Arance italiane in decollo per la Cina

    Dopo l’accordo strappato dal vicepremier Luigi Di Maio con il Paese del Dragone, le nostre esportazioni possono risparmiare 40 giorni di viaggio. Sarebbe una boccata d’ossigeno per un settore fortemente colpito da maltempo, emergenze fitosanitarie e strascichi dell’embargo russo

    La Cina è più vicina agli agrumi italiani che potranno essere esportati nel Paese del Dragone per via aerea, e non solo per nave. Il vice premier Luigi Di Maio, durante la sua recente visita in Cina, ha fatto sapere di essere riuscito a creare un’intesa con il governo cinese che consenta al prodotto italiano di essere spedito per aereo.

    Manca solo la firma di Centinaio

    Si attende ora la modifica al protocollo da parte del ministro per le Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio. La Cina si era in realtà già aperta all’import di arance italiane, ma senza questa concessione sul piano del trasporto, attesa da tempo, di fatto le esportazioni dal nostro Paese, consentite solo via nave, erano rimaste in stand by.

    E Rosaria attende al check-in

    Aurelio Pannitteri

    «Come Op  – commenta Aurelio Pannitteri, presidente dell’Op Rosaria, marchio affermato delle arance italiane prodotte in Sicilia che rappresenta 300 mila tonnellate di agrumi – abbiamo già avviato le procedure per esportare in Cina e sono stati fatti i controlli sui terreni e sulle piante. Per nave le arance bionde avrebbero impiegato 40 giorni, mentre per via aerea da un giorno all’altro potrebbero arrivare a destinazione. E’ difficile ora prevedere quanto si potrebbe esportare in Cina, ma è importante aprire il canale per poter programmare la prima fornitura».

    I numeri del settore

    E’ positivo, per l’agrumicoltura nazionale, questo passo avanti sul versante dell’export, visto che l’Italia si colloca, come produzione, al secondo posto solo dietro alla Spagna a livello europeo, con  un valore degli agrumi ai prezzi di base superiore a 1 miliardo di euro e più di 130mila ettari investiti.

    Il tavolo agrumicolo

    L’agrumicoltura italiana attende però ancora le risorse del fondo agrumicolo,  i 10 milioni di euro stanziati dalla legge di Bilancio 2017. Una boccata di ossigeno sollecitata il 5 novembre scorso dal coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, al tavolo  sugli agrumi convocato al ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo alla presenza del Sottosegretario alle Politiche agricole, Alessandra Pesce, e di tutti i rappresentanti della filiera (Terra e Vita ne ha parlato qui).

    Come stabilito dalla precedente convocazione del settore al ministero, nel gennaio 2018, l’erogazione dei primi 2milioni di euro era prevista per il 2018, altri 4 milioni sarebbero arrivati nel 2019 e i restanti 4 nel 2020, con l’obiettivo di utilizzare le risorse per incentivare l’aggregazione, gli accordi di filiera, l’internazionalizzazione, la competitività e la produzione di qualità. I rappresentanti del mondo agricolo hanno chiesto quindi di «accelerare sul decreto attuativo che dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2018 e su questo punto – ha sottolineato il coordinamento di Agrinsieme -  abbiamo apprezzato l’impegno del sottosegretario Pesce» .

    Pannittieri: «Abbandonati dalla Regione Sicilia»

    La dotazione del fondo agrumicolo è comunque insufficiente per far fronte a tutti i problemi dell’agrumicoltura nazionale secondo Pannitteri: «Anche se – sottolinea – faticano ad arrivare anche le briciole. Siamo ormai abbandonati  dalla Regione Sicilia ed è per questo che si è pensato di rinnovare le richieste  a livello nazionale. Dobbiamo affrontare tra tutti anche il problema del virus tristeza che sta mettendo in ginocchio gli agrumeti siciliani».

    Catasto agrumicolo e riconversione varietale

    A questo proposito il piano di rilancio concordato a livello ministeriale a inizio 2018 aveva stabilito anche il sostegno al ripristino del potenziale produttivo degli agrumeti colpiti dalla virosi anche con l’avvio di un piano di riconversione varietale con materiale certificato esente da virus  grazie alle risorse dei Psr e dell’Ocm attraverso le Op.

    Tra le misure di rilancio  anche la creazione di un catasto agrumicolo per assicurare una programmazione della produzione più adeguata alle esigenze del mercato e il ritiro di 4.500 tonnellate di arance in due fasi: 500 tonnellate utilizzando subito il totale plafond disponibile sulle dotazioni per il contrasto all’embargo russo e altre 4mila tonnellate ritirate attraverso un bando pubblico per l’acquisto di arance e di distribuzione agli indigenti.

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