Castanicoltura, l’Emilia Romagna pensa al rilancio

Nuovo piano regionale da 1,5 milioni di euro nel prossimo triennio per favorire la biodiversità e la valorizzazione delle produzioni

Semplificazione normativa, recupero dei castagneti abbandonati, sostegno agli investimenti e rafforzamento della filiera. Sono i principali assi del nuovo Piano castanicolo e del marrone dell’Emilia-Romagna, strategia di lungo periodo elaborata dalla Regione insieme al Tavolo castanicolo regionale e ora sottoposta al confronto con produttori, associazioni, consorzi e amministratori locali.

Il percorso di consultazione è partito oggi 16 settembre da Rioveggio, nell’Appennino bolognese, e proseguirà il 10 ottobre a Casola Valsenio, nel Ravennate, per concludersi il 6 novembre a Marola di Carpineti, nel Reggiano. Gli incontri hanno l'obiettivo di illustrare i contenuti del Piano e raccogliere osservazioni e proposte dal territorio prima della sua approvazione.

Gli obiettivi

La strategia guarda anche alla prossima programmazione europea 2028-2034 e punta a intervenire sulle principali criticità che interessano la castanicoltura regionale. L’Emilia-Romagna conta infatti oltre 2.200 ettari di castagneti da frutto, concentrati soprattutto nelle aree montane, dove la filiera è caratterizzata dalla presenza di numerose piccole aziende. Un patrimonio che, oltre alla produzione agricola, svolge un ruolo nella conservazione del paesaggio, nella tutela della biodiversità e nel presidio del territorio montano.

Per sostenere le azioni previste dal Piano, la Regione prevede di mettere a disposizione ulteriori 1,5 milioni di euro nel prossimo triennio, che si aggiungeranno alle risorse già stanziate. I fondi saranno destinati in particolare al recupero dei castagneti abbandonati, alla valorizzazione della filiera e alla tutela della biodiversità castanicola. Altri interventi potranno essere sostenuti attraverso l’attuale programmazione regionale del Programma di sviluppo rurale.

Il documento individua tre possibili modelli per lo sviluppo della castanicoltura regionale. Il primo è rappresentato dalla salvaguardia della castanicoltura tradizionale; il secondo dalla trasformazione delle selve castanili in castagneti da frutto; il terzo dalla realizzazione di nuovi impianti con piante innestate provenienti da vivaio. Una differenziazione che punta a mantenere il patrimonio esistente, favorendo allo stesso tempo il rinnovamento e l'ampliamento delle superfici produttive.

Quattro, invece, sono gli obiettivi strategici individuati dalla Regione: semplificare le norme e favorire gli investimenti; proteggere il territorio e le produzioni; promuovere innovazione e trasferimento delle conoscenze; rafforzare l’organizzazione della filiera e valorizzare le produzioni regionali di qualità.

Tra le azioni previste rientrano il recupero delle superfici abbandonate, il sostegno al ricambio generazionale e agli investimenti produttivi, il rafforzamento del presidio fitosanitario e gli interventi per contrastare il dissesto idrogeologico. Il Piano dedica inoltre attenzione alla conservazione della biodiversità castanicola, al coinvolgimento del sistema educativo e al potenziamento degli strumenti di promozione e commercializzazione.

Un capitolo specifico riguarda la valorizzazione delle produzioni di qualità, con particolare attenzione al Marrone di Castel del Rio Igp, considerato tra le principali eccellenze della castanicoltura emiliano-romagnola. L’obiettivo è rafforzare l’identità delle produzioni regionali e, parallelamente, migliorare l’organizzazione della filiera e le opportunità di mercato.

Prospettive di lungo periodo

«Il Piano castanicolo e del Marrone dell'Emilia-Romagna punta a dare una prospettiva concreta e di lungo periodo a un comparto che rappresenta una parte fondamentale dell'identità agricola dell'Emilia-Romagna», sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi. La castanicoltura, aggiunge, rappresenta «molto più di una produzione agricola», perché costituisce un presidio del territorio, contribuisce alla tutela della biodiversità e alla cura del paesaggio e offre opportunità di sviluppo alle comunità montane.

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