I dati più recenti delle autorità di bacino, indicano che i principali invasi lucani – Monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e San Giuliano – hanno beneficiato delle precipitazioni registrate tra fine autunno e inizio inverno. Nel complesso, l’apporto stimato ha superato i 15 milioni di metri cubi; un recupero che, pur significativo, non modifica la situazione strutturale della crisi idrica.
L’invaso di Monte Cotugno, il più grande del Mezzogiorno e che fornisce acqua per irrigazione, industria e potabile a Basilicata e Puglia, si attesta attualmente intorno a 88 milioni di metri cubi, con un volume notevolmente inferiore a quello degli anni “ordinari” (nel 2022, la dotazione complessiva degli invasi lucani superava i 270 milioni di metri cubi, più del triplo dei volumi oggi disponibili). Il dato conferma come la Basilicata continui a operare in una condizione di sotto-capacità cronica, con margini di sicurezza ridotti sia per l’uso irriguo sia per quello potabile, soprattutto in vista della prossima stagione primaverile ed estiva.
Durante un recente sopralluogo istituzionale, l’assessore regionale all’Agricoltura della Basilicata Carmine Cicala ha sottolineato come «governare l’acqua oggi significhi assumersi la responsabilità di decisioni basate sui dati e orientate al medio-lungo periodo», ribadendo la necessità di superare una gestione esclusivamente emergenziale della risorsa.
Piogge e neve: contributo importante ma non risolutivo
Le precipitazioni diffuse e le nevicate sull’Appennino lucano rappresentano un fattore positivo, soprattutto in prospettiva di una fusione graduale che può sostenere i livelli di invaso nei mesi invernali. Tuttavia, il contributo climatico resta condizionato da variabili ormai note: distribuzione irregolare delle piogge, capacità effettiva di accumulo, perdite di rete e prelievi anticipati.
È un punto su cui insistono anche gli operatori agricoli. Secondo il Coordinamento degli agricoltori lucani, «è difficile spiegare questi numeri come un semplice dettaglio tecnico», soprattutto in territori dove la programmazione colturale dipende in modo diretto dalla certezza dell’acqua disponibile.

Infrastrutture idriche: investimenti in accelerazione
Sul fronte strutturale, negli ultimi mesi si registrano segnali positivi. Attraverso il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (Pniissi) sono stati finanziati oltre 113 milioni di euro per il completamento e la messa in sicurezza della diga di Abate Alonia (Rendina), un’opera strategica per l’area del Vulture-Melfese e per parte del Foggiano.
Parallelamente, la Regione Basilicata ha candidato 18 interventi per un valore complessivo di circa 700 milioni di euro, che interessano interventi di manutenzione e ammodernamento di dighe, schemi idrici e reti di distribuzione. A questi si aggiungono risorse del Psr 2014-2022, destinate all’ammodernamento di infrastrutture irrigue e alla riduzione delle perdite di rete. Un obiettivo importante per la diga di Monte Cotugno è quello di portare la capacità complessiva dell’invaso oltre i 400 milioni di metri cubi”, rafforzando la funzione strategica della diga nel sistema idrico meridionale.
Si tratta di un cambio di passo importante, che riconosce come la sicurezza idrica non possa più basarsi esclusivamente sulla disponibilità naturale della risorsa, ma debba poggiare su capacità di stoccaggio, interconnessione tra reti, pianificazione dell’uso della risorsa, efficienza distributiva e governance interregionale.
Una crisi che impone scelte strutturali
Il quadro che emerge è quello di un sollievo temporaneo per le regioni che dipendono dalle risorse idriche dell’appennino lucano ma con una criticità di fondo. Le precipitazioni invernali stanno dando una boccata di ossigeno, ma non risolveranno un problema che è ormai strutturale e destinato a riproporsi con maggiore frequenza in un contesto climatico sempre più instabile.
Per l’agricoltura, in particolare, il nodo non è solo quanta acqua cade, ma quanta acqua viene realmente accumulata, gestita e resa disponibile nei momenti critici. Gli investimenti avviati sembrano andare nella direzione giusta, ma la vera sfida sarà trasformarli rapidamente in opere funzionanti, riducendo sprechi e aumentando la resilienza complessiva del sistema idrico.
La situazione dei principali invasi lucani a gennaio2026
- Totale invasi principali: 193 milioni m³ disponibili
- Capacità complessiva potenziale: 650 milioni m³
- Riempimento medio: 30%
| Diga |
Volume attuale stimato |
Capacità autorizzata |
Riempimento |
|---|---|---|---|
| Monte Cotugno (Sinni) |
88 milioni m³ |
433 milioni m³ |
20% |
| Pertusillo |
75 milioni m³ |
155 milioni m³ |
48% |
| Camastra |
16 milioni m³ |
32 milioni m³ |
50% |
| San Giuliano |
14 milioni m³ |
29 milioni m³ |
48% |










