SPECIALE PERO

C’è bisogno di rinnovamento e riconoscibilità?È ormai attiva da diverse settimane, a livello europeo, la campagna 2008 di raccolta e commercializzazione delle pere che pare, secondo le ultime indicazioni, essere caratterizzata da una marcata riduzione della produzione determinata da un difficile andamento climatico primaverile.

C’è bisogno di rinnovamento e riconoscibilità

 
È ormai attiva da diverse settimane, a livello europeo, la campagna 2008 di raccolta e commercializzazione delle pere che pare, secondo le ultime indicazioni, essere caratterizzata da una marcata riduzione della produzione determinata da un difficile andamento climatico primaverile.
Ecco, quindi, che dopo un 2007 soddisfacente, con buone quotazioni fino alla fine della campagna, siamo di fronte a un 2008 che vede la produzione italiana scendere a 755.000 t, circa il 18 % in meno dell’anno precedente. La produzione emiliano-romagnola che, come è noto, domina la scena europea, si prevede possa attestarsi intorno alle 485.000 t, di cui 201.000 di Abate Fetel (-20 % rispetto al 2007 e -13 % rispetto al periodo 2004/’07). Considerato che anche gli altri Paesi europei dichiarano una produzione inferiore alle annate precedenti è necessario ottenere il massimo risultato commerciale se si vuole garantire il reddito ai produttori.

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Innovazioni tecniche per migliorare l’efficienza produttiva e la qualità dei frutti nelle coltivazioni intensive

Numerose e correlate le componenti tecnologiche ed agronomiche da considerare per un ottimale disegno del frutteto e la sua più efficiente gestione. Il difficile equilibrio fra sostenibilità economica degli investimenti, entità e qualità delle rese, produttività e rendimento del frutteto. Le esperienze italiane a confronto con quelle degli altri Paesi leader nella produzione di pere.

 

La diffusa tendenza ad aumentare la densità di piantagione del pero è stata assecondata da una serie di innovazioni tecnico-agronomiche e genetiche (varietà/ portinnesti) suffragate da innovative conoscenze fisiologiche ed ecologiche e dalla conseguente ottimizzazione gestionale negli specifici ambienti di coltivazione.
La scelta del portinnesto è stata ed è tuttora un prioritario fattore discriminante, ma un crescente peso esercitano anche gli altri fattori che controllano lo sviluppo dell’albero (chioma e apparato radicale) e concorrono a determinare una produzione elevata e costante negli anni, di alta qualità commerciale e a costi contenuti.
Il presente studio analizza questi fattori, evidenziandone l’influenza e le possibili integrazioni con i mezzi tecnici disponibili per migliorare i risultati finali del pereto.
In Europa, la generale diffusione del cotogno e, in particolare, dei cloni con accentuata capacità nanizzante (MC e Adams), ma anche di modesta vigoria (Sydo e BA29), costituisce il presupposto indispensabile per indirizzarsi verso una più alta densità di piantagione (HDP). Nelle aree a maggiore intensità di coltivazione, la densità ha ormai superato i 3.000 alberi/ha, spingendosi fino a 5.000 e oltre, anche se la media resta fra 2.500 e 3.500 alberi/ha. Anche in vaste aree a coltura meno intensiva (es. California), con portinnesti quali franco e/o ibridi o peri orientali, si tende a intensificare la coltura, ma la densità rimane comunque compresa fra 500 e 1.200 alberi/ha. Un ulteriore incremento di densità in tali casi non è praticabile e dove c’è stato è limitato dalla elevata vigoria del portinnesto in assenza del cotogno.

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Miglioramento genetico e nuove varietà in Europa

Molta attesa per la diversificazione qualitativa e la ricerca di pere medio-tardive.
Oggetto di indagini agronomiche e di mercato una cinquantina di nuove varietà.
Anche l’Italia fra i protagonisti del miglioramento genetico internazionale.

 

Nessuna specie frutticola ha un assetto varietale così stabile come il pero (Pyrus communis).
Il grande lavoro selettivo svolto in Europa nei secoli scorsi ci ha lasciato in eredità decine, centinaia di varietà cui si sono aggiunte, negli ultimi decenni, nuove cultivar prodotte in centri di ricerca europei, americani, sudamericani e sudafricani.
Le varietà oggi coltivate con un qualche peso, in Europa, rimangono però poche. Infatti, solo otto varietà (compresi i loro mutanti) determinano circa l’80% della produzione europea (Conference supera il 30%, William e i suoi mutanti rossi il 14%, Abate Fétel circa il 13%, Blanquilla/ Spadona il 5,4%, Dr. J. Guyot 4,2%, Coscia/Ercolini e Decana del Comizio 4% e 5% rispettivamente) (Tab. 1).
Anche le aree produttive sono molto circoscritte; poco più di un quarto della superficie a pero (con oltre il 35% della produzione europea) è in Italia, seguita da Spagna (col 20%), il 10% o meno in Belgio, Francia, Olanda e meno del 7% in Portogallo (dove la pericoltura è rappresentata dalla sola cv Rocha). Dunque, il pero è preponderante nei Paesi centro meridionali europei con limitate ramificazioni al Sud e al Nord. Questo perché, anche verso le latitudini settentrionali, le risposte sono molto più selettive del melo. Apprezzabile peraltro è la presenza della coltura nel Regno Unito.

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La redditività premia Abate Fetel, da migliorare la valorizzazione della William

La lievitazione dei costi dei mezzi tecnici negli ultimi anni non sempre è stata ripagata dall’adeguamento dei prezzi alla produzione. Fondamentale l’equilibrio fra la domanda, che tende alla stagnazione, e l’offerta, il cui incremento complessivo impone all’Italia l’individuazione di nuovi sbocchi commerciali. Lascia ben sperare l’andamento delle ultime campagne mercantili.
Eccessivamente distorta la dinamica di costruzione della catena del valore fra produzione e consumo. Strategico il ruolo della promozione dei consumi e della valorizzazione della qualità per il prodotto italiano.

 

La pericoltura si colloca ormai da tempo in uno scenario caratterizzato da una forte competitività, particolarmente accentuata e temibile per questo frutto dotato più di altri di caratteristiche di serbevolezza che permettono anche lunghi spostamenti. Negli ultimi anni sono andati progressivamente crescendo i volumi di offerta provenienti, in particolare, dalla Cina e dai Paesi del Sud America, determinando un inevitabile incremento dei livelli concorrenziali. In quest’ottica è fondamentale verificare costantemente la sostenibilità economica della coltura per mezzo di idonei strumenti di analisi economica: tra questi, il principale parametro di misurazione dell’economicità di una coltura è indubbiamente rappresentato dal costo di produzione che, unitamente alle quotazioni riconosciute dal mercato, determina la redditività dell’attività frutticola.

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Colortest, informare il consumatore e valorizzare la qualità delle pere Abate Fetel

Spesso la frutta si compra con gli occhi, ma frequente è la delusione di non trovare corrisposte le aspettative di qualità del prodotto. La stretta correlazione tra colore della buccia e grado di maturazione dei frutti ha consentito la messa a punto di un sistema semplice, ma efficace per ”insegnare” ai consumatori come poter apprezzare al meglio la qualità delle pere Abate.

L’evoluzione del mercato ortofrutticolo nazionale ed internazionale, che diviene sempre più complesso e basato su un’accesa competizione, induce scelte obbligate per le produzioni frutticole: o puntare su una produzione anonima, di qualità non garantita, ma che consente di ridurre i costi oppure, affrontare l’opzione di una produzione ben differenziata, garantita e che punti sulla valorizzazione della qualità. La seconda opzione è quella appropriata per la pera Abate Fetel, non solo per lo specifico valore commerciale, ma anche per il ruolo di “testimonial” primario della produzione frutticola della regione Emilia-Romagna.
Come è noto, l’Emilia-Romagna è il principale riferimento per la produzione di pere, non solo in Italia ma anche a livello europeo. Secondo dati Cso, la pera rappresenta ben il 43% dell’intera Produzione Lorda Vendibile frutticola regionale. La pera ha quindi un’importanza strategica per la frutticoltura della regione, tale da giustificare l’impegno per la valorizzazione dell’offerta. Non è infatti più sufficiente che un prodotto sia semplicemente dichiarato “di qualità” e nemmeno che possieda attributi di eccellenza: è necessario che i livelli qualitativi siano monitorati, quindi resi percepibili ed apprezzabili al consumatore tramite iniziative dirette di comunicazione.

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“Interpera”, verso un coordinamento internazionale di tecnica, mercato e ricerca

Una nuova iniziativa promossa per offrire agli operatori del settore un punto di riferimento periodico sugli andamenti evolutivi della pericoltura europea. L’Italia protagonista del settore sul fronte tecnico, ma anche in ambito economico-commerciale. Innovazione, controllo dell’offerta e allargamento del mercato elementi strategici per riaffermare la leadership italiana.

 

A Lerida, in Spagna, si è svolto nel maggio scorso “Interpera”, il primo incontro internazionale sulla coltura del pero che si è incentrato, in particolare, sulle tendenze produttive e sull’evoluzione della ricerca genetico- varietale.
Tra i numerosi temi affrontati nel corso dei lavori, si è parlato innanzitutto di innovazione varietale in relazione alle esigenze dei consumatori e del mercato. Su questo argomento, coordinato dal prof. Silviero Sansavini dell’Università di Bologna, sono intervenuti diversi relatori che si sono soffermati sulle attese dei consumatori, la qualità gustativa e la conseguente ricerca nel campo del miglioramento genetico per obbiettivi definiti di qualificazione e diversificazione dell’offerta.
Assetto varietale
Dalla valutazione degli interventi sembra di poter confermare che la pericoltura mondiale è ancora fortemente concentrata sulle varietà che hanno fatto la storia della coltura; in particolare, si registra un abbinamento delle principali varietà con alcuni Paesi specifici: l’Abate Fetel è la “regina” per l’Italia, Blanquilla per la Spagna, Conference per Olanda, Francia, Belgio (ma anche l’Italia), Rocha per il Portogallo. Non ci soffermiamo sulla William perché già ampiamente conosciuta e diffusa, soprattutto per fini industriali (trasformazione).

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Fox 9, nuovo portinnesto per il pero europeo

Frutto di un lungo lavoro di selezione svolto tra Emilia e Veneto, Fox 9 viene introdotto per l’impianto del pero anche in situazioni colturali poco vocate al cotogno, dove limiti di fertilità pedologica o problemi di affinità di innesto rischiano di compromettere l’efficienza del frutteto e suggeriscono l’adozione di portinnesti franchi di media vigoria.
Interessanti i risultati ottenuti con Abate Fetel, William e Conference.

 

La coltivazione del pero è ancora oggi basata principalmente sull’impiego di alberi innestati su cotogno (Cydonia oblonga Mill.), soggetto che ha contribuito in modo determinante all’espansione della coltura del pero in Italia ed in altri Paesi, grazie alla possibilità di controllare il vigore dell’albero, ottenere elevate densità d’impianto e anticipare la messa a frutto. Nel corso degli anni, tuttavia, i cotogni hanno manifestato dei limiti agronomici (disaffinità con alcune cultivar, sensibilità alla clorosi ferrica, difficoltà nel mantenere nel tempo un’elevata produttività, ecc.), superabili attraverso l’utilizzo di portinnesti di pero (P. communis L.).
L’impiego del pero come portinnesto, infatti, assicura una maggiore longevità delle piante, consente di ridurre i costi d’impianto e di gestione del frutteto (ridotto apporto di chelati di ferro e di concimi in generale, minore fabbisogno d’acqua, ecc.) e dunque può rappresentare una valida alternativa all’impiego del cotogno

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Impianti ad alta densità per la pera Conference: un’esperienza spagnola

Lerida, città spagnola della regione autonoma della Catalogna, è situata al centro di una zona produttrice di frutta che si estende per circa 40.000 ha, nella quale prevalgono mele, pere e pesche. Ogni specie presenta peculiarità nelle tecniche colturali che spaziano dalla difesa fitosanitaria, all’impiego di fitoregolatori, alla scelta del portinnesto, ecc. La coltivazione del pero nel comprensorio di Lerida presenta una serie di caratteristiche che, talvolta, se confrontate con il melo od il pesco, possono pregiudicarne la convenienza economica, come, ad esempio, la lenta entrata in produzione ed una bassa produttività.
Il sistema d’impianto tipico della zona consiste nella scelta di astoni senza rami anticipati, che al momento della messa a dimora vengono raccorciati a circa 50-80 cm di altezza e, successivamente, allevati ad asse centrale (fusetto) o a palmetta con 2 assi (Y longitudinale) (Fig.1). Nel comprensorio di Lerida sono presenti da tempo entrambe le soluzioni, anche se ultimamente si assiste ad una maggiore diffusione della forma a palmetta con 2 o 3 assi, tipo candelabro (Fig. 2).

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SPECIALE PERO - Ultima modifica: 2009-03-30T12:43:24+02:00 da Redazione Terra e Vita

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