Il Parlamento europeo ha confermato, con 459 voti a favore, 127 contrari e 70 astenuti, l'accordo raggiunto con i Paesi Ue a dicembre per aggiornare il sistema di preferenze generalizzate, che elimina o riduce i dazi su certe importazioni da Paesi in via di sviluppo. L'accordo fissa al 45% di aumento delle importazioni rispetto alla media degli ultimi cinque anni la soglia necessaria per far scattare le clausole di salvaguardia previste per il settore del riso nell'ambito degli accordi commerciali preferenziali dell'Ue con i Paesi in via di sviluppo, come Cambogia e Myanmar. Bocciati gli emendamenti per abbassarla al 20%. La normativa dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2027.
A nulla sono serviti gli appelli di numerose organizzazioni agricole e dell'Ente risi che chiedevano appunto di abbassare la soglia per far scattare le clausole di salvaguardia al 20% per riso dell'Unione europea e quelli dei Paesi meno avanzati (Pma) nell'ambito del regime Eba (Everything But Arms).
Nell'Unione entrano ogni anno circa 1,7 milioni di tonnellate di riso, destinate ad aumentare ulteriormente con gli ultimi accordi di libero scambio, dal Mercosur all'Australia. Una pressione che schiaccia i prezzi e mette in grossa difficoltà i produttori europei. Con la clausola di salvaguardia al 45% la protezione scatterebbe solo se le importazioni annuali supereranno di circa 561mila tonnellate la media. Soglia giudicata irraggiungibile dai produttori, che la considerano una misura svuotata di efficacia.









