Barbabietola: irrigazione sempre più precisa

Un progetto di ricerca a supporto della filiera bieticolo-saccarifera

barbabietola
L’integrazione tra Dss, sensoristica prossimale, immagini satellitari e rilievi da drone potrà contribuire a una gestione più efficace degli interventi irrigui e nutrizionali

La barbabietola da zucchero, grazie a un apparato radicale molto sviluppato è in grado di assorbire acqua anche in profondità ed è per questo considerata una coltura resiliente ai cambiamenti climatici. In passato, infatti, era possibile ottenere produzioni soddisfacenti anche in asciutta e l’irrigazione non veniva considerata come una pratica agronomica indispensabile. Tuttavia, gli effetti del cambiamento climatico osservati negli ultimi anni, con aumento delle temperature medie, intense ondate di calore, prolungati periodi siccitosi e precipitazioni concentrate in periodi ristretti e con fenomeni sempre più intensi, hanno provocato un peggioramento del bilancio idrologico nel periodo primaverile estivo, rendendo necessario mettere a punto tecniche e strategie irrigue e fertirrigue innovative.

Ad oggi l’unica realtà italiana ancora operativa nel comparto è rappresentata dalla filiera Coprob/Italia Zuccheri che, anche grazie agli investimenti finanziati nell’ambito del V Bando Contratti di Filiera Masaf (Misura M2C1 - Investimento 3.4), punta a mantenere la superficie agricola utilizzata destinata alla coltura, preservando nel tempo anche i livelli produttivi attraverso attività di assistenza tecnica e investimenti mirati. In questo quadro, Agronica Group, ente di ricerca privato del gruppo Diagram, ha presentato un progetto inserito nell’accordo di filiera promosso da Coprob per consolidare la sostenibilità economica e ambientale della filiera bieticolo-saccarifera italiana.

Il progetto di Agronica si sviluppa nell’ambito dell’assistenza tecnica e ha come focus l’agricoltura di precisione, intesa sia come messa a punto di tecniche agronomiche innovative sia come digitalizzazione della filiera e sviluppo di servizi di supporto alle aziende.

L’obiettivo è quello di favorire l’inserimento della barbabietola nell’ordinamento colturale aziendale, aumentando l’efficienza della coltura e rafforzando il legame con l’industria attraverso strumenti capaci di valorizzare il prodotto lungo la filiera. In questo contesto, uno specifico obiettivo realizzativo (OR2) è dedicato all’irrigazione e alla fertirrigazione di precisione della barbabietola e si avvale della consulenza del Cer-Canale Emiliano Romagnolo, che da decenni si occupa di ricerca in merito alla gestione irrigua e nutrizionale delle colture.

L’esperienza maturata negli anni

Le sperimentazioni condotte dal Cer a partire dagli anni Sessanta hanno messo a confronto diversi sistemi irrigui, in combinazione con differenti strategie di gestione idrica e nutrizionale con l’obiettivo di determinare con precisione i fabbisogni idrico nutritivi, aumentare le rese in fittoni, in zucchero e non ultimo, migliorare le caratteristiche tecnologiche di estrazione dello stesso.

In tempi più recenti, nel triennio 2023-2025, presso Acqua Campus, l’azienda agricola sperimentale del Cer, è stata condotta, in collaborazione con Coprob, un’attività di sperimentazione finalizzata ad affinare il consiglio irriguo del Dss Irriframe e con l’obiettivo di valutare gli effetti di differenti gestioni agronomiche sulle rese quanti-qualitative della barbabietola. Le tesi messe a confronto si sono differenziate per volumi e metodi irrigui, gestione dell’interfila (sarchiato e pacciamato con l’impiego di teli biodegradabili) e differenti sesti d’impianto (50 e 75 cm). La durata pluriennale della prova ha permesso di osservare il comportamento delle diverse strategie in annate meteorologiche molto differenti mettendo in evidenza un aspetto centrale: il risultato delle soluzioni adottate è strettamente collegato all’andamento termo-pluviometrico stagionale. In annate calde e siccitose sono emersi i vantaggi della microirrigazione, capace di garantire apporti più puntuali in relazione ai consumi colturali; in condizioni di temperature e piogge più prossime alla norma anche l’aspersione, se correttamente gestita, ha mostrato buone performance; in presenza di elevata piovosità, infine, la coltura ha confermato una buona capacità di adattamento anche con apporti irrigui molto ridotti (irrigazioni di soccorso). Ne consegue che la scelta del sistema irriguo va valutata alla luce di molteplici fattori e non può essere ricondotta ad una raccomandazione univoca per la coltura. Allo stesso tempo, annate così diverse tra loro hanno confermato l’importanza di seguire un bilancio idrico al fine di mantenere il suolo in condizioni favorevoli e ridurre, per quanto possibile, il rischio di stress e i conseguenti cali produttivi. Anche da queste evidenze prende origine il nuovo progetto tra Coprob, Agronica e Cer, con lo scopo di proseguire e approfondire il lavoro già avviato affrontando anche ulteriori aspetti della gestione irrigua e nutrizionale della coltura.

Gli obiettivi del nuovo progetto

Il progetto si propone di migliorare la sostenibilità ambientale ed economica della filiera bieticolo-saccarifera traducendo i dati raccolti in campo in indicazioni operative utili alla gestione aziendale. Per raggiungere questo obiettivo le attività previste mirano a determinare i fabbisogni idrico-nutrizionali della coltura nelle diverse fasi del ciclo e a definire le curve di assorbimento dei principali elementi nutritivi, al fine di integrare nel Dss Irriframe, oltre alla componente irrigua anche la gestione puntuale della fertirrigazione. La validazione del sistema avverrà attraverso prove in campo nelle quali la strategia guidata dal modello, supportata da sensoristica prossimale e da indici telerilevati acquisiti da satellite e drone, sarà confrontata con la tecnica tradizionale. Il confronto consentirà di quantificare le differenze tra approccio convenzionale e agricoltura di precisione, sia in termini di resa e qualità della produzione sia in termini di efficienza d’uso di acqua e fertilizzanti. Le attività saranno inoltre estese a prove in contesti esterni ad Acqua Campus, al fine di verificare l’applicabilità delle soluzioni proposte in ambienti differenti e valutarne l’efficacia sia dal punto di vista produttivo che ambientale. Un’attenzione particolare sarà infine dedicata alla capacità di adattamento ai cambiamenti climatici di sistemi bieticoli basati su tecniche fertirrigue avanzate anche in relazione ai rischi legati alla disponibilità idrica e alla lisciviazione dei nutrienti, con particolare riferimento ai nitrati.

fig. 1 Mappa di variabilità tessiturale del campo prova (2026)

La sperimentazione

Le attività sperimentali del nuovo progetto condiviso tra Cer, Coprob e Agronica saranno realizzate presso l’azienda agricola sperimentale Acqua Campus su una superficie di poco inferiore a 3 ettari suddivisa in quattro campi sperimentali. In uno di questi campi è operativo un ranger dotato di centralina per la gestione dell’irrigazione e della fertirrigazione a rateo variabile. Le quattro tesi in prova consentiranno di confrontare differenti combinazioni tra modalità irrigue e gestione della nutrizione, dalla tecnica più convenzionale fino a soluzioni fertirrigue avanzate, comprendendo anche una tesi a rateo variabile (irrigazione e fertirrigazione). In prossimità delle parcelle sperimentali sarà installata una stazione meteorologica e su ciascuna tesi saranno posizionate sonde multilivello per il monitoraggio dell’umidità del suolo e una batteria di piezometri consentirà di seguire l’andamento della falda ipodermica. Il Dss Irriframe sarà supportato da un monitoraggio pedo-climatico dedicato, finalizzato a fornire indicazioni sito-specifiche sulla base delle informazioni raccolte in campo. I campi prova verranno caratterizzati attraverso analisi chimico-fisiche utili a descrivere la variabilità interna del campo (fig. 1) e, nel caso della tesi a rateo variabile, a predisporre le mappe di prescrizione. Nel corso della stagione, i successivi apporti di acqua e fertilizzanti nella tesi a rateo variabile saranno definiti anche sulla base di immagini satellitari e rilievi multispettrali da drone impiegati per individuare gli indici più efficaci nel descrivere la variabilità del sistema colturale. Saranno inoltre effettuati rilievi gravimetrici per verificare il contenuto idrico del terreno e gli eventuali scostamenti rispetto alle stime del modello. Per definire con precisione le curve di assorbimento della coltura verranno eseguiti rilievi biometrici su foglie e fittoni in diversi momenti della stagione così da seguirne la dinamica di accrescimento, quantificare la biomassa prodotta e determinarne il contenuto in macronutrienti. Al termine della stagione saranno infine effettuate raccolte sperimentali in tre diverse epoche, nelle quali verranno valutate la resa e le caratteristiche qualitative della produzione. Tra gli indicatori di impatto ambientale ed economico sarà considerata anche la lisciviazione dei nitrati, monitorata mediante carotaggi del terreno.

Le ricadute attese per la filiera

Al termine del triennio 2026–2028, il progetto metterà a disposizione della filiera bieticolo-saccarifera indicazioni operative, strumenti e conoscenze utili a migliorare l’efficienza, la sostenibilità e la resilienza della coltura. L’obiettivo è tradurre i risultati della sperimentazione in soluzioni applicabili a livello aziendale in grado di supportare in modo più preciso la gestione irrigua e nutrizionale. In questa prospettiva, l’integrazione tra Dss, sensoristica prossimale, immagini satellitari e rilievi da drone potrà contribuire a una lettura più puntuale della variabilità del campo e ad una gestione più efficace degli interventi. Le ricadute attese riguarderanno innanzitutto una maggiore efficienza nell’uso di acqua e fertilizzanti con effetti positivi sulla stabilità produttiva e qualitativa della coltura, soprattutto in condizioni di cambiamento climatico. Sul piano ambientale, il progetto potrà inoltre fornire indicazioni utili a contenere gli sprechi, limitare le perdite di nutrienti e ridurre i rischi di lisciviazione. Più in generale, i risultati potranno rafforzare la capacità della filiera di affrontare condizioni climatiche sempre più variabili, offrendo basi tecniche per una bieticoltura più efficiente e più adatta alle nuove sfide produttive e ambientali.


di Domenico Solimando1, Gianfranco Giannerini 2
1Cer-Canale Emiliano Romagnolo,
2
Agronica group

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