Vernocchi: «L’ortofrutta può dare redditività ai produttori»

    Davide Vernocchi
    Il punto sul settore del presidente di Apo Conerpo, Davide Vernocchi, che vede segnali positivi dalla politica emersi dal recente tavolo ortofrutticolo nazionale.

    Il settore ortofrutticolo, oltre ad avere una incidenza non trascurabile sulla produzione agricola nazionale (che secondo le statistiche ufficiali si attesta da anni intorno al 23%), ha anche un peso molto importante dal punto di vista della tenuta occupazionale, un valore che spesso non viene preso in giusta considerazione sia a livello europeo che nazionale.

    Certo, l’attualità ci obbliga sempre più spesso a fare i conti con le crisi di alcuni comparti, come le pesche e le nettarine, le cui crisi sono ormai considerate strutturali, perché si ripetono puntualmente ogni anno. Le cause di queste crisi sono ben note, a partire dalla crescita indiscriminata delle superfici delle pesche, in particolare in quei paesi dove il costo dei fattori produttivi è piu basso come la Spagna a cui ora tardivamente si cerca di porre rimedio.

    C’è tuttavia da dire che ci sono anche comparti interessanti dal punto di vista della redditività: mi riferisco alle pere, ai frutti di bosco, ai kiwi, alle mele ma anche ad alcuni ortaggi. In linea generale possiamo dire che danno più soddisfazioni in termini di redditività agli agricoltori quelle produzioni in cui si riescono ad attuare politiche commerciali che mettono al centro la qualità la valorizzazione del prodotto puntando ad una politica di marca, cercando di non subire le scelte della grande distribuzione.

    Lì dove invece prevalgono ancora politiche commerciali in cui si consente, di fatto, alla grande distribuzione di far prevalere la propria forza contrattuale, si fa fatica a remunerare di più e meglio il prodotto. Su questo aspetto ritengo sia indifferibile un cambio di rotta determinante.

    Anche la parte agricola in tal senso ha certo le sue responsabilità: il problema cruciale è l’incapacità di una parte ancora troppo consistente del settore produttivo di aggregarsi in maniera strutturale e non in vista di vantaggi di natura contingente. Ci sono cose che vanno chieste alla politica e altre che invece il mondo produttivo è chiamato a fare di sua iniziativa.

    Sicuramente la parte agricola è chiamata a fare ancora maggiori sforzi per concentrare l’offerta.

    In Italia inoltre ci sono anche tante piccole aziende che hanno puntato sulla diversificazione: hanno il vantaggio che se un anno non ottengono reddito su una coltura, possono puntare su un’altra produzione. Spesso però hanno il limite di non avere le giuste dimensioni aziendali per poter avere peso contrattuale nei rapporti commerciali e se non si aggregano in strutture ben organizzate e orientate al mercato rischiano di essere perdenti anche loro e di non sopravvivere.

    Si fa ancora troppo poco anche in termini di ricerca e innovazione in frutticoltura per orientare le scelte dei produttori.

    Un limite poi di tutto il sistema è che ancora troppo spesso si considera l’ortofrutta come una commodity senza trasmetterne il reale valore.

    E qui entra in causa la politica, una politica che sia in grado di accompagnare la frutticoltura e farla crescere in termini di competitività. La coesione registrata al recente tavolo ortofrutticolo nazionale su alcuni assi strategici per il comparto, dalla realizzazione del catasto, al nuovo impulso per l’apertura di nuovi mercati a un maggiore controllo sulle importazioni e relative problematiche fitosanitarie è sicuramente un segnale positivo che va colto con senso di responsabilità da parte di tutta la filiera.

     

    di Davide Vernocchi

    Presidente di Apo Conerpo

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