Il pomodoro italiano alla prova della competitività internazionale

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Standard qualitativi, innovazione genetica e richieste della Gdo al centro dell’incontro organizzato da Bayer

A Macfrut 2026 il pomodoro italiano si conferma al centro del confronto europeo tra competitività, standard qualitativi e identità produttiva. È questo il filo conduttore dell’incontro “Agrivision – il pomodoro italiano tra competizione globale e identità di filiera”, organizzato da Bayer a Rimini e dedicato all’evoluzione della qualità lungo tutta la catena produttiva, dalla genetica alle richieste della distribuzione fino alle aspettative del consumatore.

Uno scenario sempre più competititvo

Il confronto ha messo in evidenza il ruolo dell’Italia in uno scenario sempre più competitivo, caratterizzato dalla presenza consolidata della Spagna e dall’emergere di nuovi player produttivi come la Polonia. In questo contesto, la filiera italiana è chiamata a rafforzare il proprio posizionamento attraverso strategie condivise e una visione integrata tra ricerca, produzione e mercato.

Al centro del dibattito il concetto di qualità, interpretato non solo come risultato finale ma come processo costruito lungo tutta la filiera. Standard produttivi, gestione dei residui, continuità dell’offerta e identità di marca sono stati individuati come fattori determinanti per la competitività del comparto.

«La qualità del pomodoro non è solo una caratteristica del prodotto finale, ma il risultato di un equilibrio tecnico che si costruisce nel tempo in campo», ha affermato Ignazio Romeo, Crop Solution Expert Bayer Crop Science Italia. «Bayer contribuisce mettendo a disposizione soluzioni tecniche, strumenti digitali e occasioni di confronto lungo la filiera, ma è il lavoro quotidiano dei tecnici a trasformare questi strumenti in risultati concreti e sostenibili. Garantire standard elevati, continuità produttiva e livelli di residui sempre più contenuti rappresenta oggi una sfida complessa che richiede un approccio integrato».

Genetica sempre più fondamentale

Un ruolo centrale è attribuito alla genetica varietale, sempre più determinante per rispondere alle nuove esigenze produttive e commerciali. «La genetica rappresenta un fattore strategico lungo tutta la filiera orticola», ha spiegato Paolo Pesaresi, Unit Portfolio Activation Lead Vegetables by Bayer Italia. «Il nostro lavoro mira a bilanciare resistenze genetiche, caratteristiche agronomiche, conservabilità e qualità organolettica, rispondendo contemporaneamente alle esigenze di produttori, distribuzione e consumatori e garantendo adattabilità alle diverse condizioni di coltivazione».

Il punto di vista della Gdo

Dal punto di vista della grande distribuzione organizzata, il tema della qualità assume connotati sempre più concreti e misurabili. Giuseppe Giannilivigni, buyer pomodoro Coop Italia, ha evidenziato come sapore, aroma, consistenza e tenuta della buccia rappresentino oggi requisiti imprescindibili, insieme alla selezione varietale diretta e alle prove condotte in differenti areali produttivi. Centrale anche il tema della sostenibilità economica per i produttori e dell’attenzione ai residui, elementi ormai integrati nei codici qualità della distribuzione moderna.

L’importanza di un approccio tecnico basato sui dati è stata sottolineata da Antonio Russo, responsabile del Centro di Saggio Agri2000Net, che ha illustrato protocolli produttivi costruiti su monitoraggi costanti, strategie flessibili e sistemi di difesa sempre più integrati, orientati a obiettivi chiari di qualità e sostenibilità.

A chiudere il confronto è stato il punto di vista dei produttori, portato da Salvatore Lentinello, presidente della Cooperativa Punta delle Formiche, che ha ricordato come la qualità nasca anche dall’organizzazione aziendale e dalla gestione quotidiana in contesti produttivi spesso caratterizzati da aziende familiari e condizioni pedologiche molto diverse tra loro.

L’incontro ha confermato come la competitività del pomodoro italiano dipenda sempre più dalla capacità della filiera di operare in modo coordinato, integrando innovazione genetica, tecnica agronomica, richieste del mercato e sostenibilità economica. In uno scenario internazionale in rapido cambiamento, il dialogo tra tutti gli attori coinvolti emerge come elemento chiave per valorizzare il made in Italy e rafforzarne il posizionamento sui mercati europei e globali.

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