Tea: un’opportunità per il futuro dell’agricoltura italiana

Perché il miglioramento genetico diventa decisivo per affrontare cambiamento climatico, risorse e sicurezza alimentare

La premessa è semplice: non possiamo fare a meno del miglioramento genetico. La situazione che oggi affronta l’agricoltura richiama la cosiddetta “ipotesi della Regina Rossa” (Van Valen, 1973): per sopravvivere, le specie devono adattarsi continuamente a un ambiente in cambiamento, pena l’estinzione. Oggi il cambiamento climatico, la crescita della popolazione mondiale, la sempre più limitata disponibilità delle risorse naturali e la crescente attenzione dei consumatori verso qualità e sostenibilità ci impongono la stessa sfida: dobbiamo sviluppare piante capaci di garantire quantità e qualità del cibo utilizzando meno acqua e input chimici.

Per raggiungere questi obiettivi il miglioramento genetico convenzionale non basta più. Occorrono strumenti innovativi che consentano di accelerare l’adattamento delle colture agrarie alle nuove condizioni ambientali. Tra questi, le Tecnologie di Evoluzione Assistita (Tea) rappresentano-ne sono pienamente convinti i membri del nostro Consiglio Direttivo- una delle innovazioni più promettenti. Si tratta di tecniche che permettono di introdurre modifiche mirate nel Dna delle piante, intervenendo su geni già presenti o trasferendo geni appartenenti a specie sessualmente compatibili. In sintesi, consentono di ottenere in modo rapido e preciso risultati che potrebbero verificarsi spontaneamente in natura o essere raggiunti attraverso lunghi programmi di miglioramento genetico convenzionale. La differenza nei metodi Tea risiede nella precisione e nella velocità. Mutagenesi e incroci generano modifiche casuali che devono essere selezionate nelle successive generazioni; le Tea permettono invece di intervenire direttamente sul carattere desiderato, riducendo tempi e costi.

Le Tea comprendono principalmente due approcci. Il primo è il genome editing, che consente di modificare o disattivare specifici geni lasciando inalterato il resto del patrimonio genetico. Il secondo è la cisgenesi, vale a dire il trasferimento di un gene tra varietà o specie sessualmente compatibili, purché tale gene sia già presente nel loro patrimonio genetico complessivo. In pratica, si realizza in laboratorio ciò che potrebbe avvenire naturalmente attraverso gli incroci effettuati dai breeder, ma in modo molto più rapido e controllato.

I benefici attesi sono molteplici: maggiore tolleranza a patogeni e parassiti, varietà più produttive e resilienti agli stress climatici, uso più efficiente delle risorse e riduzione degli input produttivi, maggiore qualità dei prodotti. Tutto ciò significa maggiore sostenibilità ambientale, competitività delle imprese agricole e più elevata sicurezza alimentare.

È importante sottolineare che le piante Tea sono diverse dalle piante Ogm diffuse fino ad oggi perché non vengono introdotti geni provenienti da specie non compatibili. Per questo sono state riconosciute come equivalenti a quelle ottenute mediante miglioramento genetico convenzionale grazie all’approvazione, il 17/6/2026, del regolamento europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche (Ngt), tra cui le Ngt-1 corrispondenti alle Tea: un passaggio fondamentale per favorire la sperimentazione in campo e il successivo impiego da parte degli agricoltori.

L’assenza di sequenze transgeniche nelle piante Tea può essere verificata con certezza grazie alle moderne tecnologie di sequenziamento genomico. Proprio per questo la Società Italiana di Genetica Agraria (Siga) ha definito linee guida che prevedono il risequenziamento completo del genoma, documentando in modo trasparente la natura delle modifiche introdotte. Le Tea non rappresentano una rottura con il miglioramento genetico tradizionale, ma la sua naturale evoluzione: gli stessi obiettivi perseguiti da millenni dall’uomo, raggiunti con strumenti più precisi e adeguati alle sfide del nostro tempo.


   di Stefania Masci

Presidente Siga - Società italiana di Genetica Agraria

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