Psr, lotta al disimpegno e obiettivo performance

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Angelo Frascarelli
Colpo di coda da 900 milioni di euro in 4 mesi per evitare il disimpegno, ma il risultato non è ancora pienamente raggiunto. Gli ultimi aggiornamenti a tre settimane dalla scadenza di fine anno

Dal 30 giugno 2018 al 31 ottobre 2018, l’Italia ha erogato quasi 900 milioni di euro di fondi dello sviluppo rurale: un colpo di coda per evitare il disimpegno automatico che scatta al 31 dicembre 2018.

Ma il risultato non è ancora pienamente raggiunto; i PSR italiani ritardatari devono spendere almeno 120,5 milioni di euro entro il 31 dicembre 2018 per evitare di perdere i finanziamenti assegnati (vedi tabella).

L’avanzamento della spesa

L’attuazione della politica di sviluppo rurale in Italia procede a rilento, soprattutto per alcune Regioni. Al 31 ottobre 2018, i pagamenti hanno raggiunto solo il 22,62% dello stanziamento 2014-2020. Dopo tre anni all’avvio dei PSR, la spesa pubblica effettivamente cumulata di tutti i PSR dal 1/01/2015 al 31/10/2018 è stata di 4,729 miliardi di euro, a fronte di uno stanziamento complessivo settennale di 20,874 miliardi di euro (vedi tabella).

Solo quattro Regioni hanno superato il 30% della spesa programmata: le province autonome di Bolzano (50%) e di Trento (32%), il Veneto (39%) e la Calabria (30,2%). Ci sono molte Regioni in cui l’avanzamento della spesa è inferiore al 10% (Liguria) e sotto il 15% (Abruzzo e Marche). Sono in grave ritardo anche i Psr nazionali, in cui l’avanzamento della spesa è appena del 15,8%.

Il rischio attuale

Ai sensi dell’art. 38 del Reg. 1306/201, la Commissione europea procede al disimpegno della parte di bilancio che non sia stata utilizzata entro il 31 dicembre del terzo anno successivo all’anno dell’impegno di bilancio (la cosiddetta regola “N+3”). Il 2018 è il primo anno in cui scatta il disimpegno automatico; gli stanziamenti del 2015 devono essere erogati entro il 31 dicembre 2018, altrimenti le risorse tornano a Bruxelles. Dopo l’accelerazione della spesa degli ultimi mesi, il disimpegno automatico si può evitare per tutti i Psr italiani, ma alcuni arriveranno in “zona Cesarini”.

Le Regioni a rischio sono la Liguria, l’Abruzzo e la Puglia (anche se quest’ultima ha appena comunicato di essere ormai in linea, si veda https://terraevita.edagricole.it/pac-e-psr/niente-disimpegno-la-regione-puglia-raggiunge-lobiettivo-di-spesa-del-psr/), che dovranno spendere ognuna circa 25 milioni di € in due mesi. A rischio di disimpegno sono anche i due Psr nazionali: Psrn e Rete Rurale.

Rispetto alla situazione al 30 giugno 2018, alcune Regioni hanno fatto grandi passi avanti: Friuli, Lazio, Piemonte, Campania e Psrn.

Obiettivo performance

Oltre ad evitare il disimpegno automatico, le Regioni sono impegnate nel raggiungimento dell’obiettivo di performance.

Si tratta di una novità della programmazione 2014-2020, chiamata riserva di perfomance, che ha lo scopo di favorire l’orientamento ai risultati e l’uso efficace dei fondi. Ai sensi dell’art. 20 del Regolamento (UE) 1303/2013 è stato stabilito che il 6% delle risorse costituisce una riserva di efficacia dell’attuazione (performance reserve).

Detta percentuale nell’ambito delle risorse FEASR corrisponde per l’Italia a 625,8 milioni di euro.

L’assegnazione della riserva sarà condizionata al raggiungimento dei risultati collegati agli obiettivi del programma. Il performance frame work, infatti, si basa su un sistema di indicatori legati principalmente all’attuazione finanziaria e agli interventi realizzati sul programma, per cui sono stati fissati dei target intermedi (milestones) da conseguire entro il 31 dicembre 2018 e da valutare nel 2019.

I target intermedi sono obiettivi intermedi ed indicano i progressi attesi verso il conseguimento dei target finali fissati per il 2023. Tali indicatori comprendono indicatori finanziari, relativi alla spesa assegnata, indicatori di realizzazione, e di risultato.

Nel 2019, dopo aver verificato lo stato di attuazione dei programmi con la cosidetta performance review (art. 21 Reg. 1303/2013), la Commissione Ue, entro 2 mesi dal ricevimento delle rispettive Relazioni annuali di attuazione per il 2019, adotta una Decisione in base alla quale attribuirà la riserva di efficacia (performance reserve). Laddove, invece i target intermedi e finali non siano stati conseguiti in maniera soddisfacente sono possibili sanzioni; in particolare la Commissione potrà procedere alla sospensione dei pagamenti nel 2019 e a correzioni finanziarie in chiusura (art. 22 par. 4 e 5 del Reg. 1303/2013).

In sintesi, nel 2019, le Regioni saranno valutate; le più virtuose avranno più risorse, quelle con risultati insoddisfacenti saranno sanzionate.


In Italia 23 PSR, nell’Ue sono 118

In Italia, sono attivi 21 Programmi di sviluppo rurale a livello di Regioni e Province autonome, a cui si aggiungono due Programmi nazionali:

- Psrn per quattro misure ritenute strategiche: gestione del rischio, biodiversità animale, infrastrutture per l’irrigazione,

- Rete rurale nazionale.

I Psr europei sono 118. La maggior parte dei Paesi ha optato per un solo PSR nazionale: Olanda, Irlanda, Austria, Danimarca, Svezia, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Grecia, Lettonia, Estonia, Lituania, Cipro, Lussemburgo, Malta.

Altri Paesi hanno scelto di redigere Psr regionali. Il Paese con un numero maggiore di Psr è la Francia (30), a seguire l’Italia (23), la Spagna (19) e la Germania (15).


Articolo pubblicato sulla rubrica " La Pac sotto la lente" di Terra e Vita

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