È durato pochi giorni, lo sprazzo d’inverno al termine di un triennio (2023-2025), dove le temperature medie globali hanno superato (+1,5°) i livelli preindustriali (1850–1900), confermando come il “global warming” sia ormai diventato un fenomeno endemico; non solo: l’anno da poco concluso è stato il terzo più caldo della storia, dopo 2024 e 2023, sia a livello globale che europeo (fonte: Copernicus). Lo fa sapere l'Anbi nel suo bollettino settimanale.

Il 2025 si era chiuso con eccezionali anomalie termiche positive e i cappotti ancora chiusi negli armadi. Le acque del mar Mediterraneo “ribollivano” con 2 o 3 gradi oltre la norma. Lo spettro della siccità aveva fatto capolino anche nelle regioni settentrionali da due anni sovrabbondanti d’acqua; la neve sulle montagne scarseggiava come non accadeva da tempo (sulle cime dolomitiche, la coltre bianca è stata, in molte stazioni, la più scarsa da almeno 8 anni a questa parte. Sugli Appennini e le isole maggiori, il deficit nivale è stato mediamente del 60%). La svolta meteorologica di inizio d’anno e l’ingresso delle gelide correnti artiche hanno rovesciato la situazione in Italia ed in Europa, portando nevicate abbondanti anche sulla pianura e sul Meridione con giorni di piogge intense, che hanno ridato vigore ai corpi idrici stressati.
Questa settimana, però, la situazione è nuovamente mutata: al Sud e particolarmente in Campania, le temperature torneranno a sfiorare i 20° C, risultando le più elevate d’Europa, mentre un’ondata di gelo è annunciata nell’Est Europa.
«L'alternanza di piene e magre, spesso spinte oltre i loro precedenti limiti statistici, è la conferma che il regime fluviale intermittente si è ovunque molto accentuato lungo la Penisola. L'attuale governance delle acque e le norme in essere devono adeguarsi alla necessità di grande flessibilità e veloce reattività, che la nuova condizione idrologica richiede da Nord a Sud senza distinzione» evidenzia Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi).
«Serve un riesame dei processi di governance e degli adempimenti burocratici legati alla Direttiva Quadro Acque, pensata 26 anni fa per gestire una realtà, che offriva margini di manovra oggi inattuabili – conclude il direttore generale di Anbi Massimo Gargano –. È questo un tema centrale del nostro impegno attraverso Irrigants d’Europe e sarà oggetto di una nostra, prossima iniziativa».
Osservatorio Anbi sulle risorse idriche
Vediamo in dettaglio la situazione regionale riportata nell'Osservatorio Anbi sulle Risorse idriche del 15 gennaio 2026.
A beneficiare della momentanea abbondanza d’acqua sono state le regioni meridionali, che da tempo si trovano in sofferenza idrica e che sperano di non essere ancora costrette a fare i conti con i divieti di prelievo o la sospensione delle erogazioni idriche.
In Puglia, il mese di dicembre è stato particolarmente “bagnato” sulla Penisola Salentina, così come sulla Murgia, con cumulate pluviometriche quasi ovunque superiori a mm.100; decisamente minori sono state invece le piogge sulla provincia di Foggia (ad eccezione del promontorio del Gargano) e sui monti Dauni, superando solo in rari casi i 50 millimetri di pioggia cumulata. Crescono seppur moderatamente i volumi contenuti in alcuni bacini foggiani. Se, infatti, il serbatoio di Occhito, grazie all’incremento di 4.500.000 metri cubi in questa settimana, registra 54 milioni di metri cubi d’acqua (poco più del 20% di quanta ne potrebbe contenere), i laghi di Capaccio e San Pietro risultano sostanzialmente prosciugati (complessivamente potrebbero invasare mln. mc. 33,40 , ma attualmente ne contengono solo poco più di 2 milioni), mentre l’altro grande invaso di Marana Capacciotti (volume autorizzato: mln. mc. 48) è ancora al 18% di riempimento.
Le cose vanno decisamente meglio in Basilicata, dove negli ultimi due mesi sono raddoppiati i volumi trattenuti dalle dighe dopo aver toccato i valori minimi storici a metà Novembre, quando contenevano poco più di 80 milioni di metri cubi. In sole due settimane del nuovo anno, grazie ad abbondanti precipitazioni sia pluviali che nivali, i volumi invasati sono cresciuti di ben 45 milioni e mezzo di metri cubi, di cui quasi 33 negli scorsi sette giorni, raggiungendo il valore complessivo di mln. mc. 165,37. Siamo comunque ancora lontani dalla normalità idrica: i due principali bacini regionali (monte Cotugno e Pertusillo) registrano tuttora un gap negativo addirittura rispetto al siccitoso 2025, ma per la prima volta dopo due anni si sta intravvedendo un barlume di speranza.
In Sicilia è piovuto bene su diverse zone dell’isola sia a dicembre (le cumulate vanno da circa 50 millimetri ad oltre mm. 150) che nella prima decade di gennaio.
In Sardegna, nel mese di dicembre si era registrato un incremento di mln. mc.79, ma complessivamente le dighe della regione trattenevano meno del 40% dell’acqua potenzialmente invasabile, cioè il valore più basso del mese nel più recente quindicennio. Rimangono inalterate le criticità riscontrate nei mesi precedenti in Nurra e nel sistema idrico Tirso-Flumendosa con gli invasi rispettivamente al 21% ed al 30% di riempimento, così come nel Basso Sulcis, ma livelli di pericolo sono registrati da tutti gli indicatori delle dighe isolane, ad eccezione dei bacini di Gallura, Cedrino ed Ogliastra (fonte: Autorità di Bacino Regione Autonoma della Sardegna).
In Abruzzo, dopo un Dicembre molto secco con deficit pluviometrici medi di oltre il 60% e caldo inusuale (a Teramo, le temperature medie sono state di 3,3° superiori alla media), neve e pioggia hanno fatto la loro comparsa a Gennaio, riequilibrando almeno temporaneamente il bilancio idroclimatico. L’invaso di Penne ha registrato un incremento dei volumi invasati pari a 1.160.000 metri cubi.
In Campania, dopo i fenomeni di piena registrati la settimana scorsa, tornano a decrescere i livelli idrometrici dei fiumi; il Garigliano mantiene tuttavia un importante flusso idrico, superiore alla media.
Nel Lazio registrano incoraggianti incrementi nelle altezze idrometriche dei laghi vulcanici sia romani che viterbesi; da inizio d’anno si registrano: Albano, +cm. 13; Nemi, +cm, 21 (!!); Bracciano, +cm.9; Vico, +cm. 5; Bolsena, +cm. 10. Le portate del fiume Tevere ridiscendono sotto i valori medi del periodo (ora mc/s 169,03 contro una media mensile dello scorso quinquennio di mc/s 182,91) dopo aver superato la settimana scorsa mc/s 600; restano abbondanti le portate dell’Aniene, che era esondato anche nei pressi di Roma e che ora si mantiene poco al di sopra delle medie in anni recenti (fonte: AUBAC).
Anche in Umbria, il clima è stato caratterizzato da un Dicembre più secco del normale con cumulate pluviometriche medie di soli mm. 36,4. Le piogge dell’Epifania non hanno garantito gli auspicati afflussi al lago Trasimeno, il cui livello, nonostante i generosi apporti degli immissari (Tresa, Moiano, ecc.), è cresciuto di appena 3 centimetri ad Isola Polvese. Nel 2025 il livello medio del lago (m.1,50), è stato inferiore alla media annuale dello scorso decennio di ben 80 centimetri. Sono decrescenti i flussi in alveo dei fiumi nella regione (fonte: Servizio Idrografico Regionale).
Sono in calo, anche nelle Marche, le portate dei fiumi Potenza, Esino, Sentino e Tronto; i flussi sovrabbondanti della settimana scorsa hanno però rimpinguato i volumi idrici trattenuti negli invasi (circa 2 milioni di metri cubi in più.
In Toscana, a crescere è la portata del fiume Serchio, mentre si riduce notevolmente quella dell’Ombrone, protagonista di una significativa performance negativa; in calo è anche il livello dell’Arno.
In Liguria decrescono i livelli dei fiumi Vara, Magra ed Argentina, mentre cresce l’Entella.
A Nord, il flusso del fiume Po resta inferiore alla media su gran parte dell’asta: a Cremona il deficit di portata si attesta al 32%, mentre nell’Alessandrino è al 36%.
Per quanto riguarda i grandi laghi, sono da segnalare i livelli scarsi del Sebino (oltre cm.60 sotto la media e riempimento al 16,4%); in crescita è l’altezza del Benaco (77,9 % di riempimento), mentre decrescenti sono quelle di Lario e Verbano.
In Valle d’Aosta, buona la prestazione settimanale della Dora Baltea, che in una settimana guadagna +180% di portata; in crescita anche il torrente Lys.
In Piemonte, con un’anomalia media di +2,5°, il mese di dicembre è stato il più caldo dei recenti 70 anni ma, allo stesso tempo, è stato anche molto umido (+81% di pioggia) con alcuni bacini, che hanno registrato incrementi pluviometrici superiori al 200% (Varaita +303%, Residuo Po confluenza Dora Riparia +280%, Alto Po +286%, Residuo Tanaro +249%, Tanaro +243%, Maira +242%). In compenso l’indice SWE (Snow Water Equivalent) era negativo su gran parte della regione con la sola eccezione del Piemonte Sud Ovest (deficit regionale -24%, ma -66% su Piemonte settentrionale). Sotto media sono le portate dei fiumi Tanaro, Stura di Demonte e Toce; in crescita, la Stura di Lanzo (fonte: Arpa Piemonte).
In Lombardia, ad inizio mese, si evidenziava un deficit idrico del 32,3%, dovuto principalmente al deficit SWE pari a ben 858 milioni di metri cubi (-60% circa sulla media).
In Veneto, Dicembre 2025 con un deficit di piogge del 57% è stato il terzo mese siccitoso consecutivo. Le alte temperature della stagione autunno-vernina (fino a fine Dicembre) hanno avuto come conseguenza un deficit nivale di oltre il 50%; fino al giorno 30, quando si è registrato un crollo delle temperature, il mese di dicembre era stato il più caldo degli ultimi 37 anni (fonte: Arpav).
In Emilia-Romagna solamente i flussi del fiume Reno hanno registrato un incremento, mentre sono in calo i livelli negli altri alvei appenninici, principalmente dell’Enza, la cui portata, già ben al di sotto dei valori minimi storici, continua a ridursi ed attualmente è inferiore alla media di oltre il 90%.













