Ancora lavori in corso sul certificato antimafia

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Sono auspicabili interventi “politici” per innalzare il limite dei 5mila € che rischia seriamente di immobilizzare gli uffici delle Prefetture, ma anche gli Enti pagatori.

L’obbligo della certificazione antimafia esteso alla quasi totalità delle aziende agricole italiane che percepiscono aiuti Pac e Psr resta tuttora dietro l’angolo, malgrado le proteste dei tanti operatori del settore e i tentativi di risolvere la questione nelle aule parlamentari. Ma andiamo con ordine.

Il 19 novembre scorso è entrata in vigore la legge 17 ottobre 2017, n. 161 (G.U. n. 258 del 4/11/2017) recante “Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione…”. Il testo, composto da 38 articoli suddivisi in 7 capi, agli articoli 25 e 28, obbliga tutte le aziende agricole, che ricadono nell’ambito dei regimi di sostegno previsti dalla Pac che usufruiscono di fondi europei, a prescindere dal loro valore complessivo, alla richiesta dell’informativa antimafia. Successivamente è stata posta una soglia di € 5.000 grazie all’emendamento inserito dal relatore Silvio Lai, in commissione bilancio al Senato. Tale legge, sarà completamente operativa trascorsi 90 giorni dall’entrata in vigore della stessa.

La notizia ha scatenato un gran polverone mediatico, oltre alla preoccupazione degli addetti dei Centri di assistenza agricoli (Caa) e degli Enti pagatori.

Finora, infatti, la certificazione antimafia era richiesta solo per importi superiori a € 150.000, circa 2.000 aziende interessate sul territorio italiano; le nuove regole rischiano di paralizzare l’apparato burocratico e rallentare i pagamenti di detti contributi; danneggiando in primo luogo le aziende, ma mettendo anche in seria difficoltà gli Enti pagatori poiché, l’attuazione della direttiva, rischia di non far rispettare loro i termini di pagamento stabiliti dalle norme Ue per le erogazioni.

Chi riceve i contributi Pac e Psr

Un primo rinvio alla partenza di questa nuova disposizione potrebbe venire con l’approvazione della nuova legge di Bilancio, ora alla Camera in attesa di approvazione. Infatti, in seconda lettura al Senato, a fine novembre, è stato inserito un maxi emendamento del Governo, che introduce, il comma 7-bis della legge di Bilancio, il quale: “rinvia al 31 dicembre 2018 l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 28, comma 1, della legge 17 ottobre 2017, n. 161, in materia di acquisizione dell’informazione antimafia: la proroga varrà per i soli terreni agricoli che usufruiscono di fondi europei di importo non superiore a 25.000 euro”.

Allo stato attuale, fermo restando che la legge non è ancora operativa e che potrebbe essere ulteriormente modificata da auspicabili interventi della politica e del Governo, si può affermare che sono obbligate alla presentazione della documentazione antimafia tutte le aziende che percepiscono aiuti Pac e Psr per un importo superiore a € 25.000, mentre per le aziende con contribuzioni comprese tra i 25.000 e i 5.000 € l’obbligo scatterà dal 31 dicembre 2018; nessun adempimento verrà invece richiesto per i soggetti al di sotto dei € 5.000. I prossimi mesi saranno decisivi per l’evolversi di una questione che rischia seriamente di immobilizzare gli uffici delle Prefetture, i quali si vedranno sommersi da un’immensa mole di richieste. Basti pensare che le aziende italiane che percepiscono fino a € 5.000 sono oltre 720.000, mentre quelle che si posizionano al di sopra superano le 170.000 unità.

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