Il 2020 parte in sofferenza per Parmigiano e carni di pollo

Gli avicoli hanno perso in un anno un quinto del loro valore, il Parmigiano Reggiano, dopo anni di crescita, accusa la crisi dei dazi e perde nel secondo semestre 2019 fino al 12,7% nei listini della stagionatura 12 mesi. Il commento di Ismea alle quotazioni rilevate dal 30 dicembre al 5 gennaio mette in evidenza la partenza stentata per un anno che rischia di essere difficile per i prezzi agroalimentari

Avicunicoli

Il settore degli avicunicoli non mostra particolari variazioni di prezzo su base congiunturale, fatta eccezione in misura ridotta per la categoria delle carni avicole nel complesso, che conclude la prima settimana del 2020 con una lieve flessione dello 0,05% rispetto all’ultima del 2019. Si attende tuttavia la piena ripresa delle attività di mercato con il termine delle festività natalizie. Su base tendenziale si notano invece, alcune variazioni degne di nota. I conigli da macello vengono scambiati all’origine ad un prezzo del -1,21% inferiore rispetto a quello della prima settimana del 2019. Le carni cunicole spuntano tuttavia un prezzo nettamente superiore rispetto ai valori dello scorso anno, con un recupero del +9,78%. Si ricorda come nelle ultime fasi del 2019, un massiccio afflusso di pollame, eccedente la domanda, abbia causato un repentino e sostanzioso crollo dei prezzi. Infatti le quotazioni dei polli aprono il 2020 ad un prezzo inferiore (-18,59) rispetto ai listini di inizio 2019.

Caseari

La prima settimana dell’anno non porta particolari novità sul fronte degli scambi avendo la maggior parte delle borse merci rispettato la chiusura delle sale di contrattazione per le festività natalizie. Per i formaggi grana a denominazione nel corso del 2019 si è assistito ad un andamento piuttosto eterogeneo, dove nella prima parte dell’anno per entrambi il livello degli scambi si è mantenuto nella norma con una buona tenuta dei prezzi su livelli soddisfacenti, mentre nella seconda parte l’andamento del mercato ha subito un’inversione di tendenza con conseguenti flessioni nei prezzi soprattutto nel corso dell’ultimo trimestre, assestandosi su valori significativamente inferiori rispetto ai valori di inizio 2019. In particolare, ha mostrato maggiore sofferenza il Parmigiano Reggiano 12 mesi, per il quale si rileva una variazione negativa del 12,7% rispetto ai valori esordio dello scorso anno. Più contenute le perdite del Grana Padano, il quale ha segnato una flessione di 3,2 punti percentuali su base annua solo la varietà 4-12 mesi, mentre rimangono su terreno positivo le stagionature più vecchie.

Bovini

La prima settimana del 2020 non mostra variazioni di prezzo rispetto all’ultima del 2019. Si attende una movimentazione delle quotazioni nei giorni a venire. Su base tendenziale invece, si possono osservare alcune differenze nei valori, ad esempio le manze da macello aprono l’anno con un prezzo superiore del +3,58%. Al contrario scottone e vacche presentano una variazione sempre su base tendenziale di segno negativo, più marcato nella scottona (-3,35%) che nelle vacche (-0,28%). Discreti i listini dei vitelli da macello, che mostrano un prezzo superiore del +2,92% rispetto a un anno fa. Alla stessa stregua vitelloni e manzi da macello aprono l’anno con una variazione tendenziale di segno positivo (+1,18%). Anche le carni bovine mostrano un prezzo tendenzialmente più alto del +3,36%. Si attende tuttavia la ripresa delle attività di contrattazione a piano regime dopo la sospensione durante le festività.

Vino

Il mercato del vino nazionale non ha evidenziato variazioni in questa prima settimana del 2020. Sia tra i vini comuni che tra le indicazioni geografiche non si sono registrati scostamenti rispetto all’ultima rilevazione effettuata lo scorso anno. Si procede quindi con una decisa calma dovuta anche al periodo post-festivo. Anche le denominazioni di origine hanno chiuso il 2019 senza particolari scossoni tenendo inalterati i listini consolidati nel mese di novembre.

Olio

Il 2020 si presenta con tendenza flessiva nel settore degli oli nazionali. Le produzioni a denominazione di origine e ad indicazione geografica sono le uniche a non aver lasciato centesimi nel passaggio di anno. Le quotazioni medie dell’olio extravergine di oliva si sono attestate a 3,15 euro al chilo a fronte dei 3,28 dell’ultima rilevazione dello scorso anno (-4%). A scendere sono tutte le piazze della Sicilia, Calabria e Puglia. L’olio vergine fa segnare un -1% rispetto al 2019 fermandosi a 2,23 euro al chilo evidenziando così l’andamento flessivo delle piazze calabresi. Sempre la Calabria denota una lieve regressione, inferiore all’1%, sui listini medi dell’olio lampante. Nel segmento dei raffinati quotazioni medie in calo sia per l’olio di oliva che per quello di sansa. Sostanzialmente stabili i rettificati di semi.

I prezzi dei prodotti agricoli dal 30 dicembre al 5 gennaio
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Il 2020 parte in sofferenza per Parmigiano e carni di pollo - Ultima modifica: 2020-01-10T17:23:30+01:00 da Terra e Vita

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