Per un miglior terroir curare l’impianto delle viti

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Picchettamento tradizionale di tutte le viti prima dell’interramento dei pali.
Velocizzare l’affrancamento delle barbatelle. E allungare la durata del vigneto. Le scelte da operare in base a condizioni pedologiche, dotazione di macchine e manodopera

Nella realizzazione di un nuovo vigneto la scelta del corretto periodo di esecuzione e la sequenza delle operazioni da programmare resta una delle principali difficoltà che il viticoltore si trova a dovere affrontare. Una scelta che oggi è fortemente influenzata dalla disponibilità di nuove tecnologie, sistemi di georeferenziazione Gps in particolare, ma che come sempre deve fare i conti con le caratteristiche del terreno, la disponibilità di manodopera aziendale, la giacitura dell’appezzamento e il numero di barbatelle che andranno ad essere messe a dimora per ettaro. Il metodo da adottare ovviamente dipende anche dal periodo in cui si ritiene opportuno eseguire le varie operazioni.

Epoca di trapianto

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Barbatelle trapiantate a macchina con pali ancora da porre in opera.

L’epoca di messa a dimora delle barbatelle è la scelta dalla quale dipende tutta l’organizzazione successiva delle operazioni da realizzare nell’allestimento di un nuovo vigneto. Questo oggi, grazie alla frigoconservazione delle barbatelle, le barbatelle cartonate ed i sistemi di irrigazione localizzata, può essere realizzato a partire dalla fine dell’autunno fino all’inizio dell’estate anche se il periodo ideale resta quello invernale per il pieno riposo vegetativo innanzitutto ed anche per la maggiore disponibilità di manodopera aziendale. La più classica delle soluzioni di messa a dimora delle barbatelle ad inizio inverno, diciamo entro dicembre, che avveniva quindi subito dopo il loro trapianto delle stesse dal vivaio, è ormai da tempo abbandonata soprattutto nelle aree a rischio di gelate invernali. In effetti, nonostante l’univoca affermazione della paraffinatura delle barbatelle, che esercita anche una protezione anche nei confronti del gelo, la messa a dimora precoce imporrebbe comunque la copertura delle barbatelle con cumuli di terra per non esporle al rischio di eventuali gelate quando queste fosse prolungate e raggiungessero temperature al di sotto dei 10-12 gradi centigradi. È vero che sono anni che non si verificano i freddi di un tempo ma è allo stesso modo vero che non vale assolutamente la pena rischiare su questo fronte visto che l’investimento economico sul materiale vivaistico è decisamente rilevante. Stiamo parlando di un valore che da solo rappresenta il 30-35% dell’intero costo dei materiali per l’impianto (vedi riquadro). Al di la del problema del gelo però non esistono però altre controindicazioni ad un precoce trapianto delle barbatelle che peraltro da questa scelta d’impianto anticipata potranno beneficiare di un maggior tempo di assestamento della terra a ridosso dell’apparato radicale e grazie a questo una più pronta partenza primaverile.

La sequenza delle operazioni

La realizzazione di un nuovo vigneto deve innanzitutto coniugare l’esigenza di mettere a dimora le barbatelle ed i pali. Queste sono le operazioni più urgenti e che comportano la necessità di transitare in campo in periodo nel quale esiste la probabilità di trovare condizioni non ideali e questo soprattutto nei terreni più pesanti. È quindi evidente che in terreni particolarmente scheletrici e sciolti, quelli nei quali si riesce ad entrare in campo senza far danni anche immediatamente dopo una pioggia, il problema della corretta sequenza delle operazioni è decisamente meno influente sulle scelte. Le nuove tecnologie oltretutto, sistemi di georeferenziazione e controllo delle macchine a mezzo Gps, hanno un ruolo determinante nell’indirizzare la scelta della soluzione più congeniale per l’azienda che in ogni caso non è mai priva di criticità.

Prima i pali o le viti?

L’unico punto fermo nelle scelte è il fatto che volendo ricorrere al trapianto meccanico delle barbatelle non esistono alternative all’interramento dei pali successivo a quello della messa a dimora delle viti.

Viti prima dei pali. Questa soluzione viene utilizzata con l’esclusivo scopo di poter procedere alla messa a dimora meccanica delle barbatelle. I vantaggi di questa scelta, oltre a quelli agronomici derivanti dall’omogeneità di impianto delle barbatelle peraltro a radice lunga, consistono nella rapidità di realizzazione di grandi superfici in tempi bevi e di forte riduzione della fatica soprattutto nelle aree collinari. In questi casi non serve il picchettamento soprattutto nei casi in cui si realizzi il successivo interramento dei pali a mezzo piantapali guidato da Gps che trae riferimento dalla stessa mappa utilizzata per l’impianto delle barbatelle.

Viti dopo i pali. In questo caso è possibile procedere all’interramento dei pali ed al transito in campo fin dalla fine dell’estate (aspetti burocratici permettendo) e comunque nel periodo asciutto anche se le barbatelle verranno messe a dimora nei primi mesi dell’anno successivo. In questo caso le viti dovranno essere messe a dimora manualmente. I vantaggi di questa scelta, che soprattutto nei terreni pesanti rispetta al meglio le condizioni del suolo evitando rischi di procrastinare eccessivamente nel tempo la realizzazione dell’impianto, permette di contenere i costi di trapianto ricorrendo a personale aziendale. In questo caso le barbatelle vengono messe a dimora perfettamente vicino al palo

L’interramento dei pali con Gps

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Interramento dei pali con speciale piantapali comandato dal Gps.

Questa soluzione ha il principale vantaggio di evitare il picchettamento, pur richiedendo un tempo per la realizzazione del rilievo planimetrico e la sua elaborazione, tanto da essere ritenuta interessante per superfici superiori ad 1-1,5 ettari. Il sistema di georeferenziazione, con precisione centimetrica, è in grado di impartire ordini alla macchina piantapali che individua in automatico il corretto punto di interramento del palo. Il tutto è applicabile a comuni piantapali idraulici applicati ad una trattrice o su specifiche macchine derivate da quelle per i guard-rail od i pannelli fotovoltaici a terra. Ovviamente sono macchine adatte ad operare agevolmente con pali metallici, leggeri e di facile interramento, ma non su pali in cemento o legno.

Pali dopo le barbatelle. Se questa macchina opera dopo l’interramento meccanico delle barbatelle può utilizzare lo stesso progetto creato per la gestione della trapiantatrice. Se i pali saranno posti a dimora vicino alle barbatelle occorrerà però avere l’avvertenza di posizionarli dal lato del senso di percorrenza della trapiantarice lasciando così l’apparato radicale dal lato opposto e lontano dal rischio di essere trascinato dal palo. Non si tratta di una cosa di poco conto visto che questo aspetto è quello che ha fatto diffondere la soluzione di interrare i pali fra una vite e l’altra eliminando la possibilità di far fungere il palo da tutore e creando un ulteriore ostacolo all’utilizzo di macchine interceppo.

Pali prima delle barbatelle. L’interramento dei pali con gestione gps della macchina prima della messa a dimora delle barbatelle di fatto non azzera completamente la necessità di picchettamento della singola posizione delle barbatelle che dovrà essere realizzata successivamente con una misurazione fra palo e palo comportando in questo caso un onere ulteriore.

Picchettamento classico

Il classico metodo di picchettamento vite per vite non perde quindi di importanza soprattutto per le piccole superfici che per i casi in cui si intenda procedere all’interramento dei pali senza l’ausilio del Gps con ampio anticipo e comunque prima della messa a dimora della barbatelle. L’operazione richiede però una certa manualità e competenza geometrica nella realizzazione degli squadri e dell’individuazione dei punti di riferimenti che tuttavia, una volta impostati, permettono anche l’utilizzo di personale aziendale. Il principale vantaggio di questa scelta è la completa autonomia aziendale nelle scelte relative alle singole operazione sia in termini di epoca di esecuzione che di operatori che la andranno ad eseguire. In modo particolare questa scelta allontana il rischio, in terreni difficili, di dover posticipare l’inizio dei lavori ad aprile.

I costi

In termini di costi per le varie operazioni non esistono oggi sostanziali differenze sia relativamente all’interramento dei pali che della messa a dimora delle barbatelle. Relativamente al trapianto meccanico va tuttavia considerato le analogie di costo si generano rispetto a tecniche di messa a dimora manuale che prevedono il taglio raso delle radici quando la macchina, al contrario, opera su radici lunghe. La messa a dimora manuale però valorizza al meglio il personale aziendale.

 

COPRIRE E SCOPRIRE

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Copertura delle barbatelle con cumuli di terra per proteggere le viti dal rischio di gelo invernale.

La copertura delle barbatelle per proteggerle dal freddo invernale di per se non rappresenta un onere insostenibile anche in considerazione che piò essere agevolato dalla meccanizzazione e in particolar modo dall’utilizzo di dischi per la rincalzatura. Il vero problema consiste piuttosto nella scopertura primaverile i cui tempi di lavoro e la qualità dello stesso dipendono dalle condizioni del terreno, che non deve essere troppo bagnato e privo di infestanti in modo che possa essere scorrevole. Oltretutto è importante che questa operazione venga effettuata prima del germogliamento della barbatelle, condizioni del terreno permettendo, per evitare il rischio di rottura dei germogli o l’inopportuna repentina loro esposizione ai raggi diretti del sole che potrebbero danneggiarli. Aspetti che influiscono in modo rilevante sui tempi di esecuzione dell’operazione di scopertura che diventa difficile da prevedere proprio in funzione dell’incognita sulle condizioni del terreno nel periodo di esecuzione ideale.

 

AUTORIZZAZIONI D’IMPIANTO, TAGLI LINEARI IN VISTA

Escalation incontrollata nelle richieste di autorizzazioni d’impianto. Se l’anno scorso, nel primo anno di applicazione del nuovo regime di (molto parziale) liberalizzazione le richieste dei viticoltori avevano superato di 10 volte le disponibilità, quest’anno, secondo i primi dati provenienti dal ministero, la filiera viticola rilancia di 25 volte rispetto alla posta in gioco. E il banco rischia di fare crack in numerose Regioni. Il nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli prevede infatti il rilascio, previa richiesta, di autorizzazioni di nuovi vigneti nel limite massimo annuo dell’1% della superficie vitata nazionale (Reg. Ue 1308/2013 e DM 12272 xdel 15 dicembre 2015).

Su un plafond disponibile di circa 6500 ettari le richieste si attestano per il 2017 sulla mostruosa cifra di 165mila ettari (sarebbe più di un quarto dell’intera superficie nazionale oggi coltivata). Sintomo che i correttivi messi in campo dal ministero delle Politiche agricole per evitare distorsioni e speculazioni non hanno raggiunto l’obiettivo. E non si può più parlare di sorpresa: nel primo anno di applicazione del nuovo dispositivo le richieste avevano toccato quota 67mila ettari con una forte concentrazione geografica nelle tre principali regioni vitivinicole del Nord-est (oltre il 75% delle superfici richieste). Una tendenza confermata anche nel 2017: Veneto e Friuli presentano infatti richieste di impianti non solo superiori al plafond disponibile, ma al vigneto in produzione in essere: in Friuli le 1.500 richieste pervenute hanno messo insieme 29.000 ettari, 5.000 in più del vigneto in produzione, mentre in Veneto le 7.200 domande sommano 91.000 ettari di vigna, 4.000 in più della superficie a vite. Le altre Regioni però non stanno a guardare: in quasi tutte le richieste presentate sono tre volte oltre la soglia del plafond disponibile. Si tratta del limite previsto dal recente decreto ministeriale n. 527 del 30 gennaio 2017, che ha formulato alcuni vincoli tesi a contrastare i fenomeni elusivi: oltre la soglia di 3 volte il plafond scatta infatti la clausola di tagli lineari per le domande che eccedono la media delle richieste regionali (pari a 12,5 ha in Veneto e a 18,6 in Friuli).

 

Articolo tratto da VVQ 1/2017

 

Foto di Claudio Corradi

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 19/2017 L’Edicola di Terra e Vita

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