Eco-schemi, un passo avanti per iniziare

Michele Pisante, Università di Teramo e Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico di Edagricole
I regimi ecologici sono la grande novità della Pac, gli strumenti a cui ci si affida per realizzare sfide ambiziose come la mitigazione e l'adattamento al climate change. L'Italia sta operando le sue scelte, ma se è vero che uno degli obiettivi decisivi è l'innovazione e la trasformazione digitale come leva di sostenibilità e competitività, allora occorre che questa esigenza sia chiaramente indicata in strumenti programmatici come questi

Tra le principali novità della riforma della nuova Pac, certamente la definizione degli eco-schemi occupa un ruolo di primo piano, sia per l’incidenza fino al 25% della dotazione per i pagamenti diretti al primo pilastro per l’intero periodo di programmazione, sia per le potenziali ricadute nella definizione dei piani di sviluppo rurale (secondo pilastro).

Ogni regime ecologico contempla un elenco potenziale di pratiche agricole che saranno stabilite in determinate aree di azione per rispondere agli obiettivi specifici nell’ambito dei piani strategici, prevedendo che ogni pratica deve contribuire ad almeno due aree di azione.

 

 

L’elenco comprende la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la protezione della biodiversità, la riduzione dei prodotti fitosanitari e la conservazione delle risorse idriche. Negli intenti della Commissione Europea gli Stati Membri avranno l’opportunità di istituire un sistema a punti per valorizzare gli ecosistemi in base alle loro ambizioni.

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Ed è proprio l’ambizione la struttura portante delle nuove scelte da operare con approcci innovativi e programmazione integrata, per poter corrispondere coerentemente agli obiettivi prefissati dal rinnovato e più complesso quadro di regolamenti, alcuni inediti per l’adozione di stringenti normative.

Se da più parti viene invocata unanimemente l’innovazione e la trasformazione digitale, tra le indubbie leve per la competitività e la sostenibilità dell’agricoltura e più in generale dell’agroalimentare italiano, dall’altra si avverte frammentarietà e ritardi nel definire le politiche di sostegno, per favorire l’adozione di razionali sistemi di gestione che vanno introdotti su base volontaria e gradualità d’impegno crescente da monitorare e verificare periodicamente, ma anche misurati in termini d’impatto da riconoscere mediante premi compensativi correlati alle responsabilità assunte.

Ovviamente questa nuova fase programmatica richiede l’interoperabilità delle banche dati che solo un’infrastruttura accreditata può continuamente aggiornare, per colmare lacune informative incomplete e asimmetriche che possono disallineare gli incentivi e gravare sui costi di transazione, non meno sullo stile delle modalità e tempistiche di controllo.

Mentre per le pratiche stabilite negli strumenti di politica europea o nazionale (agricoltura biologica e produzione integrata) questo nuovo corso è già adeguatamente regolato, l’individuazione tra tutte le altre pratiche, di quelle più rispondenti alle esigenze dell’agricoltura italiana, richiede delle accurate analisi di scenario e non dovrebbe prescindere dalla contestuale programmazione degli interventi del secondo pilastro, per favorire l’addizionalità degli obiettivi attraverso la complementarietà delle risorse, senza incorrere in sovrapposizioni ed esclusioni.

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Per accompagnare questa nuova fase di rinnovamento, non si possono rimandare gli interventi specifici sul capitale umano, per accrescere il quadro delle competenze necessarie, sintesi dell’integrazione delle discipline utili alla comprensione e gestione della complessità dei fenomeni, valorizzando le conoscenze multidisciplinari, le abilità e le attitudini indirizzate alla sostenibilità, ai cambiamenti climatici, ai settori in espansione con le tecnologie digitali.

Purtroppo questa fondamentale esigenza non è prevista nell’attuale quadro strategico delle riforme, di riflesso la nuova programmazione rischia di essere impostata su metodologie note ma obsolete e strumenti inadeguati per i fabbisogni attuali e futuri.


di Michele Pisante
Università di Teramo
Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico di Edagricole

Eco-schemi, un passo avanti per iniziare - Ultima modifica: 2021-09-22T20:35:48+02:00 da K4

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