
Il mais rappresenta da sempre una coltura chiave per il sistema agroalimentare italiano, non solo per il suo valore produttivo diretto, ma per il ruolo centrale che svolge all’interno delle principali filiere zootecniche. È alla base dell’alimentazione animale e quindi della produzione di latte, formaggi Dop, carni e salumi che costituiscono un’eccellenza riconosciuta del Made in Italy. La disponibilità di mais nazionale, in termini di quantità e qualità, incide direttamente sulla competitività dell’intera food industry italiana, un comparto strategico per l’economia e per l’immagine del Paese nel mondo.
Negli ultimi anni però la maiscoltura ha attraversato una fase complessa: le superfici coltivate si sono progressivamente ridotte, le rese sono diventate sempre più instabili e i costi di produzione hanno registrato un aumento. A questo si sono sommati gli effetti del cambiamento climatico, con stagioni caratterizzate da stress termici e idrici, che hanno reso più incerta la programmazione agronomica e aumentato il livello di rischio per le aziende agricole. Dopo un 2025 difficile, specie per quanto riguarda l’incidenza delle aflatossine, il mais italiano si trova oggi a fronteggiare sfide cruciali: mantenere un adeguato livello produttivo, garantire standard qualitativi sempre più elevati lungo tutta la filiera e, allo stesso tempo, garantire una adeguata remunerazione per l’agricoltore.
Stress e rischio aflatossine equilibrio fragile ma governabile
Nel contesto agricolo attuale, la coltivazione del mais si trova a dover affrontare una combinazione di criticità che rischia di compromettere seriamente la produzione 2026, sia dal punto di vista quantitativo sia, soprattutto, qualitativo. Il primo elemento di forte pressione riguarda la concimazione: la scarsità di fertilizzanti minerali, le difficoltà di approvvigionamento e l’elevata volatilità dei mercati stanno spingendo molti agricoltori a ridurre gli apporti di azoto e fosforo, rivedendo al ribasso i piani nutrizionali.
In questo scenario, non è più sufficiente concentrarsi sulla quantità di concime distribuito, ma diventa strategico massimizzare l’efficienza di utilizzo degli elementi nutritivi disponibili: cresce l’importanza di soluzioni agronomiche in grado di aumentare la resa per unità somministrata di azoto e fosforo. Si tratta, ad esempio dei prodotti in esclusiva per Consorzi Agrari d’Italia Rhizosum N / Nutribio N per l’azoto o il NutriWise P per il fosforo, capaci di rendere maggiormente disponibili gli elementi già presenti nel terreno o in atmosfera, spesso immobilizzati o poco accessibili per la pianta. Migliorare l’efficienza nutrizionale significa sostenere la produttività del mais anche in condizioni di input ridotti, limitando gli effetti negativi sulle rese.
Una nutrizione non ottimale ha conseguenze che vanno oltre il semplice calo produttivo. Il mais coltivato in condizioni di carenza nutrizionale, soprattutto azotata, è una pianta più stressata dal punto di vista fisiologico, meno reattiva e più vulnerabile agli stress ambientali, in particolare caldo e umidità. Questo stato di debolezza favorisce anche l’insorgenza di problematiche sanitarie, tra cui la contaminazione da Aspergillus, il fungo che causa lo sviluppo delle aflatossine.
È ormai ampiamente riconosciuto che lo stress della pianta rappresenta uno dei principali fattori predisponenti allo sviluppo dei funghi del genere Aspergillus e alla conseguente produzione di aflatossine nella granella. Una pianta meno nutrita e meno equilibrata offre un substrato più favorevole alla colonizzazione fungina, aumentando il rischio di superare le soglie di legge e di compromettere la commercializzabilità del prodotto.
Il 2025 è stato, da questo punto di vista, un anno estremamente impegnativo, con numerosi casi di mais contaminato da aflatossine e pesanti difficoltà economiche per i maiscoltori: partite deprezzate, limitazioni all’utilizzo zootecnico e, in alcuni casi, perdita totale di valore della produzione. Un segnale chiaro di quanto la qualità della granella sia diventata un fattore determinante quanto la resa.
Il rischio per il 2026 è quindi evidente: si concima meno per contenere i costi e per la scarsa disponibilità di fertilizzanti, ma se il mais prodotto risulta contaminato da aflatossine viene ulteriormente penalizzato alla vendita. Una situazione che può trasformarsi rapidamente in un disastro economico per l’azienda agricola.
In questo contesto diventa indispensabile affiancare alla gestione nutrizionale strumenti specifici per la protezione della qualità del raccolto. Consorzi Agrari d’Italia, negli ultimi anni, ha fortemente incentivato l’adozione di soluzioni in grado di limitare in maniera significativa – se non di azzerare – l’incidenza delle aflatossine nel mais. L’AF-X1 è il prodotto principe in grado di limitare il problema e per diffonderne l’utilizzo presso i coltivatori Cai ha studiato promozioni ed incentivi che di fatto azzerano il costo del prodotto. Una risposta concreta a uno dei principali rischi della maidicoltura odierna, che aiuta gli agricoltori a difendere il valore della produzione anche in annate caratterizzate da stress ambientali.
Il ruolo di Cai e delle filiere nel sostegno alla maidicoltura
In uno scenario così complesso, il ruolo di Cai è quello di affiancare gli agricoltori, mettendo a disposizione soluzioni, competenze e strumenti in grado di rendere l’attività agricola ancora proficua e sostenibile. L’obiettivo non è solo la fornitura di mezzi tecnici, ma la costruzione di un approccio integrato che aiuti le aziende a gestire i rischi produttivi, migliorare l’efficienza e proteggere il valore del raccolto.
Dagli strumenti di analisi del terreno, di monitoraggio in tempo reale, ai mezzi tecnici più innovativi ed efficaci, testati all’interno del proprio Centro di Saggio riconosciuto dal Ministero, agli strumenti predittivi in grado di aiutare l’agricoltore a compiere le scelte giuste al momento giusto, fino ad arrivare alla collocazione sul mercato tramite accordi di filiera o strumenti a tutela del reddito come i Prezzi Determinati a Termine (Pdt) o i Prezzi Minimi Garantiti (Png) Consorzi Agrari d’Italia presidia ogni aspetto della produzione agricola per offrire vantaggi e soluzioni ai propri soci e clienti.
Difendere la maidicoltura italiana significa quindi sostenere l’intera food industry del Paese, tutelare una base produttiva fondamentale e garantire continuità a un sistema che rappresenta un patrimonio economico, culturale e identitario riconosciuto a livello globale. In questo percorso, l’affiancamento agli agricoltori e lo sviluppo di filiere solide sono elementi chiave per affrontare le sfide presenti e future del settore.
A proposito di Cai
Consorzi agrari d’Italia (Cai) nasce come soggetto di riferimento nazionale unico nel suo genere e lavora per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura in Italia, basandosi sui valori fondanti della tradizione dei Consorzi Agrari. CAI implementa una storica eredità con piani volti al futuro, per consolidare un ruolo di volano strategico e culturale dell’agricoltura del nostro Paese. Con CAI gli agricoltori diventano protagonisti di un nuovo modello di sviluppo, basato sull’innovazione e sulla sostenibilità. Il progetto poggia su una rete che produce oltre 1 miliardo di ricavi annui e conta più di 20 mila soci, agendo come un vero e proprio “hub” per il collocamento delle grandi produzioni.
Ad oggi fanno parte di Consorzi agrari d’Italia: Consorzio dell’Emilia, Consorzio del Tirreno, Consorzio Centro Sud, Consorzio Adriatico, Consorzio del Nord Est, Consorzio Agrario di Siena e BF spa.
Nel settembre 2025, è stato sottoscritto l’accordo per l’ingresso del Fondo Nazionale Strategico (comparto del patrimonio rilancio di Cassa Depositi e Prestiti Spa), Banca del Fucino s.p.a. e Quinto Giro investimenti s.r.l. nel capitale sociale di Cai.
Cai supporta le aziende agricole in tutto il territorio nazionale con un percorso di crescita basato su una razionalizzazione che nel medio periodo riduce i costi dei mezzi di produzione, un’assistenza tecnica completa, una vasta rete di prodotti e servizi, l’innovazione e la valorizzazione dei prodotti simbolo del Made in Italy, promuovendo accordi di filiera in grado di valorizzare sui mercati il lavoro giornaliero dei produttori e garantire qualità al consumatore.








