In Europa, i primi mesi del 2026 sono caratterizzati da una serie fenomeni meteorologici di rara intensità, che stanno mettendo a dura prova la tenuta idrogeologica: alluvioni in Albania, Portogallo, Spagna, Canarie; gran parte della Francia in allerta rosso-arancione per 30 giorni consecutivi, mettendo simultaneamente in stato di allerta ben 81 dipartimenti per 154 fiumi e segnando così un record storico (fonte: Copernicus); l’Europa Nord-Orientale sta invece sperimentando una prolungata ed intensa ondata di gelo con temperature, che hanno raggiunto -40 gradi in Scandinavia ed oltre -30° nelle Repubbliche Baltiche.
«Di fronte al consolidarsi dell’estremizzazione degli eventi meteo sull’Europa, possiamo affermare che non si tratta più di eventi straordinari, bensì di una nuova normalità, cui arriviamo largamente impreparati. In attesa della mitigazione, l’adattamento passa attraverso 4 capisaldi: manutenzione del territorio, infrastrutture idrauliche, innovazione, cultura dell’acqua» evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
In questo quadro meteorologico, l’Italia si conferma “hot spot” della crisi climatica. Le ragioni sono riconducibili alla collocazione geografica della Penisola, che separa l’Est e l’Ovest di un mar Mediterraneo, le cui acque ancora troppo calde, entrando in contatto con le gelide correnti atlantiche, sono la principale minaccia climatica per le nazioni, che vi si affacciano: attualmente le acque del Mare Nostrum sono fino a 3 gradi sopra la media in tutta l’area orientale, dove si raggiungono ancora i 19 gradi, rappresentando l’innesco per gli eventi estremi, che da quasi un mese stanno flagellando il nostro Mezzogiorno.
A farne le spese, questa settimana, è stata soprattutto la Calabria, sul cui territorio si è nuovamente rovesciata una quantità enorme d’acqua dopo quella, che già aveva saturato terreni e letti fluviali a seguito del medicane Harry con impressionanti cumulate di pioggia, superiori in alcuni casi anche ai 550 millimetri. Il ciclone di San Valentino ha portato ulteriori 200 millimetri abbondanti di pioggia, provocando la rottura di argini e l’esondazione dei fiumi Crati, Busento, Campagnano, Jassa, Coscile e l’ingrossamento repentino delle portate di molti altri corsi d’acqua (il Savuto si è alzato di quasi 4 metri in 24 ore), mettendo in allarme l’intera regione. I danni maggiori li ha provocati il Crati, il più grande fiume calabrese che, tracimando, ha ricoperto di fango le campagne, i centri abitati e quelli produttivi della Piana di Sibari: circa 200 gli sfollati. A preoccupare è la violenza di questo ennesimo disastro climatico: accumuli di pioggia superiori a mm. 230 si sono registrati ad Altilia, Aprigliano, Belsito, Decollatura (251 mm), S.Agata d’Esaro (251 mm) Fuscaldo (270 mm), Montalto Uffugo (294 mm; fonte: Centro Funzionale Multirischi Regione Calabria).
Una nuova perturbazione sta intanto interessando l’Italia e, ancora una volta, le piogge più intense si concentreranno sul mar Tirreno meridionale, ma secondo le previsioni dell’ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts - Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine) questa volta le cumulate maggiori dovrebbero interessare la zona del golfo di Salerno (mm. 60 ca), mentre al Nord la neve cadrà copiosa sulle Alpi Orientali (circa mezzo metro) ed imbiancherà l’hinterland a Nord di Milano; al Centro Sud persisteranno temperature pressoché primaverili con massime, che potranno sfiorare i 20 gradi.
Osservatorio Anbi sulle risorse idriche
Vediamo in dettaglio la situazione regionale riportata nell'Osservatorio Anbi sulle Risorse idriche del 17 febbraio 2026.
In Valle d’Aosta crescono le portate di Dora Baltea e torrente Lys.
In Piemonte sono in crescita le portate dei fiumi Tanaro e Stura di Demonte, mentre si riducono quelle di Toce e Stura di Lanzo .
Grazie ad un maggiore apporto nivale, fermo restando un considerevole deficit (-40% circa) nell’indice SWE (Snow Water Equivalent), in Lombardia aumenta la riserva idrica, che attualmente è stimabile in 2434,5 milioni di metri cubi contro una media storica di mln. mc. 3305,6 (-26,4%; fonte: ARPA Lombardia).
I livelli idrometrici dei grandi laghi sono in rialzo e, fatta eccezione per quello d’Iseo, superiori alle medie storiche: i valori di riempimento si attestano al 72% per il Verbano, al 41,8% per il Lario, all’87,1% per il Benaco e solo al 24,3% per il Sebino.
In Veneto a crescere è solamente il fiume Adige, mentre in riduzione e più bassi della norma sono i flussi di Livenza, Brenta e Bacchiglione.
Ricchi d’acqua sono gli alvei dei fiumi in Emilia-Romagna: Reno e Secchia registrano rispettivamente un surplus del 117% e del 107% (fonte: ARPAE).
Il fiume Po mantiene flussi sovrabbondanti rispetto alla media, seppur con un sostanziale ridimensionamento rispetto ai valori della scorsa settimana.
In Liguria si riducono le altezze idrometriche dei fiumi, che però rimangono superiori alle medie del periodo (Vara ed Argentina).
In Toscana, il 2026 si sta rivelando estremamente umido: negli scorsi 30 giorni, su gran parte della regione si sono registrati accumuli di pioggia, superiori a 200 mm mentre, sulle province settentrionali, i quantitativi di pioggia caduta hanno anche sfiorato i 400 millimetri fino ai record di oltre 600 mm rilevati sulla Lucchesia (a Stazzema, addirittura oltre 680 mm). I flussi nei principali fiumi toscani sono particolarmente cospicui: l’Arno a Pontedera registra una portata di 261 mc/s, ben superiore ai valori tipici del periodo (+58% circa); stesso discorso per la Sieve ed il Serchio (fonte: SIR-Servizio Idrologico Regionale).
Anche le Marche vedono incrementare in modo significativo le portate fluviali, che attualmente risultano superiori ai valori registrati in questo periodo nel recente passato; gli invasi regionali sono attualmente al 73% della loro capacità.
Buone notizie per i laghi naturali dell’Italia Centrale in continua crescita, allontanandosi seppur lentamente dalla grave crisi idrica, che li soffoca da troppi anni: un rialzo settimanale di 7 cm viene rilevato dall’idrometro di Polvese sul lago Trasimeno in Umbria, dove il segno più si segnala anche per le portate dei fiumi Paglia, Topino e Chiascio.
Sono però i bacini lacustri del Lazio quelli, che maggiormente hanno beneficiato di questo inverno piovoso: Albano ha raggiunto un’altezza idrometrica di 1,92 m crescendo di 44 cm in due mesi; Nemi, grazie all’innalzamento di 67 cm, è ora più alto di cm.12 rispetto allo scorso anno; Bracciano, crescendo di 28 cm nel solo mese di febbraio, è ora mezzo metro più alto rispetto al 2025; ottime anche le performances dei laghi viterbesi Vico e Bolsena, che in un mese hanno visto un incremento dei livelli rispettivamente di 42 e 31 cm. Le portate sono sovrabbondanti anche per i fiumi della regione: il Tevere ha registrato un flusso massimo di 1160 mc/s ed un innalzamento del livello idrometrico di ben 2,5 m in un giorno; in seguito, la portata si è ridotta, assestandosi su 551,55 mc/s: +268% sulla media dei recenti 6 anni, così come l’Aniene registra un flusso in alveo del 267% superiore alla media; il Velino è a + 35% (elaborazione ANBI su dati AUBAC).
I fiumi della Campania, in attesa di futuri e copiosi afflussi pluviali, registrano già evidenti incrementi di portata: da segnalare l’innalzamento di 2,40 m del livello del fiume Garigliano nelle scorse due settimane.
«Scendendo ancora più a Sud – segnala Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI - iniziano a diventare significativi i segnali di ripresa idrica in alcune delle regioni maggiormente colpite dalla gravissima crisi degli scorsi due anni. Negli invasi siciliani mancano circa 300 milioni di metri cubi d’acqua, ma al momento sembra che la prossima stagione irrigua non debba risentire delle limitazioni imposte nei recenti anni siccitosi».
In Basilicata ben 41 milioni di metri cubi d’acqua sono affluiti nei bacini regionali nella scorsa settimana; in soli 20 giorni, oltre 100 milioni di metri cubi hanno rimpinguato invasi, che ancora a metà Novembre 2025 continuavano ad inanellare record negativi di riempimento. I principali bacini lucani (monte Cotugno e Pertusillo) trattengono attualmente 319,2 mln mc d’acqua; il deficit rispetto al riempimento autorizzato resta alto (-31%), ma le prospettive di crescita, alla luce dell’andamento climatico della stagione invernale ed in base alle previsioni meteorologiche a breve termine, fanno ben sperare in una completa ripresa.
In Puglia, nella Capitanata, si continuano ad intravvedere segnali di miglioramento per quanto riguarda il riempimento dell’invaso di Occhito, che con l’incremento di circa 9 milioni di metri cubi registrato questa settimana, ha finora immagazzinato 82,58 mln mc: ancora pochi rispetto ai 250 milioni di capacità potenziale, ma oltre 32 milioni in più rispetto all’anno scorso. Sono finora scarsi, invece, gli afflussi negli altri bacini foggiani ed in particolare in quelli di Capaccio e San Pietro, che allo stato attuale contengono complessivamente poco più di 7 milioni di metri cubi invece dei quasi 34 milioni, che potrebbero conservare.
Infine la Sicilia, che è ancora flagellata da nubifragi ed alle prese con allarmanti fenomeni di dissesto, ma che nel primo mese del 2026 è riuscita a convogliare ben 159,48 mln mc d’acqua nei bacini regionali, evitando ulteriori danni ai territori già fragili dell’isola.












