Un fattore nuovo che interessa l’agricoltura mondiale negli ultimi cinque anni

La volatilità dei prezzi agricoli è ormai un fenomeno strutturale

Pochi rimedi contro la volatilità. Tra le cause dello squilibrio domanda-offerta: i maggiori consumi alimentari, la variabilità climatica, il boom agroenergetico, la speculazione finanziaria

La volatilità dei prezzi delle commodity è la vera novità del mercato agricolo degli ultimi cinque anni.

Questo tema è così importante e urgente che è entrato nel dibattito della politica agraria europea ed internazionale. L’Ue ha dedicato alla volatilità dei prezzi agricoli e alimentari ben tre comunicazioni della Commissione dal 2008 ad oggi.

Particolarmente attiva nel dibattito è la Francia, con il presidente Nicolas Sarkozy che ha manifestato un evidente interesse nel ridurre la volatilità dei prezzi, ritenuta da questi un flagello. Per questa ragione, il primo G20 agricolo, svoltosi a Parigi il 22 e il 23 giugno 2011, ha posto questo tema al centro della riunione.

 

Un fenomeno impressionante

Ciò che colpisce è l’entità del fenomeno, perché quando si parla di volatilità si potrebbe pensare a variazioni del 20-30%, che sono già elevate. Invece in questi ultimi cinque anni si assiste a variazioni del 100% tra un anno e l’altro.

Alcuni esempi fanno comprendere meglio l’entità del fenomeno.

In Italia, il prezzo del mais era di 129 €/t nel luglio 2006 per passare a 283 €/t nel marzo 2008 (+119%) per poi scendere a 139 €/t a settembre 2009 (-51%) e poi risalire, e poi risalire nuovamente a 290 €/t a febbraio 2011 (+109%). In queste ultime settimane siamo tornati ad una fase discendente (fig. 1).

Il prezzo degli altri cereali in Italia ha avuto un andamento analogo.

Così anche a livello internazionale, il prezzo del mais (fig. 2) e del grano (fig. 3) ha registrato, negli ultimi cinque anni, oscillazioni impressionanti.

Il prezzo del latte ha avuto un andamento altrettanto altalenante, in un settore in cui – per la rigidità della produzione – le oscillazioni dei prezzi hanno riflessi molto più drammatici per gli agricoltori.

In Italia, il prezzo medio del latte era di 36 €/kg nel gennaio 2007 (fig. 4) per passare a 45 €/kg nel marzo 2008 (+25%) per poi scendere a 34 €/kg ad agosto 2009 (-24%) e poi risalire, e poi risalire nuovamente a 44 €/kg a maggio 2011 (+29%).

Queste oscillazioni del prezzo medio del latte sono meno rilevanti di quelle del latte spot che ha registrato fluttuazioni ben più ragguardevoli. Seppure la variabilità del prezzo del latte è percentualmente meno significativa di quella dei cereali, l’impatto sulle imprese è di gran lunga più rilevante, a causa dell’impossibilità per gli allevatori di adeguarsi rapidamente agli andamenti del mercato.

Se si analizzano gli andamenti del mercato mondiale, europeo e nazionale delle altre commodity agricole (riso, zucchero, soia, ecc.), si osservano le stesse fortissime oscillazioni.

 

domanda/offerta

La volatilità dei prezzi agricoli è un fenomeno che si è sempre verificato, ma non aveva mai assunto le attuali dimensioni.

Gli analisti considerano che, dopo il 2005, il fenomeno dell’instabilità dei mercati e della volatilità dei prezzi sia diventato un elemento strutturale del mercato agricolo mondiale e anche europeo.

L’instabilità dei prezzi agricoli comunitari è il frutto di due fattori che sono emersi nell’ultimo decennio: le dinamiche evolutive dei mercati mondiali e l’eliminazione delle politiche di sostegno dei prezzi dell’Unione europea.

Il fattore più rilevante è l’instabilità dei mercati agricoli mondiali, causato dalla globalizzazione e dallo squilibrio tra domanda e offerta, provocato da vari fattori: la crescita della domanda alimentare, gli effetti del cambiamento climatico che ha provocato fenomeni estremi quali siccità ed eccesso di pioggia, la crescente domanda di prodotti agricoli per usi agroenergetici, la speculazione finanziaria.

L’evoluzione della domanda e dell’offerta sono i fattori che maggiormente influiscono nella dinamica dei prezzi. Molti operatori tendono ad enfatizzare il ruolo delle speculazioni, ma non è dimostrato che esse siano un fenomeno negativo a priori. Le speculazioni si innestano sempre sulle aspettative di mercato. Eventualmente il fattore negativo è la scarsa trasparenza del mercato che consente a pochi operatori di cogliere le opportunità delle aspettative e quindi speculano a svantaggio degli operatori meno informati.

Lo squilibrio tra domanda e offerta, in particolare nei cereali, è stato più rilevante negli ultimi anni. Nel caso dei cereali si osserva un aumento costante della domanda (fig. 5) a fronte della crescita della popolazione, dell’aumento dei redditi e dei crescenti utilizzi no-food. A fronte di un aumento dei consumi, l’offerta è altalenante, in funzione dell’andamento climatico. Questa situazione – domanda crescente e offerta instabile – genera una continua tensione sui mercati, con repentine flessioni e innalzamenti dei prezzi.

 

Volatilità e politiche agrarie

Rispetto al passato, i fenomeni di volatilità dei prezzi hanno maggiormente influenzato il mercato interno dell’Unione europea; infatti, mentre fino a qualche anno fa il mercato comunitario era fortemente protetto e garantito dalla politica protezionistica dell’Ue, le ultime riforme della Pac hanno smantellato la politica dei mercati, determinando una minore protezione alla frontiera e una riduzione dei prezzi di sostegno interni, con la conseguenza che le dinamiche del mercato interno europeo risentono passivamente di quelle mondiali.

Non potendo ritornare alla vecchia politica di garanzia, l’Unione europea si è rassegnata a considerare l’incertezza dei mercati e la volatilità dei prezzi come un fenomeno strutturale, tanto che l’orientamento della nuova Pac non è rivolto, com’era nel passato, alla stabilizzazione dei prezzi sui mercati interni, ma a migliorare la trasparenza del mercato e ad aiutare gli agricoltori a convivere con la volatilità, tramite la promozione dell’aggregazione dell’offerta e i contratti.

Questo problema è così importante che è stato il tema principale del primo G20 dei ministri agricoli, presieduto dal Presidente francese Sarkozy nel giugno 2011. Le decisioni del G20 sono state enfaticamente raccolte in un piano di azione in cinque punti: stimolo alla produttività agricola, miglioramento dell’informazione e della trasparenza dei mercati, maggiore coordinamento politico internazionale, diffusione degli strumenti per la gestione del rischio, miglioramento del funzionamento dei mercati finanziari delle commodities agricole.

La genericità delle conclusioni del G20 conferma che non ci sono molti rimedi alla volatilità dei prezzi in questa fase storica e che gli agricoltori devono abituarsi a convivere con un mercato fluttuante ed instabile.

La volatilità dei prezzi e i timori di un rallentamento dell’economia mondiale hanno stimolato i governi mondiali a porre alcuni rimedi. Ma come vedremo questi rimedi lasciano molte perplessità sulla loro efficacia.

 

La ricetta della politica

La prima risposta messa in campo dalla politica è la trasparenza dei mercati. In particolare, al G20 è stato deciso di creare una struttura chiamata Amis (Agricultural market information system), con sede all’Onu, per un miglior monitoraggio di disponibilità e consumi delle derrate alimentari; l’obiettivo, soprattutto da parte della Francia, di porre un argine alla gestione speculativa dei mercati.

In realtà non ci si illude sulla possibilità di eliminare la speculazione, ma di migliorarne gli effetti tramite la trasparenza del mercato.

L’altro strumento della politica agricola è quello dell’auto-organizzazione dei produttori, allo scopo di migliorare il funzionamento della filiera alimentare, aumentare il potere contrattuale dei produttori e stabilizzare i prezzi. Questo tema – più volte annunciato – è parte integrante del documento sulla Pac 2014-2020.

Gli strumenti ipotizzati sono: le relazioni contrattuali, la necessità di una ristrutturazione della filiera, la trasparenza ed il funzionamento di mercati di derivati sui prodotti agricoli, il rafforzamento degli aiuti alle organizzazioni dei produttori, estendendo il modello dell’ortofrutta a tutti gli altri settori.

In sintesi, le proposte della Commissione europea – fortemente volute e sostenute dalla Francia – riguardano la modifica del regolamento sulle Ocm, introducendo in tutti i settori alcuni provvedimenti, quali:

– organizzazioni di produttori (Op);

– organismi interprofessionali;

– relazioni contrattuali;

– trasparenza.

Si tratta di strumenti per lo più volontari – anche se in alcuni casi lo Stato membro può renderli obbligatori – per migliorare le relazioni contrattuali lungo la filiera e rafforzare il potere di contrattazione collettiva dei produttori, tramite un ruolo attivo delle Organizzazioni di produttori (Op) e degli Organismi interprofessionali.

Il tema della volatilità dei prezzi è aperto e vivace e le soluzioni sono ancora da perfezionare, se ci saranno soluzioni. La genericità delle affermazioni e delle provvedimenti della politica agraria non deve tuttavia far pensare che il tema sarà trascurato. Abbiamo visto che il G20 e l’Ue se ne sono occupati e nei prossimi anni questo tema sarà al centro dell’agenda mondiale.

 

Convivere con la volatilità

I produttori devono acquisire la consapevolezza di operare in condizioni di incertezza e di volatilità almeno per qualche anno. A questo scopo è necessaria una forte informazione delle dinamiche del mercato e la ricerca di relazioni contrattuali tra agricoltori e utilizzatori allo scopo di stabilizzare i prezzi e di pianificare i ricavi prima della produzione.

Un altro strumento importante è una saggia gestione della liquidità, visto che l’agricoltore si troverà a fronteggiare situazioni di “vacche grasse” e di “vacche magre”.

In sintesi la volatilità ci sarà; l’agricoltore deve abituarsi a conviverci, organizzandosi sia all’interno dell’azienda che con strumenti di gestione associata dell’offerta.

La volatilità dei prezzi agricoli è ormai un fenomeno strutturale - Ultima modifica: 2011-10-10T14:59:44+02:00 da Redazione Terra e Vita

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