«Il mondo dell’ortofrutta cambia. E chiede aziende strutturate»

    Ieri all'assemblea di Fruitimprese Emilia Romagna il presidente Minguzzi ha fatto il punto su export, crisi di prodotto e biologico. I casi virtuosi

    «L’attuale scenario mondiale è caratterizzato da velocità, incertezza, rischio. È in atto una rivoluzione straordinaria dei comportamenti e delle abitudini delle persone sia nella loro sfera individuale e sociale sia in quella lavorativa. Il mondo dell’ortofrutta non sfugge al contesto». Così ha esordito Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della Op Minguzzi Spa di Alfonsine (Ravenna), nella relazione all’assemblea annuale dei soci dell’associazione (900 milioni di fatturato e 60% di export), che si è tenuta ieri a Cesena.
    «La cosa non sorprende – dice Minguzzi - ed è stata anche rilevata in un interessante rapporto diffuso in occasione di Fruit Logistica a Berlino. Lo studio, denominato Surprises in Store, ha evidenziato non solo le tendenze del settore, ma anche quanto questo stia rapidamente cambiando. Dai dati raccolti emerge che il 47% degli intervistati è disponibile a pagare di più per alimenti freschi di migliore qualità e che, all'atto dell'acquisto del prodotto, stanno acquisendo valore sempre maggiore gusto (23%), forma (32%) e dimensioni (12%)».
    Dati negativi, invece, sono stati diffusi nel corso della 70esima Assemblea di Fruitimprese nazionale. L’export ortofrutticolo italiano nel 2018 ha subito un calo di oltre 300 milioni di euro nel fatturato e di circa 45mila tonnellate in quantità. Il comparto della frutta fresca, da solo, ha perso il 16,2% in quantità (circa 425mila tonnellate) e l’11% in valore. Maggiormente colpiti sono stati i nostri prodotti di punta, quali mele, kiwi e uva da tavola. Nel contempo si registra in Europa un forte trend di crescita del settore biologico con oltre 92 miliardi di euro di fatturato complessivo, quasi 3 milioni di produttori e circa 70 milioni di ettari coltivati. L'Italia rappresenta una quota di circa il 2% con 3,14 miliardi di euro, ai quali si aggiungono circa 2 miliardi di export. I prodotti bio rappresentano il 5% del totale di esportazioni alimentari italiane. È un valore che si è quintuplicato dal 2008.
    «In questo contesto – aggiunge Minguzzi - gli operatori devono adottare adeguate azioni di marketing e di comunicazione e indirizzare i propri sforzi a soddisfare il desiderio sempre più accentuato dei consumatori di avere prodotti sani e una produzione agroalimentare più sostenibile. Le avvisaglie del cambio di rotta dei mercati non mancano. Il classico paradigma del rapporto domanda-offerta non è più l’unico riferimento».

    Crisi di prodotto

    «È esperienza condivisa che la crisi di pesche e nettarine si manifesta anche quando l’offerta è scarsa. Anche le pere, quest'inverno, hanno avuto problemi di mercato nonostante un'offerta contenuta. Analoga situazione si è verificata due anni fa con le mele. Non è un problema di pesche o pere, è un problema di qualità. E’ il consumatore, elemento finale della filiera ortofrutticola, che determina l'andamento del mercato. Le scelte, in pratica, si basano su pochi ma essenziali elementi che devono essere sempre presenti agli operatori: qualità, presenza o meno di certificazioni, prezzo, gusto e conservabilità del prodotto. Ma è a casa del consumatore che avviene l'esame, forse più importante, quello che determinerà le scelte di acquisto future: quello su gusto e conservabilità».

    crisi

    L’ortofrutta in Gdo

    La critica più diffusa rivolta ai gestori dei reparti ortofrutta della grande ditribuzione organizzata è quella di vendere prodotti insipidi, senza sapore e che la loro tenuta in termini di shelf life (conservabilità) è irrisoria, in particolare nel periodo estivo, in quanto si presentano già deteriorati nel momento del consumo. Gli effetti di questa scarsa considerazione dei prodotti si riflette inevitabilmente sulle vendite. «Non ci si deve stupire pertanto se a questa bassa considerazione corrisponde un calo considerevole dei consumi con effetti negativi, a cascata, su tutti i soggetti della filiera. Tutto sta cambiando. Tutto è perduto? Assolutamente no. Lo è solo se non ci si adegua al cambiamento», argomenta Minguzzi. «Le imprese che sapranno cogliere le opportunità prospereranno, quelle che non lo faranno saranno destinate a scomparire, così come hanno già fatto tante negli ultimi vent'anni».

    Esempi virtuosi

    «È vero che il contesto non aiuta e che è necessario un ripensamento complessivo della fillera dell’ortofrutta nel segno di una qualità adeguata e continuativa, tuttavia ciascuno di noi è chiamato a fare del proprio meglio. Mi piace ricordare gli esempi virtuosi di aggregazioni commerciali di imprese nostre associate che hanno saputo coinvolgere i propri produttori, affermarsi sui mercati internazionali con nuove varietà o con la costituzione di consorzi di filiera. A tal proposito non si può non ricordare che, per la prima volta, un'azienda italiana (la Jingold Spa) espressione di imprese della nostra Associazione, a febbraio ha vinto a Berlino il prestigioso Innovation Award di Fruit Logistica di fronte a concorrenti di tutto il mondo. Nulla può essere lasciato all’improvvisazione».

    Il mercato chiede imprese strutturate

    La Gdo chiede ai suoi fornitori organizzazione e affidabilità in modo da poter meglio dialogare in termini di completezza, qualità e continuità delle forniture al fine di ridurre i rischi commerciali, amministrativi e penali connessi alla commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli. Per essere parte della catena di fornitura è necessario essere aziende rispettose delle norme che disciplinano i requisiti sociali e ambientali, la sicurezza alimentare, la salute e sicurezza dei lavoratori, la trasparenza e l’anticorruzione, la gestione dell'energia, la sicurezza dei dati. «È in questa logica che il nuovo codice della crisi dell'impresa, entrato parzialmente in vigore il mese scorso, è intervenuto sull’organizzazione imprenditoriale imponendo alle società di dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle loro dimensioni, in grado di effettuare una rilevazione tempestiva della crisi e della possibile perdita della continuità operativa. Sotto questi delicati aspetti di gestione aziendale, con sincero orgoglio, rivendico il ruolo strategico della nostra Associazione che, con elevata professionalità, è di supporto agli uffici delle nostre aziende», conclude Minguzzi.

    Sicurezza informatica

    In particolare per quanto riguarda la sicurezza informatica delle aziende, sempre più oggetto di attacchi di hacker e di furti di dati Minguzzi ha lanciato un allarme: «Anche il settore ortofrutticolo è sotto attacco. La nostra Associazione non trascura certamente la questione. Al contrario, effettua costante opera di aggiornamento e informazione sui rischi della rete e sugli obblighi severi connessi al trattamento dei dati».

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