Patate precoci, in Puglia campagna avara di soddisfazioni

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    Nel Salento e nel Sud-Est barese le piogge hanno in parte compromesso rese e qualità delle patate, ma i problemi vengono anche dai mercati

    Per le patate precoci o novelle pugliesi non è stata un’annata particolarmente felice. Nel profondo Salento le piogge di febbraio e marzo hanno rallentato sia le semine sia la formazione dei tuberi, per cui le rese sono risultate abbastanza basse, sicuramente inferiori a quelle del 2017. Nel Sud-Est barese l’esplosione degli elateridi, che non si riescono più a controllare, e l’imperversare delle piogge a maggio e giugno, hanno ridotto le rese e ostacolato la raccolta. Ma altri problemi derivano dai mercati esteri, sempre più difficili da mantenere.

    Salento, l'importanza di arrivare primi

    Federico Manni

    «Se la quantità per ettaro è stata modesta, tuttavia la qualità è risultata più che buona – afferma Federico Manni dell’Acli Racale società agricola cooperativa di Racale (Le) –. Non abbiamo avuto problemi di elateridi, solo qualche caso di peronospora che però siamo riusciti a controllare bene. Coltiviamo sia patate precoci comuni, con le varietà Annabelle, Inova, Sieglinde, Nicola, Spunta e altre, sia quelle per la Dop “Patata novella di Galatina” (solo la Sieglinde). Seminiamo in maniera scaglionata da fine ottobre a inizio marzo, partendo dalle terre più vicine al mare, dove eventuali gelate, comunque rare, si possono controllare con l’irrigazione a pioggia, e avanzando man mano verso l’interno, dove le gelate sono più frequenti. Raccogliamo da febbraio, le produzioni in coltura protetta, fino alla prima settimana di luglio. Invece per la Dop, come prevede il disciplinare di produzione, seminiamo dal 20 novembre a fine febbraio e raccogliamo dai primi di marzo al 30 giugno».
    Grazie alla possibilità di arrivare prima sul mercato in Italia, già tra fine inverno e inizio primavera, insieme con la Sicilia, le patate precoci del Salento spuntano nei primi tempi prezzi abbastanza alti. «Poi, quando sul mercato arriva il prodotto di altri Paesi europei, il prezzo scende – spiega Manni – seguendo molto il rapporto domanda/offerta. Puntando sull’estrema precocità delle nostre patate, i produttori riescono tuttavia a ottenere prezzi discreti. Peraltro la patata ha un ciclo breve e l’investimento è relativamente basso, anche se ogni anno i costi di produzione aumentano».
    La cooperativa di Racale colloca le patate precoci in Italia e su diversi mercati europei: «Innanzitutto in Germania, mercato che apprezza molto le nostre patate ed è per noi molto importante, poi Francia, Belgio, Inghilterra e altri. La Polonia era un mercato notevole, ma quest’anno non ha ritirato assolutamente niente. Su tali mercati offriamo una pluralità di confezioni: i sacchi di juta da 15 e 25 kg, le cassette di legno da 12,5 kg, le scatole di cartone da 12,5 kg e i vert-bag, cioè i sacchetti di rete, da 1,5 kg».

     

    Sud-Est barese, tanti problemi

    Dionisio L'Abbate

    Nel Sud-Est barese, con gli elateridi e le piogge continue, ha pesato molto la venuta meno di alcuni importanti mercati, come quello polacco. Tre condizioni che stanno facendo vivere a quel territorio, pur vocato, una problematica campagna di produzione e commercializzazione delle patate precoci. È quanto dichiara Dionisio L’Abbate, crop manager della Polimnia Srl di Polignano a Mare (Ba), che ne coltiva 40 ha fra Casamassima, Conversano, Mola di Bari e Polignano a Mare, nelle terre rosse baresi della pianura litorale adriatica e delle basse colline della Murgia, e solitamente piazza la maggior parte della propria offerta, oltre che sul mercato interno, in Francia, Germania, Regno Unito, nei paesi dell’Europa orientale, soprattutto in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, e un po’ in Grecia.
    «Quest’anno il mercato delle patate novelle si è rivelato altalenante. Fino a metà giugno la scarsa qualità del prodotto, non bellissimo, non ha procurato esiti commerciali soddisfacenti. Poi, con il miglioramento della qualità, l’andamento del mercato è alquanto mutato. Ma le difficoltà di fondo sono tante. Quest’anno è esploso il problema degli elateridi, insetti terricoli le cui larve, i cosiddetti “ferretti”, forano i tuberi compromettendone la qualità e impedendone la commercializzazione. È diventato impossibile combatterli. Prima li controllavamo con ottimi geodisinfestanti che però non sono più utilizzabili nei Paesi dell’Unione europea, mentre quelli ora disponibili, peraltro pochi, non sono altrettanto efficaci. Poi le piogge continue hanno rallentato i tempi di scavo e lavorazione dei tuberi». Inoltre, aggiunge L’Abbate, quest’anno, in maniera imprevista, sono aumentati i problemi sotto il profilo commerciale.

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    Mercati chiusi

    «In primo luogo è venuto meno l’importante mercato della Polonia, che di solito importava molto prodotto e in un certo senso formava un prezzo di riferimento a livello europeo: ora sta ritirando patate dalla Romania, dove, per la primavera abbastanza calda, si è avuta una buona produzione di patate. Cipro e Israele, che, grazie al loro clima particolarmente favorevole, realizzano due produzioni all’anno di patate novelle, hanno occupato vecchi nostri mercati, come quello inglese. E la Grecia, tranne rari casi, si conferma non affidabile: in passato diversi esportatori, anche italiani, hanno perso denaro con importatori greci che dilazionavano i pagamenti o li effettuavano con assegni post-datati e di fatto non coperti, perciò ora facciamo contratti solo con chi è disposto a pagare in contanti o a effettuare il bonifico prima della spedizione».
    All’inizio della campagna produttiva e commerciale le patate novelle non erano eccezionali, ora sono quasi perfette, eppure, evidenzia L’Abbate, i produttori hanno difficoltà a trovare sbocchi commerciali.
    «Noi che abbiamo la filiera corta e commercializziamo direttamente la produzione riusciamo a spuntare il prezzo di 0,30 €/kg di patate selezionate e confezionate in partenza da Polignano a Mare, escluse quindi le spese di trasporto. Ma chi è solo produttore difficilmente spunta un prezzo che vada oltre 0,15-0,20 €/kg, invero basso e bastante forse appena per recuperare i costi di produzione, e, se non fa parte di una cooperativa o di una Op, a volte non riesce neanche a collocare il prodotto sul mercato! A giugno arrivano gli impacchettatori, ossia coloro che comprano le patate all’ingrosso e poi le confezionano per la Grande distribuzione organizzata, e impongono i loro prezzi. Con loro sarebbe magari opportuno creare dei rapporti di filiera a priori, che valorizzino il prodotto e ne esaltino magari i pregi, come ad esempio l’alto contenuto in vitamina C della patata novella».
    Per fortuna la Francia si sta rivelando da qualche tempo un mercato molto attrattivo per le patate novelle di Polignano a Mare e dintorni.

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    Nuove varietà di patate

    «Numerosi importatori francesi prediligono le patate novelle prodotte nella terra rossa del Sud-Est barese e apprezzano le varietà che coltiviamo. La Polimnia ha abbandonato le vecchie varietà, come Spunta, Arinda, Liseta, ecc. a favore di altre nuove, molto più richieste, quali El Mundo, Everest, Bellini e Actrice, le prime tre a pasta semigialla e l’ultima a pasta quasi gialla; sono tutte di pezzatura media e si adattano all’insacchettamento, anche se la Francia non disdegna pezzature più grandi. L’importante però è che la patata sia “abbucciata”, cioè che non si sbucci, perché la buccia è già ben fatta e solida, e sia lavabile».

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