Il progetto nocciola Italia si espande a Nord e a Sud

La sfida dei nuovi distretti corilicoli: alla Fieragricola un convegno mette a confronto le nuove esperienze. In meno di due anni raggiunto oltre il 50% dell’obiettivo di superficie

Il Progetto Nocciola Italia cresce e arriva a coprire tutto il territorio nazionale o quasi. Ad oggi, Ferrero ha infatti sottoscritto accordi di filiera in diverse regioni italiane: aree storiche della produzione di nocciole, come Piemonte e Lazio, e altre non tradizionali per la corilicoltura come Lombardia, Umbria, Emilia Romagna, Calabria e Basilicata, dove le nocciole possono integrare con successo la produzione di altre colture. «Gli accordi già firmati – afferma Maurizio Sacco di Ferrero Hazelnut company– e quelli in dirittura di arrivo coinvolgono ormai tutte le regioni italiane tranne i territori dove il nocciolo trova ovvi limiti geologici (Liguria, Val d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia)». Il progetto è partito nell’aprile del 2018, l’obiettivo è la crescita delle superfici italiane del 30%, mancano due anni al traguardo e siamo già sopra il 50% dell’obiettivo.

 

 

 

Valore strategico per il made in Italy

Il convegno organizzato oggi da Edagricole assieme a Ferrero Hco alla Fieragricola di Verona “Il progetto Nocciola Italia mette radici: la sfida dei nuovi distretti corilicoli” conferma il valore strategico dell’iniziativa di filiera promossa dall’azienda leader dell’agroalimentare nazionale. Una sfida che fa crescere le aggregazioni territoriali e che in alcuni casi innesca sinergie “verticali” tra realtà con ruoli e attività differenti.

 

 

Le sinergie nel piacentino

«Di fronte alla crisi di molte colture tradizionali – commenta Tiziano Gatti di Cooperativa Lusuco, realtà piacentina focalizzata nella produzione di legumi da industria – è difficile trovare valide alternative». «Abbiamo sottoscritto – continua - un accordo con l’obiettivo di raggiungere in cinque anni mille ettari di superficie a nocciolo. Il nostro impegno è quello ora di selezionare le aziende più attrezzate per affrontare questa sfida. Non esiste in Italia nessun altro accordo di filiera che fornisca le stesse garanzie del progetto nocciola italia di Ferrero. E nessun altro tipo di investimento ti assicura oggi una durata di 18 anni».

«La crescita del nocciolo nel piacentino – conferma Marco Cappelli di Terre Padane – deve poter contare su adeguati servizi agronomici e logistici, per questo abbiamo stretto una partnership con Coop Lusuco con l’obiettivo i fornire mezzi e assistenza tecnica e supporto per i ritiri e la prima lavorazione (essiccazione) delle nocciole non appena ci saranno i primi raccolti».

Nuove tecniche in Veneto

Un’iniziativa che per adesso si sta sviluppando soprattutto nei terreni di pianura, meno in quelli pedecollinari. «È importante capire – puntualizza Moreno Valeri, agronomo area triveneto – che i concetti di area tradizionale e area vocata non sono per forza sovrapponibili». Nei 4 distretti tradizionali (Piemonte, Viterbese, Campania, Sicilia) il nocciolo trova infatti oggi spazio soprattutto nei terreni pedecollinari. «Anche gli impianti che stiamo allestendo – continua Valeri – in Veneto si sviluppano soprattutto in una zona di pianura come la bassa Valle del Piave e ci stanno consentendo di mettere a punto nuove tecniche di gestione con positivi riscontri in termini di sostenibilità economica ed ambientale (clicca per maggiori dettagli)».

Il nodo qualità

L’obiettivo di Ferrero non è però solo quello della crescita quantitativa. «La qualità dei prodotti Ferrero – testimonia Sacco – deriva dalla qualità degli ingredienti che utilizziamo». «L’origine della filiera – commenta Nicola Spigolon di Soremartec, la società di ricerca e sviluppo di Ferrero – è il punto chiave della qualità. Per evitare difetti come il cimiciato e l’avariato occorre avere cura nell’applicare buone pratiche di gestione nelle fasi di campo, di essiccazione e di conservazione».

L’integrazione delle conoscenze tra produttori, trasformatori ed industria è l’elemento cardine per ottenere la qualità richiesta dagli alti standard di questa società.

«Siamo al fianco – assicura Fabio Piretta di Ferrero HCo - di tutti i produttori delle nuove aree in cui si sta sviluppando il nocciolo. Investiamo in ricerca ed esperienze come quella dell’osservatorio cimice, sviluppata in Piemonte assieme ad Agrion, le associazioni dei produttori e l’Università di Torino si sta mostrando efficace anche nel contrastare un insetto difficile come la cimice asiatica».

Uno strumento finanziario dedicato

La finanza è la benzina dell’economia. Uno degli ostacoli per lo sviluppo del nocciolo fuori dagli areali tradizionali è stata anche la mancanza di strumenti finanziari in grado di supportare una coltura che richiede 4-5 anni per entrare in produzione. Un limite che ora sta venendo meno.  Emanuele Fontana di Crédit Agricole ha illustrato al convegno di Verona lo sviluppo di uno strumento finanziario inedito dedicato al nocciolo caratterizzato da un periodo di preammortamento di 5 anni

 

I principi cardine

Il Progetto Nocciola Italia di Ferrero Hazelnut Company si articola su alcuni princìpi cardine:

  • Valorizzazione vivaistica, fondamentale per costituire nuovi frutteti con le opportune garanzie fitosanitarie e di corrispondenza varietale;
  • Qualificazione terreni, per produrre mappe di vocazionalità in accordo con le Regioni proprietarie dei dati di base ed individuare così i migliori areali da destinare alla nuova filiera;
  • Tracciabilità e sostenibilità, caratteristiche fondamentali per la valorizzazione delle produzioni di una agricoltura che guarda al futuro;
  • Accordo di filiera, per sostenere il progetto mediante un impegno all’acquisto delle produzioni nel lungo periodo.
Il progetto nocciola Italia si espande a Nord e a Sud - Ultima modifica: 2020-01-31T20:51:21+01:00 da Lorenzo Tosi

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