Paolo De Castro: «Ecco come potete difendervi dagli illeciti commerciali»

Da sinistra: Roberto Cera (presidente Patfrut), Marco Salvi (presidente Fruitimprese), Paolo Bruni (presidente Cso-Italy), Stefano Bonaccini (presidente Regione Emilia-Romagna), Adriano Aldrovandi (presidente Opera), Paolo De Castro (primo vicepresidente Commissione Agricoltura Parlamento Ue)
Il primo vicepresidente della Comagri ha incontrato al Cso Italy imprenditori e istituzioni della filiera ortofrutticola per spiegare la nuova direttiva Ue

In Europa sono numerosi i comportamenti scorretti e, purtroppo, diffusi nei rapporti tra agricoltori, aziende di trasformazione e catene distributive. Può capitare, ad esempio, che un produttore di ortaggi venda la propria merce a una catena di supermercati a marzo e incassi quanto gli spetta a ottobre. Come accade che un esportatore di frutta riceva un ordine per 50 tonnellate di prodotto da inviare a una centrale di acquisto che, il giorno stesso, gli comunica che le serve solo metà del carico. E che, di conseguenza, pagherà solo per 25 tonnellate.

Danni da 10 miliardi di euro l'anno

Azioni che hanno riflessi negativi anche per i consumatori, con danni stimati per oltre 10 miliardi di euro l’anno, contro le quali interviene ora la direttiva Ue contro le pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare. Una norma attesa da almeno dieci anni, approvata in via definitiva martedì scorso dal Parlamento europeo, a Strasburgo, e che ieri Paolo De Castro, vicepresidente della commissione Agricoltura e relatore al Parlamento Ue, ha presentato, davanti a un tavolo qualificato di imprenditori del settore e di rappresentanti delle istituzioni, nella sede del Centro Servizi ortofrutticoli-Cso Italy di Ferrara.

Simone Bacilieri (presidente Consorzio Aglio di Voghiera), Filippo Dal Buono (imprenditore), Sergio Trevisan (direttore Cico), Paolo Bruni (Presidente Cso-Italy), Paolo De Castro (primo vicepresidente Commissione Agricoltura Parlamento Ue), Luigi Mazzoni (Ad Mazzoni Group)

«In questo settore sempre più globalizzato – ha osservato l’europarlamentare - le nostre imprese stentano ad aggredire nuovi mercati anche per la loro scarsa capacità contrattuale. E i numeri appena diffusi dall’Istat non ci aiutano: nel 2018 l’export si è fermato a 4,6 miliardi, con un calo del 6,3%. Questa direttiva, frutto di un lavoro di squadra dell’Italia nelle sedi Ue e di una larga maggioranza degli schieramenti parlamentari, potrà sicuramente contribuire ad aumentare il potere contrattuale e quindi la redditività delle aziende, in Italia e nel mondo».
Il presidente del Cso Italy, Paolo Bruni, ha ricordato che la direttiva portata a casa da De Castro, rappresenta uno strumento fondamentale per il riequilibrio nei rapporti di forza anche lungo la catena ortofrutticola; un’altra tappa del lavoro svolto nel corso degli anni da De Castro nell’interesse del sistema-Paese: «Averlo avuto con noi al Parlamento europeo ha fatto la differenza in positivo per l’agricoltura italiana».
Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha poi sottolineato la forza dell’imprenditoria del territorio, e di quella del settore agroalimentare, in particolare, ricordando che «l’Emilia Romagna negli ultimi quattro anni è stata la prima Regione per crescita e per export pro-capite, e continua a crescere a ritmi più alti anche rispetto a  quelli del Nord Est».

Elisa Macchi (direttore Cso-Italy), Paolo Bruni (presidente Cso-Italy), Simona Rubbi (responsabile Relazioni internazionali Cso-Italy), Paolo De Castro (primo vicepresidente Commissione Agricoltura Parlamento Europeo), Bianca Bonifacio (responsabile Fiere Cso-Italy)

Sedici pratiche sleali

La direttiva, che dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale Ue dovrà essere recepita in tempi brevi con una legge nazionale, indica 16 pratiche sleali:

dall’obbligo di pagamento ai fornitori entro 30 giorni dalla consegna per le merci deperibili, ed entro 60 giorni per quelle non deperibili alla messa al bando di modifiche unilaterali e retroattive dei contratti di fornitura e la restituzione dei prodotti invenduti, alla richiesta di pagamento per servizi non resi.

Tutti interventi di fronte ai quali le aziende fornitrici fino a 350 milioni di fatturato consolidato (il 100% di quelle agricole e oltre il 97% di quelle alimentari europee) potranno sporgere denuncia in modo anonimo a un’Autorità nazionale di contrasto. La quale potrà imporre alle catene della Gdo il pagamento di sanzioni amministrative pari all’1% del fatturato.

Paolo De Castro: «Ecco come potete difendervi dagli illeciti commerciali» - Ultima modifica: 2019-03-17T20:20:11+00:00 da Raffaella Quadretti

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