In Veneto operano 17 istituti agrari. Il “Parolini” di Bassano del Grappa, alla guida della Rete del Triveneto, promotrice di iniziative di formazione che coinvolgono gli istituti delle tre regioni, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto, ne è capofila. Siamo in una scuola che vanta una storia di mezzo secolo, con l’indirizzo professionale risalente al 1970 e quello tecnico istituito nel 2009. Ha sede nel territorio di due comuni, Bassano e Pove del Grappa.
Il bacino di riferimento si estende dal bassanese fino al vicentino, all’area di Asiago e a quella di Castelfranco, ovvero tra le province di Trento, Vicenza, Treviso, Padova e Belluno. Gli studenti arrivano da Schio, Vicenza, dalla pedemontana trevigiana e dalla Valbrenta. La popolazione scolastica si attesta sui 700 iscritti e una trentina di classi, con un rapporto quasi paritario tra professionale per l’agricoltura e tecnico agrario. A guidare il Parolini da settembre 2024 è Matteo Carrera, laureato in scienze agrarie e a lungo docente negli agrari di Biella e di Feltre.
Quali sono gli indirizzi di studio?
«Il professionale ne ha tre: agricoltura sostenibile; gestione delle risorse forestali e montane; filiere agroalimentari. Altri tre il tecnico: ambiente e territorio; produzioni e trasformazioni; viticoltura ed enologia. Inoltre, siamo sede dell’Its Agroalimentare per due indirizzi: management delle piccole produzioni locali e green and garden design».
Avete un ruolo nella governance dell’Its?
«Non abbiamo un ruolo ma i rapporti sono ottimi e portano di continuo all’apertura di nuovi orizzonti e opportunità condivise. Tant’è che qui, proprio dal 2025, è attivo il nuovo percorso sul Green and garden design. L’istituto tecnico superiore è stato istituito nel 2010 e il primo corso è partito nel 2011. Da allora, in 13 bienni completati si sono diplomati 930 studenti di cui 238 ragazze. Al “Parolini” abbiamo iniziato a fare corsi Its dal 2021: a oggi sono stati completati tre bienni e contiamo 59 diplomati, di cui 12 ragazze».
Perché non avete aderito alla sperimentazione del corso quadriennale?
«Siamo in fase di elaborazione di un quadro che possa essere tarato in maniera ottimale sulle richieste del territorio. Ritengo che il 4+2 sia una valida opportunità messa a disposizione dal ministero dell’Istruzione per offrire, se ben studiata, organizzata e realizzata, ottime prospettive occupazionali».
Quali sono le relazioni più significative e le filiere di riferimento?
«Validi e stabili i rapporti con i gruppi operanti nel settore lattiero-caseario, quali Lattebusche e Lattiere Vicentine, con le numerose aziende agricole e zootecniche e con quelle impegnate nella produzione dell’olio, a partire dalla Pedemontana del Grappa. Altre relazioni importanti sono intessute con le aziende locali di green and garden. La scuola ha poi accordi fondamentali con Anbi Veneto e Veneto Agricoltura e collaborazioni strutturate con il ministero dell’Agricoltura, ad esempio per la partecipazione a Fiera Cavalli. Altri rapporti sono intessuti con le Comunità montane del Brenta e del Grappa, con il collegio degli agrotecnici della provincia di Vicenza, con la Cantina sociale di Breganze, con i Comuni di Bassano, di Pove e di Valbrenta, oltre che con il Monastero dell’invenzione della Santa Croce di Campese».
E quelle con le istituzioni di settore?
«La rete degli istituti agrari del Triveneto guidata dal Parolini sta mettendo in programma iniziative volte all’aggiornamento dei docenti e agli scambi culturali/professionali tra gli istituti delle tre regioni. La formazione in campo e gli specifici accordi permetteranno agli studenti di fruire di nuove opportunità che non sono state prese in considerazione in precedenza. Soddisfacenti pure i rapporti con il mondo dell’Università, sia per lo sviluppo di progetti comuni che per i tirocini e per l’orientamento in uscita. Stessa cosa per quanto riguarda le associazioni di categoria e gli ordini e collegi professionali che collaborano con corsi di specializzazione».
Progetti di ammodernamento e innovazione in corso?
«Da quest’anno è stato aperto un nuovo plesso che insiste nella stessa area e che è stato realizzato dalla provincia di Vicenza con fondi Pnrr ed è caratterizzato da impianti di ultima generazione a partire dal fotovoltaico. Altri investimenti, da parte di privati, sono stati effettuati nel campo delle energie rinnovabili. In corso di attuazione ci sono progetti legati all’Its e alla creazione di nuovi laboratori territoriali grazie a finanziamenti europei. Le progettualità, oltre a quelle mirate a integrare l’offerta formativa in risposta alle richieste del territorio, sono legate allo sviluppo di piccole produzioni. Le serre sono state oggetto di recente di interventi di manutenzione. Di prossima realizzazione è invece un mini frantoio».
Come è strutturata l’azienda annessa?
«Ha un’estensione di 11,25 ettari ed è concepita come punto di riferimento per il territorio e laboratorio d’eccellenza. L’eterogeneità delle colture è funzionale a preparare i diplomati ad affrontare le diverse esigenze del mercato. La scelta del biologico, che interessa la quasi totalità delle superfici, educa gli studenti alla sostenibilità. Dal punto di vista economico siamo in una fase di rigoroso risanamento dei conti dopo una passata gestione non ottimale. L’obiettivo è il pareggio e l’attivo di bilancio per garantire la solidità necessaria al piano di investimenti tecnologici e strutturali. Della gestione si occupano due assistenti tecnici e due addetti all’azienda, coadiuvati da docenti e studenti».
Di quali produzioni vi occupate?
«Un fiore all’occhiello è la valorizzazione delle varietà locali quali l’Asparago Bianco di Bassano, gestito didatticamente dalla coltivazione alla raccolta; il Broccolo di Bassano, varietà rustica della quale si preserva il patrimonio genetico; la Cipolla Piatta di Bassano; l’olio di due genotipi locali: il “San Bortolo” e “Il Roccolo”. Sempre in tema di biodiversità tuteliamo 30 diverse varietà di ulivi, 59 di mele, 15 di ciliegi e 27 di pere».
Disponete di un punto vendita?
«A settembre ne abbiamo inaugurato uno nella nuova sede. Qui vendiamo direttamente ciò che coltiviamo, ovvero i prodotti freschi (materie prime orticole e florovivaistiche) e i confezionati. La trasformazione rappresenta l’unico passaggio non interamente interno. Al momento disponiamo di una cantina nella quale produciamo vino rosso, bianco e rosato frizzante, con una quota delle uve conferita alla Cantina di Breganze. Per altri prodotti, quali i cerealicoli, ci avvaliamo di strutture esterne o cooperative con le quali collaboriamo».
Quali investimenti prevedete?
«Grazie a fondi Pnrr abbiamo già rinnovato il parco macchine con trattrici e attrezzature di ultima generazione. Il prossimo obiettivo è la realizzazione di laboratori interni di trasformazione. Vogliamo che ogni prodotto – dalle farine alle confetture, dai pesti ai succhi – possa essere trasformato e confezionato tra le mura del “Parolini”, completando così l’autonomia totale della filiera e offrendo agli studenti una formazione integrale».










