Pagamenti diretti, quanto incidono sul reddito in Italia

In alcune Regioni (Trentino Alto Adige, Liguria) l’impatto è modesto, inferiore al 10%. In altre (Umbria, Marche, Calabria) è rilevante, attorno o superiore al 40%. In questi casi il loro ridimensionamento nell'ambito della prossima Pac potrebbe avere pesanti conseguenze sul reddito agricolo

La prossima Pac 2023-2027 prevede un cambiamento dell’attuale architettura dei pagamenti diretti. In particolare, le novità più rilevanti sono tre: la soppressione del pagamento greening, i cui impegni sono in parte inclusi nelle condizionalità, l’introduzione obbligatoria del pagamento ridistributivo e dei regimi volontari per il clima e l’ambiente (eco-schemi).

Molti agricoltori temono una riduzione del livello del sostegno della Pac, in quanto, dal 2023, sono certi di beneficiare solamente del pagamento di base; infatti, a differenza del pagamento greening, che era accessibile a tutti, con la nuova Pac, il pagamento ridistributivo e gli eco-schemi sono più selettivi e non tutti gli agricoltori saranno in grado di accedervi.

 

 

Articolo pubblicato sulla rubrica La Pac sotto la lente di Terra e Vita

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Per comprendere l’impatto della riduzione dei pagamenti diretti per alcune aziende, è utile rispondere ad una domanda: quanto incidono i pagamenti diretti sul reddito degli agricoltori?

A livello Ue, i pagamenti diretti incidono mediamente per il 27% sul reddito degli agricoltori, con notevoli differenze tra Paesi, dal 5% di Malta al 48% dell’Irlanda. Questa ampia variazione riflette l’attuale distribuzione dei pagamenti diretti tra gli Stati membri (principalmente sulla base dei livelli storici) e della diversa specializzazione degli Stati membri in diversi settori (ad esempio, l’agricoltura dell’Irlanda è caratterizzata prevalentemente dai pascoli).

Ma quanto incidono in pagamenti diretti in Italia e nelle diverse regioni? A tal fine si riportano i risultati di un’analisi svolta dal Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia.

Il 23,7% del reddito proviene dai pagamenti diretti

L’analisi prende come riferimento gli anni dal 2015 al 2018 e il campione medio annuo preso in esame è di 10.225 aziende, distribuite sull’intero territorio nazionale. La fonte di informazioni utilizzata è stata la banca dati RICA (Rete di Informazione Contabile Agricola).

Il primo risultato rilevante dell’analisi è l’incidenza media italiana dei pagamenti diretti sui redditi, risultante pari al 23,7% (tab. 1), il che significa che, se tale sostegno dovesse azzerarsi, i redditi degli agricoltori italiani subirebbero una decurtazione del 23,7%.

Tale incidenza è inferiore alla media Ue che è del 27%.

Si sottolinea che questa percentuale è il risultato del rapporto PD/RN, quindi tiene conto sia dell’entità dei pagamenti diretti (PD) che del reddito netto aziendale (RN). La minore dipendenza italiana dalla Pac deriva principalmente dalla maggiore redditività della nostra agricoltura, caratterizzata da produzioni ortofrutticole, viticole e zootecniche differenziate.

Le differenze regionali

Il rapporto PD/RN, espresso in percentuale, è profondamente diverso da regione a regione (tab. 1, fig. 1), da un minimo del 6,8% della provincia di Trento e un massimo del 44,2% della regione Umbria.

Analizzando i risultati ottenuti, possiamo constatare che la regione che presenta un’incidenza dell’aiuto dei pagamenti diretti sul reddito maggiore risulta essere l’Umbria (436 aziende) con un rapporto del 44,2% di pagamenti diretti sul reddito, seguita dalla Marche (417 aziende con incidenza pari al  40,2%, dalla Calabria (456 aziende e incidenza del 39,8%), e dalla Puglia (572 aziende con un incidenza del 35,5%). Le regioni che presentano un’incidenza bassa sono il Trentino (254 aziende con il 6,8%), seguito dall’Alto Adige (315 aziende) con il 7,8%.

Le cause principali di questa diversità regionale sono due:

- l’entità dei pagamenti diretti, ancora legati ai titoli storici;

- la variabilità del reddito netto in funzione delle caratteristiche dell’agricoltura (intensiva o estensiva) e del suo valore aggiunto.

Per quando riguarda i pagamenti diretti, le aziende storicamente vocate a seminativi, olivicoltura, tabacchicoltura e zootecnia intensiva risultano avere ancora un valore dei titoli molto alto e di conseguenza pagamenti diretti elevati (es. Umbria, Calabria, Marche e Puglia); all’opposto, il Trentino, dove l’attività agricola è maggiormente orientata verso viticoltura e frutticoltura, risulta avere un basso valore dei titoli, poiché tali settori non beneficiavano dei pagamenti diretti nel 2000-2002.

La diversità del reddito netto a livello regionale influisce anch’esso nel rapporto percentuale PD/RN. Infatti ci sono regioni come l’Umbria, con un’agricoltura principalmente estensiva, in cui i PD incidono in maniera rilevante sulla redditività; altre regioni, come il Trentino Alto Adige, presentano aziende più intensive e ad alto valore aggiunto in cui i PD incidono limitatamente sulla redditività.

Le regioni che presentano una situazione di maggiore autonomia dagli aiuti, la cui incidenza risulta essere bassa rispetto al reddito prodotto, possono essere in qualche modo viste come regioni maggiormente proiettate alla produzione e al mercato (Trentino Alto Adige, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Lombardia).

L’impatto dei pagamenti diretti per orientamento produttivo

Un’altra analisi, sempre riferita al periodo 2015-2018, ha riguardato l’incidenza dei pagamenti diretti per Orientamento Tecnico Economico (OTE).

Questo lavoro si è concentrato sulle aziende della regione Basilicata, ma i risultati possono essere estesi anche ad altre regioni.

Una prima analisi ci permette di constatare che le OTE maggiormente diffuse nella regione risultano essere le OTE 4, rappresentate dalle aziende specializzate in allevamenti erbivori, con 446 aziende, seguite successivamente dalle OTE 3 (aziende specializzate in coltivazione arboree) con 360 aziende e dalle OTE 1 (aziende specializzate in seminativo) con 349 aziende.

Per quanto riguarda l’incidenza dei pagamenti diretti sul reddito, nella regione Basilicata gli agricoltori dipendono meno dai pagamenti diretti rispetto al resto dell’Italia; infatti l’incidenza regionale è del 24,2% (circa venti punti percentuali in meno rispetto alla regione Umbria). Nonostante ciò la Basilicata risulta avere un reddito netto medio pari a 43.953 €, molto vicino a reddito medio umbro (43.727 €).

Analizzando la distribuzione delle aziende lucane in base al loro Orientamento Tecnico Economico (tab. 2, fig. 2), l’analisi rivela che, delle OTE maggiormente diffuse in regione, quella con un’incidenza maggiore dei pagamenti diretti sul reddito è la OTE 1 (aziende cerealicole), con un’incidenza del 43,9%, seguita dalla OTE 3 (con incidenza pari al 22,9%), ed infine dalla OTE 4 (con incidenza pari al 22,3%).

Altro dato rilevante riguarda la bassa incidenza dei pagamenti diretti sul reddito delle aziende specializzate in ortofloricoltura (OTE 2), pari all’1,1%; tali aziende, tuttavia, mostrano un reddito medio aziendale annuo più alto rispetto a tutte le altre tipologie di aziende.

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Occhio alla futura programmazione

I risultati dell’analisi condotta sui dati RICA consentono di comprendere meglio se alcune tipologie di imprese agricole devono temere un’eventuale riduzione dei pagamenti diretti per effetto del cambiamento dell’architettura del sostegno (in particolare la soppressione del greening e l’introduzione degli eco-schemi).

L’attuale pagamento greening incide mediamente per il 30% sui pagamenti diretti. Pertanto, le aziende che non riusciranno ad accedere ai nuovi eco-schemi subiranno una sensibile riduzione del sostegno della Pac, a cui si aggiunge - per alcune di queste aziende - gli effetti della convergenza del valore dei titoli.

Risulta evidente che alcune Regioni (Umbria, Marche, Calabria e Puglia) e alcuni settori (seminativi in particolare) sono maggiormente dipendenti dal sostegno dei pagamenti diretti della Pac e, quindi, saranno chiamati ad affrontare la sfida di un cambiamento e di un riorientamento strutturale e/o produttivo.

A tal proposito, il nuovo Piano Strategico Nazionale dovrà prestare attenzione ad accompagnare questo cambiamento attraverso tutti gli strumenti della Pac, tra i quali si segnalano le misure agro-climatico-ambientali e le misure per gli investimenti, il sostegno all’Akis e la cooperazione per l’innovazione e il finanziamento ai programmi operativi delle organizzazione dei produttori.


Gli autori sono dell’Università di Perugia

Pagamenti diretti, quanto incidono sul reddito in Italia - Ultima modifica: 2021-06-24T18:33:40+02:00 da Roberta Ponci

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