgaria (11.261).

Sono numeri che, per la Coldiretti, «consentirebbero di colmare il gap attuale», dopo la proroga fino al 31 dicembre dei permessi di soggiorno per lavoro stagionale in scadenza e dopo che, secondo il decreto Cura Italia, le attività prestate dai parenti e affini fino al sesto grado non costituiscono rapporto di lavoro né subordinato né autonomo, a condizione che la prestazione sia resa a titolo gratuito.

«È l’apertura delle frontiere Ue a salvare i raccolti» - Ultima modifica: 2020-05-18T02:04:44+02:00 da Lorenzo Tosi

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