Veneto, sale l’allerta idrica: focus sull’Adige e difesa dell’agricoltura

L'Osservatorio delle Alpi Orientali porta la severità idrica da bassa a media. Preoccupano il deficit del Livenza, il cuneo salino e le portate dei fiumi. La Regione accelera su invasi, irrigazione e opere contro l'intrusione del mare

La situazione idrica in Veneto resta sotto stretta osservazione. L'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell'Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali ha innalzato il livello di severità idrica da basso a medio, rafforzando il monitoraggio della risorsa e richiamando tutti gli utilizzatori a un impiego più attento dell'acqua.

Pur senza criticità generalizzate, alcuni corsi d'acqua mostrano condizioni di sofferenza che preoccupano soprattutto per le ricadute sull'agricoltura e sull'approvvigionamento idrico.

Tra i casi più delicati c'è il Livenza, che registra un deficit del 55%, mentre resta sotto osservazione anche il Sile, in particolare per il funzionamento dell'impianto di desalinizzazione di Torre Caligo, infrastruttura strategica per l'approvvigionamento idrico dell'area di Jesolo.

Avanza il cuneo salino

L'attenzione è concentrata anche sull'intrusione dell'acqua marina. Dopo il Po, il fenomeno sta interessando anche l'Adige (in foto, a Verona durante la siccità del 2022), con il cuneo salino arrivato fino a Cavanella d'Adige. Il monitoraggio riguarda soprattutto le aree della provincia di Rovigo, maggiormente esposte agli effetti della risalita dell'acqua salata.

Sul fronte della gestione della risorsa, la Regione Veneto ha ribadito la propria contrarietà a riduzioni lineari dei prelievi irrigui, sostenendo invece un approccio basato sulle effettive condizioni dei corsi d'acqua. Secondo le valutazioni tecniche condivise durante l'Osservatorio, è necessario mantenere sull'Adige una portata minima di 140 metri cubi al secondo a Ponte San Lorenzo e di almeno 80 metri cubi al secondo a Boara Pisani, valori ritenuti indispensabili per contenere l'avanzata del cuneo salino e garantire il funzionamento degli impianti di desalinizzazione.

Per raggiungere questo obiettivo è stato avviato un confronto con le Province autonome di Trento e Bolzano, che hanno manifestato disponibilità a coordinare i rilasci dagli invasi montani nei periodi più critici.

Parallelamente, con i Consorzi di Bonifica è stato condiviso un sistema di modulazione dei prelievi: aumentare le derivazioni quando la disponibilità idrica è maggiore e ridurle nelle fasi di minima portata, evitando tagli percentuali uniformi e preservando l'equilibrio dei corsi d'acqua.

Investimenti oltre l'emergenza

Accanto alle misure di emergenza, la Regione conferma il piano di interventi strutturali per aumentare la resilienza del territorio.

È già interamente finanziata la barriera anti-cuneo salino sull'Adige, un'opera da 42 milioni di euro che sarà messa a gara nel 2027, con conclusione prevista nel 2029.

Prosegue inoltre il Piano regionale dei nuovi invasi, che comprende 48 interventi per un valore complessivo superiore a 581 milioni di euro, insieme agli investimenti per la riconversione dei sistemi irrigui dei Consorzi di Bonifica verso reti in pressione e impianti di irrigazione di precisione, con l'obiettivo di migliorare l'efficienza nell'utilizzo dell'acqua.

Sono infine in fase di progettazione anche la barriera anti-sale alla foce del Po e lo sbarramento alla foce del Brenta, opere considerate strategiche per proteggere agricoltura, falde acquifere e approvvigionamento idrico.

«Di fronte a fenomeni che i cambiamenti climatici rendono sempre più frequenti, la risposta deve essere duplice: gestire con efficacia le criticità del presente e continuare a investire in opere e tecnologie che rendano il Veneto sempre più sicuro e resiliente», ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente e al Clima Elisa Venturini, che ha rivolto anche un appello a cittadini e imprese affinché utilizzino la risorsa idrica con responsabilità.

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