Radicchio, le relazioni del convegno di Macfrut

    radicchio
    Negli ultimi 10 anni, secondo il Cso, si è registrata una riduzione del 10% degli investimenti in radicchio. Produttività +8%, in aumento gli acquisti da parte delle famiglie italiane

    Aumentano i consumi interni di radicchio tanto che questo prodotto vanta una quota del 14% tra gli acquisti di “insalate” delle famiglie italiane. Crescono leggermente anche le spedizioni all’estero. A fare il punto non solo sull’evoluzione delle tecniche di produzione ma anche sulle strategie di commercializzazione dei radicchi è stato il convegno “Radicchi, così sono diventati una referenza moderna”, che si è svolto a Macfrut 2018, organizzato da Edagricole in collaborazione con Opo Veneto. In fondo alla pagina trovate tutte le relazioni.

    I consumi

    In base ai dati del Cso di Ferrara, negli ultimi 10 anni si è registrata una riduzione del 10% degli investimenti a radicchio, scesi nel 2017 poco al di sotto dei 14mila ettari; anche se i dati di fonte Istat (figura 1) mettono il radicchio assieme alla voce cicoria nelle rilevazioni. Per quanto riguarda invece la produttività, nell’ultimo biennio il radicchio ha evidenziato un buon risultato e ha messo a segno un incremento dell’8% tra il 2007 e il 2017 arrivando a 260mila tonnellate.
    A fare la parte del leone con il 35% dei consumi di radicchi è il Nord-est, seguito dal 28% del Sud e isole e dal 22% del Nord-Ovest. L’indice di penetrazione è molto elevato nel Nord-Est dove almeno il 93% delle famiglie italiane acquistano radicchi e scende al 79% nel Nord-ovest.

    Come cambia la coltivazione

    Il boom del radicchio negli ultimi anni, ha spiegato Giorgio Prosdocimi Gianquinto dell’Università di Bologna, dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari, nasce dalla possibilità di diversificare le produzioni degli ortaggi in foglia. E anche dalla domanda di prodotto per la IV gamma e la Gdo, grazie alle caratteristiche qualitative dell’ortaggio, principalmente di colore, e alla maggiore shelf-life rispetto a lattughe e altre insalate.
    Il Radicchio di Chioggia è la tipologia maggiormente richiesta e coltivata perché la più produttiva e perchè offre un’ampia gamma di varietà caratterizzate da diversa precocità (numero giorni da trapianto a raccolta variabile da 55 a 150-170) in modo da ottenere produzioni per tutto l’anno. Questo ha suscitato il forte interesse delle ditte sementiere, che hanno avviato una intensa attività di miglioramento genetico sfociata nella costituzione di varietà sintetiche e più recentemente all’introduzione di ibridi F1. In particolare, per il Rosso di Chioggia si fa sempre più riferimento agli ibridi in grado di produrre piante più uniformi e di peso più elevato, con una maggiore quota di prodotto commerciabile.
    La coltivazione del radicchio negli ultimi decenni è stata rivoluzionata: da una conduzione tipicamente manuale senza nessuna conoscenza agronomica, ma solo legata all’esperienza di pochi coltivatori, si è trasformata in una vera propria coltivazione orticola professionale, ormai di valenza intercontinentale. Lo ha sottolineato Federico Nadaletto di Opo Veneto, associazione di produttori che ha contributo ad ottenere il riconoscimento europeo dell’Igp per il radicchio di Treviso tardivo e precoce e per il radicchio di Castelfranco, primo ortaggio in Europa. «Siamo passati dai circa 300 ha degli anni 90 ai circa 1.100 ha del 2017 per il radicchio di Treviso Tardivo, e dal 100% in coltura seminata al 90% in coltura trapiantata. Le produzioni medie del radicchio di Treviso tardivo sono passate dalle 5-6 tonnellate per ettaro degli anni ‘90 alle 10-11 tonnellate per ettaro odierni».
    Della produzione di Radicchio di Chioggia Igp ha parlato in particolare Franco Zecchin, tecnico del Consorzio Agrario del Nord-est: «Oggi si cerca di ridurre il più possibile il costo della manodopera. Il Radicchio di Chioggia viene coltivato in particolare nel litorale Veneto-Emiliano che è oggi il più grande polo orticolo del Nord Italia ed è costituito da circa 9.500 ettari di orticole in pieno campo. Siamo arrivati quasi a superare le produzioni dell’Altopiano del Fucino. Si tratta di un polo ancora in crescita in cui radicchio e carota sono i due ortaggi principali, ma si coltivano anche patate, brassiche, piselli e pomodori da industria. L’eccesso di offerta nei mercati ha provocato nel 2017 una flessione del prezzo sotto i costi di produzione».

    Giovedì 5 luglio a Legnaro (PD) altro convegno dal titolo “L’innovazione in orticoltura”, organizzato da Terra e Vita.

    Allegati

    Scarica il file: Valorizzare la biodiversità fa bene alla produzione
    di Cesare Bellò |
    Scarica il file: Evoluzione della coltura nel litorale veneto
    di Franco Zecchin |
    Scarica il file: L’esperienza tecnica e gestionale di Opo Veneto, dalla coltivazione al post raccolta
    di Federico Nadaletto |
    Scarica il file: Nuovi orientamenti nella tecnica colturale
    di Giorgio Gianquinto |
    Scarica il file: Com’è andata la campagna radicchi 2017-2018: produzione, commercio, consumi
    di Thomas Bosi |

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